Manlio Milani senatore a vita, oltre la rabbia | di Enrica Recalcati

Manlio Milani , il presidente dell’associazione delle vittime di Piazza della Loggia, è una persona speciale che ha saputo coniugare il dolore e la rabbia con il desiderio di giustizia, una forza e una dedizione che meritano un grande riconoscimento

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Paolo Festa, Manlio Milani ed Enrica Recalcati alla presentazione del libro La pistola sotto il banco, scritto da questa ultima
Paolo Festa, Manlio Milani ed Enrica Recalcati alla presentazione del libro La pistola sotto il banco, scritto da questa ultima
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di Enrica Recalcati – L’amore nasce dalle piccole cose e sono le piccole cose che fanno grande un uomo. La generosità, la disponibilità, la cura nell’ascolto, l’intenzione suprema di porsi nei panni dell’altro, che è anche alta capacità di comprendere, per avvicinarsi al dolore proprio e altrui, queste in sintesi le qualità di un uomo giusto.

Considero giusto, l’appello fatto su Facebook da Roberto Cammarata presidente Fondazione Asm, di proporre al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la candidatura di Manlio come Senatore a vita. In breve il tam-tam social ha raccolto una infinità di consensi fra giornalisti, politici, intellettuali e gente comune.

Un amico di famiglia Manlio, un uomo sempre impegnato, sfuggevole e difficile da approcciare per me che ero alle prese col mio primo libro, una testimonianza milanese del terrorismo anni settanta.

Non sapevo se osare, farmi ricevere, chiedere un parere.  Confusa, impotente, con un dolore dentro di cose viste e vissute, messe finalmente “nero su bianco”.

Notti insonni, capitolo dopo capitolo, un ricordo doloro e la rabbia dell’impotenza, l’atroce sensazione di aver visto e non aver parlato, di essere stata inutile, di non aver avuto il coraggio. Una guerra civile, vissuta da civile, non schierata, ma con forti valori ricevuti, di democrazia e giustizia. In ogni pagina cercavo le parole e i fiumi d’inchiostro erano spesso bagnati da lacrime di rabbia. Una rabbia che ho cercato di contenere, ma che il racconto della mia testimonianza, inesorabilmente descriveva. Alla fine soddisfatta e svuotata fino all’ultima cellula del midollo, ho finito le cento pagine del manoscritto.

Manlio l’ha letto, insieme abbiamo discusso e dal confronto, grazie ai suoi preziosi consigli è nato un libro, che considero il mattone più importante della mia breve, ma intensa, carriera di scrittrice.

Manlio Milani , il presidente dell’associazione delle vittime di Piazza della Loggia, è una persona speciale che ha saputo coniugare il dolore e la rabbia con il desiderio di giustizia, una forza e una dedizione che meritano un grande riconoscimento.  Lui ha dimostrato che seppellire i propri cari non significa dimenticare, non vuol dire accettare una violenza.

Lui, la violenza ha saputo interpretarla, senza vendetta, senza giustificazionismo, ma con una umanità speciale anche nei confronti dei carnefici.

Lui, ha partecipato a dibattiti in tv e nei teatri, nelle scuole e in molti altri ambiti istituzionali e privati, ha unificato gli intenti, raccolto pareri, incontrandosi con molte persone colpite dal dramma del terrorismo.  Lui è riuscito ad unire ciò che la violenza aveva o voleva dividere, per questo dobbiamo essere fieri di essere bresciani.

Lui, si merita questo plauso: Senatore a vita, una richiesta corale, una carezza dello Stato a un uomo giusto.

 

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    • Sono convinto che la segnalazione, ancorchè suggerita da una persona, possa davvero essere oggi di tutti i bresciani che conoscono Milani, la sua vita, la sua dignità, il suo esempio, la sua presenza, la sua tenacia, la sua testimonianza perchè non si perdesse la memoria civica e civile di uno dei più drammatici eventi della storia repubblicana e si facesse alla fine giustizia. “Altissimi meriti in campo sociale” diremmo riferendoci al dettato costituzionale nella previsione dei senatori a vita. Grazie, Manlio Milani.

  1. Enrica Recalcati, che ha conosciuto Manlio Milani in occasione della stesura del suo libro “La pistola sotto il banco”, interessante opera che dice del suo ex compagno di scuola Sergio Segio di Prima Linea e che consiglio di leggere, ha ben messo in evidenza i valori umani di Manlio Milani. Io invece lo conosco solo dalle sue apparizioni pubbliche, dalle sue dichiarazioni, dalle sue presenze nella società bresciana, ma ciò non mi impedisce di sottoscrivere l’appello perché venga nominato Senatore a vita. Sarebbe un atto che non solo premierebbe, “per gli altissimi meriti in campo sociale”, un uomo che ha dedicato i migliori anni della sua vita alla ricerca della giustizia nella verità, ma sarebbe anche un alto segnale per tutta la Nazione: credere nella giustizia si può, si deve.
    Ma una risposta bisogna darla anche ad Oleg. Chi ha fatto la proposta l’ha fatta a titolo personale, ma ricopre un incarico istituzionale, a ciò nominato da una parte politica e la proposta può quindi apparire di parte e perdere di forza. E’ un dato di fatto che la sentenza della Cassazione non ha ricevuto applausi da una certa parte politica; è ovvio che non mi riferisco ai nostalgici di “quel ventennio”, che purtroppo aumentano di numero e di presenza pubblica; mi riferisco a quella forza di centrodestra che ha governato la nostra città, che ha posato corone di fiori davanti a quella colonna, che a voce ha chiesto verità e che ora pare disorientata dal fatto che la matrice di quel delitto sia stata riconosciuta, senza dubbi, fascista. Ecco quindi l’errore di chi ha fatto la proposta; fosse un politico esperto e navigato, avrebbe seminato la sua idea con pazienza, prima tra gli amici, per poi allargare i contatti coinvolgendo sempre più politici, cittadini, istituzioni ed infine cedendo la paternità dell’idea ad un qualche “esponente esposto” della nostra città.
    Così facendo Oleg non avrebbe formulato la sua domanda e la Città avrebbe avuto più possibilità, forse anche la certezza di essere nobilitata. Così facendo. Ma io sono contento che sia andata così; sono contento dell’impulso del giovane insegnante, sono contento della sua generosità e allora gli dico: grazie Roberto Cammarata, va avanti.

  2. Come sempre CENTRO! Grazie Elio, avrei voluto scrivere io quello che con grande sensibilità e senso civico ha scritto lui. Corale: grazie Roberto Cammarta e supergrazie Manlio Milani!

  3. Queste proposte si fanno solo se condivise, mentre la destra sulla vicenda della strage mi pare sia stata drammaticamente zitta.

  4. La destra è giusto che non parli. Per me sarebbe di cattivo gusto aggiungere altro. Per me Manlio, indipendentemente dalla politica, merita un riconoscimento che è poi un omaggio a Brescia. Chi ama Brescia sicuramente condivide.

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