Da Bologna a Brescia: sulle stragi la verità serve più dei processi | di Nicola Fiorin

"Io credo che nel caso della Strage di Piazza della Loggia, in quello di Bologna e in tutti gli episodi simili oggi la vera giustizia sia altrove, non nella carcerazione dei colpevoli"

9
Nicola Fiorin, avvocato e scrittore bresciano
Nicola Fiorin, avvocato e scrittore bresciano
Bsnews whatsapp

di Nicola Fiorin* – Sabato 2 agosto 1980, ore 10.25, ala Ovest della Stazione di Bologna. Solito via vai di turisti in attesa, in partenza o in arrivo, solito caldo, solita stanchezza da inizio ferie. Poi, l’inferno. Un’esplosione in grado di far crollare l’intera ala ovest della stazione per quello che, wikipedia alla mano, viene definito  “il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra”: 85 morti, 200 feriti il bilancio finale. Molti considerano questo episodio l’epilogo della cosiddetta “strategia della tensione”, iniziata con la bomba di Piazza Fontana a Milano,il 12 dicembre 1969 e che, come tutti sappiamo, il 28 maggio 1974 ha riguardato anche la nostra città. Tutte le indagini e i processi che hanno fatto seguito a questi episodi hanno seguito un iter tortuoso, soggetto a depistaggi ormai riconosciuti e che è approdato alla verità con l’individuazione di alcuni dei responsabili  in due soli casi: Bologna e, come da poco sentenziato dalla Cassazione, Brescia.  Ma anche in questo caso la verità giudiziaria accertata è parziale, ricostruita da due sentenze mutilate che danno vita ad un sinistro chiasmo per cui nel caso di Brescia si conoscono alcuni dei mandanti ma non gli esecutori materiali,  mentre in quello di Bologna si sa chi materialmente ha posizionato l’ordigno ma oscuri ancora rimangono i mandanti. Un dato però appare consolidato  e si estende anche agli altri attentati “senza nome” di quegli anni (Piazza Fontana a Milano e il treno Italicus): sono tutti riconducibili ad una destra eversiva che trovava interlocuzione (e protezione) in alcune articolazioni dello stato. Certo è il coinvolgimento dei servizi segreti (responsabili, nel caso di Bologna, di alcuni depistaggi), talvolta anche di quelli americani (come nel caso di Piazza Fontana).

Fu proprio in occasione dell’attentato di Bologna che venne coniato l’ormai tristemente noto termine “strage di stato”. Una simile circostanza rende i risultati processuali ottenuti  nei casi di Brescia e Bologna di portata storica sia per il significato che tali processi hanno  per i famigliari delle vittime sia per quello che rivestono per il Paese intero. Un risultato storico, importante, ma non sufficiente. Una sentenza, quella di Brescia, che arriva con quarant’anni di ritardoe che non troverà esecuzione, almeno nel caso di uno degli imputati a causa dell’età. Una sntenza che nemmeno individua tutte le responsabilità legate all’attentato e che perciò non rende giustizia.  Nè alle vittime, nè alla città.  Ma a quale tipo di giustizia possiamo aspirare dopo quarantatre anni?

Io credo che nel caso della Strage di Piazza della Loggia, in quello di Bologna e in tutti gli episodi simili oggi le vera giustizia sia altrove, non nella carcerazione dei colpevoli. La vera giustizia sia la verità. Soprattutto sapere perché. La verità non è mai stato un esercizio semplice nella storia della repubblica: dalla fine della seconda guerra mondiale a mafia capitale la storia d’Italia è un mosaico in chiaro scuro, di cui non tutte le tessere si riescono a scorgere, nei i disegni si possono decifrare, se non con le giuste chiavi di lettura, la giusta luce e dalla giusta distanza.

Quarantanni, e, soprattutto tutto ciò che è accaduto in questo lasso di tempo, spero siano una distanza sufficiente da cui guardare e comprendere il mosaico della nostra storia repubblicana.

Le chiavi di lettura c’è le siamo più o meno procurate ricostruendo nel tempo almeno il quadro generale in cui si colloca quel periodo. Un quadro che si compone di servizi segreti deviati, ingerenze statunitensi e gruppi di neofascisti pronti a tutto.

Ora ci serve la luce sufficiente per illuminare questo complesso disegno, fin nei suoi angoli più bui.

E per ottenerla serve un cambio di prospettiva, serve maturare la consapevolezza che conoscere, a questo punto, conta più che reprimere. In questo senso credo ci possano venire in aiuto esperienze di paesi stranieri. In Argentina, nel periodo successivo alla dittatura (che, peraltro coincide con i nostri anni di piombo) uno dei problemi che le famose Madri di Plaza de Mayo si posero era come relazionarsi con i militari: esigere la loro condanna oppure barattarla con informazioni utili al recupero delle spoglie dei Desaparecidos? La questione fu talmente violenta da spaccare il movimento che tutt’oggi diviso in due fazioni, Le Madres, appunto, e la Linea Fundadora. Il Sudafrica del post apartheid invece intraprese una strada diversa, istituendo la Commissione nazionale per la Riconciliazione: sarebbe stata concessa l’amnistia a chiunque avesse confessato i propri crimini e avesse fornito informazioni importanti per sanare le tante ingiustizie perpetrate nel corso degli anni. Per il Sudafrica si trattava di un’operazione ben più delicata di quello che rappresenterebbe per l’Italia, in quanto a doversi riconciliare erano due etnie e non sparuti gruppi di estremisti le cui idee prima ancora delle gesta sarebbero state sconfessate dalla storia degli anni avvenire.

Così credo sia questa la strada da percorre anche in Italia: la riconciliazione, la ricostruzione di una memoria condivisa che ci consenta  di sapere chi siamo perché sappiamo chi siamo stati  e qual’è la storia che si snoda alle nostra spalle. L’amnistia a chiunque abbia commesso reati legati alla strategia delle tensione e alla violenza politica purché  consenta, con le proprie rivelazioni di raggiungere quella verità che, per usare le parole del Giudice Istruttore nel processo della Strage “è sempre stata a portata di mano ma coperta da un velo opaco”.

* Avvocato, scrittore e vicesindaco di Bovezzo

Comments

comments

Ufficiostampa.net

CALCIOBRESCIANO
CONDIVIDI

9 COMMENTI

  1. Trovo la riflessione di Nicola molto coraggiosa. Parlare di amnistia, che si condivida o meno l’esigenza, nella società italiana attuale è senza dubbio un atto di coraggio. Invocare la verità, invece, non è un atto di coraggio, ma è un’azione che tutti noi non dobbiamo stancarci di fare.

  2. Complimenti Nicola analisi interessante, vorrei però aggiungere due cose.
    Il terrorismo nero quello delle stragi una forte e unitaria motivazione l’ha sempre avuta: destabilizzare. “Fare disordine per creare un nuovo ordine”,farsi appoggiare dai servivi segreti deviati dello Stato, cercare alleanza in ambito politico e istituzionale ( Generale Delfino ad es.). Quindi mentre i nomi sono coperti e sfuggevoli alla giustizia, si sa la motivazione e il forte impulso politico di questi. La “pappa” è sempre stata lo Stato conteso negli anni di piombo da destra e sinistra. E qui viene il punto dolente: mentre per la destra qualcosa si sa, per il terrorismo di sinistra si sa poco. Pochi i pentiti veri, molti camuffati ormai da normali cittadini in cerca di un oblio, per me ingiusto se arricchito da seducente notorietà (scrittori, poeti, opinionisti, editori di successo, professori universitari ect..). Molti si sono portati nella tomba segreti importanti (Aldo Moro ad es.), alcuni non hanno e voluto mai parlare. E se Curcio fa lezioni di filosofia e fa l’editore o Segio diventa scrittore ed opinionista poco conta e nessuno lo saprà mai perché loro sono stati bravi a beffare lo Stato. Allora il fatto di essere stati comunque assassini passa in secondo piano. Grazie Nicola per il tuo articolo

  3. Che c’entra la sinistra con le stragi signora Recalcati??? Il terrorismo di sinistra era un’altra cosa, esecrabile ma tutta diversa

  4. C’entra come analisi generale e per capire gli anni di piombo e anche le stragi ( io c’ero a Milano!) occorre osservarle entrambe senza esclusione. Infatti caro Liverani se lei legge con attenzione e poi si informa c’entra eccome!

  5. Allora ( invintando i lettori a leggere bene l’articolo di Nicola e poi la mia riflessione senza saltare righe) per comprendere la mia postilla faccio due precisazioni: le stragi e gli anni di piombo vanno analizzati in comparazione fra terrorismo di destra e di sinistra per capire il fenomeno storico, Le stragi sono di destra e io proprio nel cappello del mio post spiego perché ( e non solo secondo me) in realtà la motivazione della destra c’era e cioè la volontà di destabilazzare. L”ho scritto perché reputavo importante una precisazione riguardo il bell”articolo di Nicola e basta.

  6. In sintesi e poi chiudo. Per i palati meno fini e per chi commenta senza aver letto bene i post: il mio intervento nel rispetto e plauso per il bel articolo di Nicola voleva solo integrare con una analisi storica: mentre per la destra eversiva si sa che il motivo era la destabilizazione e l’obiettivo lo Stato ( perché nel bene e nel male la destra lo ha dichiarato!), per la sinistra negli anni di piombo l”obiettivo era lo Stato e non si sa bene altro. Per le stragi i colpevoli sono molteplici e si fanno fatica ad individuare per la sinistra ci sono, ma sono ormai tutti liberi. Questo può aiutare a capire il fenomeno perché, in estremismo, l’ ideologia a un certo punto scompare e pare, osservando attentamente, che i due fronti c si sovrappongano. Chiudo.

    • I due fronti si sovrappongono ad un certo punto. E’vero: non a caso la Democrazia Cristiana, quella del “potere che logora chi non ce l’ha” come diceva Andreotti, governò saldamente l’Italia dal dopoguerra al 1992 con il suo marchio scudocrociato e poi dal 1992 governa con nuovi marchi o illusionismi politici trasversali giungendo sino ai giorni nostri. La destra e la sinistra eversive e stragiste, che mai sarebbero arrivate con quelle strutture e quegli uomini al potere in Italia e mai sarebbero riusciti a sovvertire l’ordine democratico, servirono in realtà (vedasi servizi segreti deviati e segreti di Stato mai rivelati…) a mantenere al potere i “buoni”, quelli che centuplicarono il debito pubblico, collusero con la malavita organizzata, si nutrirono di corruzione diffusa, aumentarono senza limiti sprechi ed inefficienze pubbliche, non stilarono mai un piano industriale degno di tal nome, impoverirono il Paese, fecero crescere la disoccupazione senza dar mai mano a significative riforme strutturali. Già, è andata anche così…

RISPONDI