Primarie Pd, cosa significa la vittoria di Renzi

L'opinione del deputato bresciano Luigi Lacquaniti (sostenitore di Andrea Orlando) sulle primarie e sulla vittoria di Matteo Renzi

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Luigi Lacquaniti
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di Lugi Lacquaniti – Lo stesso rispetto per il voto popolare che l’anno scorso mi ha indotto a partecipare al referendum popolare sulle trivelle, oggi mi fa dire in modo risoluto che le Primarie del PD di quest’anno sono state un successo oltre le previsioni, e che il voto popolare che si è espresso in esse è da rispettare.

Nello stesso tempo però non dovrebbe sfuggire a nessuno che, anche in queste Primarie è proseguita inesorabile quella decisa erosione nella partecipazione, che ci ha condotto dagli oltre 4 milioni di votanti del 2005, ai 3 milioni del 2012, ai forse 2 milioni di quest’anno. Anche in provincia di Brescia il dato è significativo: si è passati da 47.000 a 27.000 votanti. Ed è un dato in linea con molte altre provincie soprattutto del centro-nord. Considerare questi numeri non significa voler sminuire il valore delle Primarie e il suo risultato, o voler offendere chi vi ha preso parte, ma invitare semmai tutti quanti a una seria riflessione, con l’animo rivolto alle prossime elezioni politiche e a quello che ne verrà per il nostro Paese. Sono numeri che parlano da soli, se solo li si vuole analizzare.

Ringrazio Andrea Orlando per essersi messo coraggiosamente a disposizione. Sono orgoglioso di averlo appoggiato. Attorno a lui si è sviluppata una comunità bella e operosa. Le valutazioni fatte in altra sede sul ruolo che ha oggi nella vita politica il fenomeno del leaderismo, non m’impediscono dal congratularmi con il segretario Matteo Renzi: ho nutrito profonda stima per lui quando diede le dimissioni all’indomani della sconfitta referendaria, gesto che ritenni serio e responsabile; lo rispetto oggi per questa sua vittoria chiara e significativa.

La vittoria di Renzi tuttavia risulta oggettivamente un ostacolo al rilancio di qualsiasi programma di centrosinistra, e in un quadro politico che ci vedrà affrontare le prossime elezioni politiche con un sistema di tipo fondamentalmente proporzionale, il PD sarà destinato a volgere lo sguardo esclusivamente a destra.

Com’è noto, in altra sede e per motivi di natura strettamente privata, ho annunciato che non mi ricandiderò alle prossime elezioni politiche. Una decisione molto sofferta. Nonostante questo tuttavia, per quanto mi riguarda, il risultato di queste Primarie segna l’avvio di una fase nuova di riflessione e di decisioni, con cui affrontare quest’ultimo scorcio di Legislatura. Mi metto a disposizione dei cittadini che vorranno incontrarmi e dei militanti del mio circolo, e nei prossimi giorni avrò modo d’incontrare io stesso la comunità che ha lavorato con me a livello locale e nazionale per la candidatura Orlando. Ho sempre creduto nel centrosinistra. Il centrosinistra rimane ancora il mio unico orizzonte di azione politica.

  • Deputato Partito Democratico

 

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  1. Per Lacquaniti, decisione sofferta il non ricandidarsi alle politiche del 2018 ? E’ solo una battuta. Sa benissimo, poichè fa politica da quando aveva i pantaloncini corti, che le candidature sono scelte dai partiti e, ancor più oggi con il vigente sistema elettorale ancorchè da modificare, dai leader dei partiti. Lacquaniti è un transfuga di questa Legislatura: dalla oggi defunta formazione vendoliana “Sinistra, Ecologia e Libertà” è passato prima, nel 2014, nel Gruppo Mistio e poi nel Partito Democratico. In più si è schierato con Orlando in queste primarie. E’ più probabile la caduta di un meteorite sula Terra che l’accettazione da parte dei boys renziani vincenti di un candidatura di Lacquaniti per il Partito Democratico. Ma è invece sempre possibile che Lacquaniti trovi presto un nuovo approdo, vista la sequenza storica delle sue adesioni a partiti: Democrazia Cristiana, Partito Popolare Italiano, Margherita, Democratici di Sinistra, Sinistra Democratica, Sinistra-Ecologia-Libertà, Libertà e Diritti-Socialisti Europei, Partito Democratico…

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