Ghedi, affitta casa alle Onlus e si ritrova un centro profughi. E’ polemica

Il proprietario ha lamentato di aver trovato i propri appartamenti trasformati in ricovero per immigrati. Un caso che scalda politica e avvocati

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Un momento della protesta di Ghedi, foto da ufficio stampa, www.bsnews.it
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La centralissima via Nazario Sauro a Ghedi, proprio di fronte alla Caserma dei Carabinieri, è stata teatro di una più che accesa discussione. Una vicenda che ha raggiunto il culmine la mattina di sabato 29 aprile, con l’intervento dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale dei rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e che, adesso, con tutta probabilità, proseguirà il suo percorso nelle aule dei tribunali.

Una storia davvero controversa e ricca di spunti di riflessione che ha preso avvio alcune settimane fa con la richiesta di poter affittare un appartamento avanzata dall’avvocato della Cooperativa Sociale Emergency Transport Pobic Onlus, con sede a Bozzolo in provincia di Mantova. Tale proposta, attraverso la mediazione di un’agenzia di Ghedi, è giunta sino a Damiano Dendena, proprietario di una palazzina in via Nazario Sauro 2, in pieno centro a Ghedi, proprio di fronte alla Caserma dei Carabinieri. In seguito ad altri contatti i contratti di affitto sono diventati tre,  ma dall’inizio di aprile il proprietario dell’immobile, avvisato da altri affittuari residenti già da anni nello stesso, ha scoperto alcuni movimenti che hanno attirato la sua attenzione ed è così giunto a sapere che due dei suoi locali venivano utilizzati per accogliere una decina di profughi appena sbarcati in Italia dagli ormai famosi barconi che solcano tra mille pericoli il Mediterraneo.

Una scoperta che, unita alle lamentele degli inquilini, ha fatto scattare la reazione dello stesso Dendena, che ha cambiato la serratura del terzo appartamento non ancora utilizzato dalla Onlus ed ha chiesto, tramite il suo legale, la risoluzione dei tre contratti. Sul fronte opposto, invece, i rappresentanti della Onlus hanno chiamato i Vigili del Fuoco per abbattere la porta dell’appartamento che conteneva loro oggetti personali.

Un’iniziativa che, dopo infinite discussioni, è rientrata, lasciando però le due parti ben distanti: “La cosa che più indispettisce – è la tesi del proprietario – è il comportamento  che è stato adottato dall’avvocato che rappresenta la Onlus. Per tutto il tempo ha trattato parlando della necessità per la cooperativa, che si occupa del trasporto dei disabli, di trovare un appartamento prima per i suoi dirigenti che venivano da fuori Brescia e poi per la sua segretaria ed infine per i dipendenti ed i collaboratori della stessa. Adesso vengo a scoprire che nei miei due appartamenti ci sono dieci profughi che stanno creando non pochi disagi agli altri inquilini (rumori e schiamazzi a tutte le ore) e che violano gli specifici accordi contrattuali”.

Di diverso parere Paolo Novellini, avvocato che rappresenta la Cooperativa Sociale Emergency Transport Onlus: “Da sempre la onlus si occupa di trasporto dei disabili e di accoglienza dei profughi. ospitando una decina di giovani donne con i loro bambini, approdati in Sicilia pochi giorni fa, non facciamo altro  che svolgere il nostro lavoro. L’Ast ha visitato i locali e ci ha dato i suoi permessi. Se noi ospitiamo profughi invece di altri tipi di persone che male facciamo? In ogni caso, noi dobbiamo poter entrare nell’appartamento dove si trovano oggetti di nostra proprietà, questo è innegabile. Per il resto, se la cosa crea tutti questi problemi, non appena troveremo un’altra sistemazione vedremo di spostare i nostri ospiti, dovete darci un po’ di tempo per trovare una soluzione..”.

Tempo che, però, non è disposto a concedere il proprietario supportato nella sua “querelle” dall’Amministrazione Comunale di Ghedi che, senza giri di parole, ha stigmatizzato l’atteggiamento utilizzato dalla Onlus per entrare in possesso di un appartamento che si intendeva mettere a disposizione dei profughi sin dall’inizio: “La nostra posizione in merito alla questione dell’accoglienza dei profughi – ha ribadito il sindaco Lorenzo Borzi – è stata chiara sin dall’inizio. E’ un progetto che non condividiamo, a noi interessa seguire le problematiche e gli interessi dei nostri cittadini di Ghedi. Per la questione migranti noi ci limiteremo ad essere un organo di controllo votato a far rispettare le leggi”.

 

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