Film Festival del Garda, la decima edizione si chiude con la vittoria di due pellicole italiane

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Si è conclusa la decima edizione del Film Festival del Garda - foto da profilo facebook
Si è conclusa la decima edizione del Film Festival del Garda - foto da profilo facebook
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Due film italiani hanno vinto il 10° Film Festival del Garda. A conclusione di sette intense giornate di proiezioni e incontri, la giuria e il pubblico hanno espresso il loro verdetto premiando due dei cinque lungometraggi in concorso.

“Si chiude un’edizione di successo – commenta la direttrice artistica Veronica Maffizzoli – con una straordinaria affluenza di pubblico, che ha anche richiesto  l’organizzazione di proiezioni aggiuntive per gli incontri e gli eventi speciali che si sono svolti tra Brescia, San Felice, Gardone Riviera, Manerba e Salò. Dieci anni di Filmfestival sono un traguardo importante coronato da una grandissima partecipazione degli spettatori”.

La giuria della critica (“Premio Giovanni Turolla”) composta da Silvestro Montanaro (giornalista d’inchiesta), Catia Donini (giornalista) ed Elisabetta Cova (traduttrice multimediale) ha scelto di premiare “Funne – Le ragazze che sognavano il mare” di Katia Bernardi (Italia, 2016) con la seguente motivazione:

Una riuscita commedia della speranza che ci ricorda che la felicità è spesso qualcosa di semplice. Per la indovinata armonia tra cast, soggetto, fotografia che ci restituisce un lavoro impeccabile e calvinianamente leggero.

Una menzione speciale è stata assegnata a “Passeri” (“Sparrows” di Rúnar Rúnarsson, Islanda, Danimarca e Croazia 2015) con la motivazione:

Per la maturità dimostrata nel raccontare il primo impatto di un adolescente con la vita, tratteggiando un momento di passaggio e di crescita con notevole padronanza, in un’opera prima che ha dalla sua l’utilizzo dei panorami e delle luci d’Islanda come straordinario elemento attivo della narrazione. Inoltre, per la bravura degli attori e la naturalezza del giovane protagonista.

Il premio del pubblico “Cav Attilio Camozzi”, espresso con il voto degli spettatori presenti alle proiezioni, è stato assegnato a “The Demon, the Flow and Me” di Rocco Di Mento (Germania, 2016), regista gardesano ormai berlinese d’adozione.

“Funne” è ambientato a Daone, Trentino. Un gruppo di ‘funne’ (che significa ‘donne’), un po’ in là con l’età ma dallo spirito indomabile, ha come luogo di ritrovo il Circolo Rododendro. Un giorno, per festeggiare il ventennale dell’associazione, a una di loro viene un’idea: perché non andare tutte insieme al mare visto e considerato che molte non ci sono mai state? È necessario però mettere insieme la somma necessaria. Si inizia con la preparazione di torte da vendere, si passa a un calendario fotografico ma il ricavato è ancora insufficiente. Fino a quando un ragazzo non propone di avvalersi di due mezzi alle funne del tutto ignoti: Facebook e il crowdfunding.

In “Sparrows” quando la madre decide di partire per una missione in Uganda con il suo nuovo compagno, il sedicenne Ari è costretto a trasferirsi da Reykjavik nel desolato e sperduto paese dove aveva vissuto da ragazzino. Qui ritrova una nonna affettuosa e presente, un padre goffo, disoccupato e spesso impegnato a bere e una comunità in cui violenza e abbruttimento spesso sono legati all’alcool.

In “The Demon, the Flow and Me”,  TJ é un uomo sulla sessantina che ha deciso di abbandonare la società per andare a vivere all’interno della sua automobile, una Chrysler Cordoba parcheggiata nel vialetto di un pornoshop nella periferia di Berlino. Mentre la cinepresa documenta la sua sopravvivenza tra ratti e spazzatura, TJ inizia a costruire un proprio personaggio, rovesciando talvolta i ruoli, diventando regista a sua volta. Jan Peters della giuria del festival achtung berlin commenta così il film: “Quando torna la luce in sala, siamo improvvisamente consapevoli di quante convenzioni popolino la nostra mente.” È un film sull’Identità, l’Amore e la Solitudine.Una celebrazione all’esistenza e all’arte di fare film.

Il festival, quest’anno dedicato al tema della felicità, si è concluso, dopo la cerimonia di premiazione, con la proiezione di “Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti (presente in sala) e con la presentazione di alcuni estratti di “Ettore Giuradei – La nostalgia della condizione sconosciuta” di Andrea Grasselli.

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