Le cinque parole più usate dai bresciani – I CONSIGLI DI BSNEWS/37

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Pota è una delle parole più usate dai bresciani
Pota è una delle parole più usate dai bresciani
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Paese che vai, cultura che trovi. Suona più o meno così un famoso detto che indica come al variare della latidudine si modifichino anche gli usi e costumi caratteristici della popolazione. Oltre alla lingua. Ogni comunità di cittadini, infatti, nel parlare quotidiano utilizza anche espressioni proprie della zona in cui vive. Possono essere forme dialettali o storpiature di parole tipiche della lingua nazionale, che poi vengono adattate sulla base della parlata locale. Difficilmente troveremo questi termini sul vocabolario, ma basterà parlare con un cittadino originario di un certo territorio per rendersi conto che si tratta di termini tutt’altro che desueti. (testo a cura di Veronica Bordogni)

In questo articolo BsNews presenta un elenco delle cinque parole più usate dai Bresciani.

POTA

Nato con l’intento di indicare l’organo riproduttivo femminile, oggi il termine “pota” rappresenta un tipico intercalare del dialetto bresciano e bergamasco. Non ha un significato ben preciso, ma forse è proprio questo il bello perché lo si può mettere quasi ovunque. Per esempio, lo possiamo dire quando siamo rassegnati per sottolineare che non c’è più niente da fare (Pota, cosa ci vuoi fare?) oppure all’inizio della frase che pronunciamo quando dobbiamo spiegare qualcosa a qualcuno ma non sappiamo come dirlo (Pota… come faccio a spiegartelo?!).

FES

Termine molto usato dai Bresciani al posto dell’aggettivo o avverbio “molto”. Si mette sempre dopo la parola cui si riferisce, mai prima (anche se in italiano sarebbe corretto il contrario). Per esempio, possiamo dire “Mi piace fes” per intendere “Mi piace molto” oppure “Sono stanco fes” per intendere “Sono molto stanco”. Questo termine presenta anche alcune variazioni ultralocali. A Lumezzane, per esempio, si dice “stain”, ma il significato è il medesimo.

BAITA

FOTO DIVERTENTE - LA BAITA
FOTO DIVERTENTE – LA BAITA

Al sentire la parola “baita” un comune cittadino italiano fa subito riferimento alla classica casa di montagna. Non è così invece per un bresciano. Nella nostra provincia, infatti, la baita è la casa in cui viviamo tutti i giorni, la nostra abitazione. Si tratta di un termine utilizzato da giovani e adulti. Espressioni del tipo “andiamo a baita” per dire “andiamo a casa” oppure “oggi sto a baita” per dire “oggi sto a casa” sono tipiche del modo di parlare dei bresciani.

VECIO/GNARO

Queste parole sono usate soprattutto dai giovani maschi bresciani per chiamarsi tra amici. Per i ragazzi, infatti, è un classico dire “Ciao vecio/ciao gnaro” (magari accompagnando quest’espressione con una pacca sulla spalla o dandosi il cinque) non appena ci si incontra oppure “Oh vecio/oh gnaro” per intendere “ragazzo, amico”, anziché pronunciare il nome della persona cui ci si sta rivolgendo. “Vecio” corrisponde alla forma dialettale del termine “vecchio”. Meglio non usarlo per rivolgersi ad una persona adulta in quanto potrebbe offendersi.

(CENSORED)

Nel linguaggio dei bresciani non mancano ovviamente espressioni più volgari. La più famosa è quella utilizzata per mandare qualcuno a quel paese (enculet, con declinazione molto comune: enkilàt). Ma anche le parti anatomiche – come in Italiano – sono molto utilizzate per esprimere rabbia (ad esempio: “Casso, che fastidio!”), disapprovazione (ad esempio: “Casso, set dre a fa?!” ossia “Cosa stai facendo?!”) oppure per sollecitare qualcuno a fare qualcosa in fretta (ad esempio: “Dai, casso!” per dire “Muoviti!”).

La rubrica con i consigli di BsNews.it
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4 COMMENTI

  1. Aggiungerei anche “debù” interiezione abbastanza comune che può esprimere meraviglia,curiosità o rassegnazione a seconda dei casi. Letteralmente “del buono” (da non confondersi col primo cittadino di Brescia Del Bono) semanticamente equivale a un davvero. Può essere usato sia con accezione interrogativa: “interlocutore 1: sai che è morta la Gina? Interlocutore 2: ma debù? (Solitamente accentuando e allungando il suono della u)”
    In alternativa l’accezione può essere affermativa: interlocutore 1: non ci credo che Mario è in galera! Interlocutore 2: debù! (Molto più secco e leggermente sommesso)
    Talvolta è possibile incontrare anche la versione aulica “deldibù” utilizzata con le stesse forme precedenti comunque molto più rara rispetto alla prima.

  2. C’è pure il simpatico vezzo di trasferire e decodificare (involontariamente) in lingua italiana espressioni che sono invece assolutamente dialettali. Un esempio: “Ci sto pensando” (in italiano) si trasforma in un bellissimo (italiano dialettizzato) :”Sono dietro a pensarci su”. Ma ho anche sentito una domanda come: “Perchè gridi ?” trasformata in un’indecifrabile brescianese “Cosa usi a fare ?”. E finisco con un “Concludi !” che in italo-bresciano viene trasformato in ” Cerca di venire a segno !”…

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