Alleanze in Loggia e legge di… gravità | di Claudio Bragaglio

Mi auguro che il disastro del 4 dicembre non sia quindi passato invano e che ci si risparmi tutti quanti nel centro sinistra ogni forma di politica divisiva e di tipo ossessivo compulsivo.

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Claudio Bragaglio
Claudio Bragaglio

di Claudio Bragaglio – Ho registraro qualche reazione preoccupata sull’uscita in questi giorni di indiscrezioni  riguardanti un’eventuale apertura del PD in Loggia verso liste civiche e forze cattoliche di centro.

Da sempre – e quindi non da oggi – per quel che mi riguarda, ritengo esista in politica una legge che vale (volendo esagerare un po’) con una certezza che eguaglia la formula newtoniana della legge fisica della gravità.

Un centro sinistra ampio ed articolato (“ulivista”: per intenderci) con un chiaro programma, leadership affidabile e coesione politica può benissimo aprirsi, ed in modo trasparente, anche al di là dei propri confini. Come a Brescia s’è già fatto. O sperato, come con la lista civica di Francesco Onofri.

E’, sempre per me, un’antica lezione berlingueriana (…se posso dire senza provocar scandalo o fastidio) che non mi ha mai abbandonato.

Se a suo tempo, per esempio, non si combinò a livello nazionale nulla di significativo con Casini – da parte di Bersani ed altri – fu solo per il pasticciamento alternante del Pierferdy nazionale. Non certo per nostre preclusioni da sinistra.

Sempre per esempio, non ho per nulla condiviso lo sbertucciamento di Renzi rivolto settimane fa ad un Alfano che gli ha consentito i suoi mille giorni renziani di governo. Segno, questo, d’una ingratitudine che vale non solo per il passato, ma che pesa in prospettiva futura come piombo in merito alla inaffidabilità degli accordi e dei rapporti tra forze politiche e tra leaders.

E non è il massimo per la salute temere d’essere poi trattati in futuro da Renzi in modo analogo e per giunta con un così spiccato senso di riconoscenza! Taccio per pudore, dopo un tale divorzio nazionale, di esprimermi sul recente testa-coda registrato con l’appassionato corteggiamento pro alfaniano del Pd, ma in terra siciliana.

Per rimanere a Brescia, sempre con esempi. A suo tempo sulla polemica che investì la consigliera prof.ssa Ninì Ferrari in Provincia non esitai a condividere pubblicamente la posizione equilibrata del presidente Mottinelli, tesa a ricomporre ed a non allargare fossati con inopportuni aut…aut rivolti alla sua lista civica.

Se, viceversa, come mi pare avvenga un po’ a livello nazionale, il PD si apre o si chiude, a destra e a manca, come una nevrotica fisarmonica, ma con l’intento prevalente di poter giocare tutti quanti, gli uni contro gli altri, persino un Casini contro un Pisapia, o all’interno delle stesse anime del PD, allora tutto cambia. Nessuno più si fida di nessuno. Tutti col coltello piantato – anche solo per legittima difesa – sotto il tavolo da gioco. Gran brutta situazione. Dove l’intento prevalente sembrerebbe – spero di sbagliare- non tanto quello di evitare il peggio, ma di come far ricadere sulle spalle altrui le responsabilità del patatrac…

Ma, come direbbero anche nella più sperduta malga di Livigno, e non solo a Napoli….’ccà nisciuno è fesso! Furbizia e destrezza politica non sono un monopolio esclusivo di qualcuno e tanto meno scienza infusa per raggirare dei supposti  trinariciuti.
E’ questa una situazione di possibile caos, per nulla calmo, che va impedita e contrastata apertamente. In primo luogo dal PD e nel PD, che ha maggior forza e responsabilità di fronte al Paese. Oltre che a se stesso.

Perché, in questo secondo e malaugurato caso, con egual certezza (appunto, d’una legge fisica!) la vedo proprio messa male per tutti quanti. Infatti si otterrebbe il solo risultato di scatenare tutti contro il PD e pure di dividerlo, il partito. Ma dividendolo non solo tra Renzi ed Orlando. Capolavori che ci possiamo e ci  dobbiamo risparmiare. E vi sono tutte le possibili ed auspicabili condizioni, anche per il PD e per il suo stesso Segretario.

Chiaro che c’è una linea da cambiare. Cio’ che avrebbe forse potuto funzionare ieri in chiave bipartitica si rivela invece un disastro per domani. Chiaro che là dove non arriva ancora la convinzione deve quanto meno imporsi nell’immediato lo stato di necessità, se non si vuol ripetere presto un tombale 4 di dicembre.

Non si può infatti perseguire la linea nazionale di un PD solitario ed autosufficiente quando in tutto il Paese – comprese per nostra fortuna la Lombardia con Gori e Brescia con Del Bono – il PD costruisce opportunamente alleanze larghe di centro sinistra. Ed oltre, come si sta appunto discutendo per la Loggia. Con Berlusconi che mette in campo la politica e riorganizza il centro destra – in barba a tutte le leggi elettorali che son rimaste la foglia di fico d’un PD confuso e solitario – potendosi così posizionare al primo posto, come il dominus della nuova situazione politica. Mentre un PD nazionale da mesi rischia di girare solo su se stesso.

Mi auguro che il disastro del 4 dicembre non sia quindi passato invano e che ci si risparmi tutti quanti nel centro sinistra, anche a livello nazionale di MDP Articolo uno – che mi sembra sempre più proiettato al “tanto peggio tanto meglio” – ogni forma di politica divisiva e di tipo ossessivo compulsivo.

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  1. Se non ricordo male, in vista di Loggia 2018, la sinistra locale ha di recente partorito l’ideona di un programma ed uno schieramento alternativi a Del Bono. Mah…Condividendo l’analisi puntuale di Bragaglio, mi chiedevo anch’io quanto, da più parti, qualcuno coltivi una vocazione suicida a fronte, pensando magari a Brescia, di cinque anni di buona amministrazione di Del Bono e di uno schieramento già ampio ed affidabile che andava (allora) dalla Castelletti a Fenaroli. Non si ripresenteranno nè Onofri nè la Gamba ed i loro schieramenti, orfani di leader “non male”, li vedo abbastanza spenti. Il centrodestra non sembra trovare nè un leader autorevole e condiviso nè un’aggregazione programmatica seria. A fronte di tutto ciò cosa fanno sinistra e centrosinistra ? Cercano di suicidarsi ? Che sia in stile e motivazioni da Tosca o da Madama Butterfly, poco conterebbe: sempre di suicidio si tratta…

  2. Voglio vedere cosa faranno i Trentini e tutte le altre minoranze di sinistra che valgono il 2 per cento. Riusciranno a fare vincere Rolfi per non fare vincere il Pd?

  3. Per me questa compagine vive di rendita, cioè non si preoccupa più di tanto perchè sa che il centrodestra è diviso e non ha un leader da proporre come sindaco, i pentastellati non hanno sufficiente forza e non hanno un candidato conosciuto e credibile, e quindi vivacchiano con un’amministrazione mediocre e lontana dai problemi della gente, tanto se lo possono permettere visto che non temono rivali. E nell’ottica di questo discorso arrivano anche a dividersi al loro interno facendo uscire le varie correnti e i dissapori che, con avversari temibili, non si potrebbero permettere. Il tutto condito da uno scollamento enorme con la società civile e con i cittadini, ormai rassegnati e distaccatissimi dalla politica: uno vale l’altro e il potere continua ad autoreferenziarsi ed a perpetuarsi… Come dire: abbiamo superato la frutta e ormai nulla e nessuno è in grado di scuotere la gente e farle amare la politica…

    • Esatto, proprio così. Quelle che a molti possono sembrare “grandi manovre” in vista delle elezioni della primavera 2018, altro non sono che: nel centrosinistra, la rincorsa alla spartizione delle poltrone e poltroncine soprattutto pensando agli apparentamenti al ballottaggio (che è certo, se la sinistra presenta prima un suo candidato) e, nel centrodestra, la mesta cerimonia della scelta di una “vittima sacrificale” cui offrire subito dopo un premio di consolazione. Il tutto misura come al solito, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la distanza tra i cittadini e chi li rappresenta nelle Istituzioni, tra i problemi quotidiani e chi questi problemi dovrebbe risolverli. La dissertazione di Bragaglio è solo la conferma che la politica è ancora fatta di alchimie sofisticate e spietate poiché è in gioco, in estrema sintesi, la conquista del consenso e del potere prima che tutto il resto.

  4. Bragaglio al solito fa ottime analisi… forse,però, a forza di alleanze, auspicate, sperate, immaginate o percorse, sarebbe bene togliere il termine sinistra…che ha tanto un sapore, oramai, solo di memoria appiccicata e mantenuta come i nastrini dei cavalieri di Vittorio Veneto, a questo punto scomparsi del tutto, e mantenuti dalla famiglia come ricordo del caro estinto….

  5. X Malvina. Infatti il partito che oggi contiene gli ex comunisti imborghesiti e col posto sicuro, i democristiani di sinistra alla Martinazzoli e chiesaiuoli alla Monari e Caritas e i sindacati oramai dediti solo alle tessere e ai privilegi, non ai problemi di chi non ha un lavoro, di chi è sfruttato e sottopagato, ecc, non fa altro che pensare al potere e all’occupare poltrone, come un parassita che sa di non avere antiparassitari forti (le altre forze politiche) e che quindi continua a pensare solo ed esclusivamente a distruggere quanto di buono rimane nella pianta, in questo caso la nostra città ed il rapporto di fiducia con i cittadini.

  6. Bravo Claudio: qualche capriola di troppo però resti uno degli esponenti più seri di questo partito e di quelli che lo hanno preceduto.

  7. Stradivarius, intanto confesso una mia veniale ed insoddisfatta curiosità. Spesso cerco di figurarmi dalle tue parole anche la tua identità, senza però raccapezzarmi. Per tue competenze, incisività, frequentazioni… Tizio, no forse Caio…o magari un Sempronio che incrocio spesso. Ma niente…buio pesto. Insomma alla fine ancora oggi rimango con il mio buco nell’acqua. Non che la cosa sia decisiva, in particolare per i lettori di Bsnews, ma era per figurarmi (se non fraintendo) anche il senso d’un certo tuo percorso e cambiamento di opinione sul centrosinistra delboniano in città. Diciamo più positivo (o meno negativo) oggi rispetto al passato. Insisto: se non sbaglio… E ciò mi si collega ad una chiacchierata di giorni fa con una cara ed intelligente amica che ha una posizione particolarmente critica (nazionale e locale) su PD e centro sinistra. Con un qualche fondamento. Da parte mia ho messo sul tavolo fatti ed argomenti, i migliori di cui dispongo e di cui son convinto. Ma alla fine le ho detto ciò che in genere si evita di dire, forse per un eccesso di sincerità. I nostri son tempi (tempacci, direi, basta sfogliare i titoli dei giornali…) in cui la sinistra non possa scegliere astrattamente tra il bene ed il meglio, ma debba realisticamente ritenere meglio anche ciò che ci eviti il peggio! Che è già pronto lì sull’uscio di casa, anche a Brescia e non solo in Italia. Il suicidio, quello che ci ricorda Stradivarius, è pur esso sempre lì pronto. Mala e ricorrente tentazione d’una certa sinistra. A cui spero si sottragga quella che mi sembra vaccinata dalla sua storia riformista, anche a Brescia. Oggi una certa sinistra temo sia persino tentata più dalla banalità d’una ritorsione e dall’inconsapevolezza del baratro, che dall’eroismo pucciniano d’una Tosca o d’una Butterfly.

    • La partita che il centrosinistra sta “giocando” in Sicilia in vista della tornata elettorale regionale sembra fare eco a quanto Bragaglio da tempo spiega molto chiaramente. Che simili nuvole possano intravvedersi anche nel cielo di Brescia ? Al di là delle vocazioni suicide della sinistra locale cui accennavo, sono convinto che, alla fine (ballottaggio), i numeri del consenso politico d’opinione del centrosinistra più le prevalenti luci (vox populi, vox dei…) della tornata amministrativa che volge al termine, non diano scampo all’antagonista di centrodestra, chiunque sia e da qualsiasi aggregazione sia sostenuto.

  8. Sono tempacci dice giustamente Bragaglio anche per questo credo che chi prende in mano la bandiera della unità di tutte le forze progressiste di centrosinistra raccoglierà più consenso tra i cittadini. Perché non lo facciano il Partito democratico e la sinistra di Bersani è un mistero. A meno che il dio che acceca proprio chi vuol dannare abbia già deciso che il futuro non deve essere di nessuno di loro due.

  9. E intanto i problemi dei cittadini, il distacco fra società civile e potere, e quanto ho esposto prima, non viene nemmeno preso in considerazione. Come aristocrazia e clero di Ancien Regime, incuranti dei problemi concreti della gente, ma solo dediti ai loro affari e alla loro conservazione…

  10. Anche a mio parere questa che tu dici è una seria strada possibile :un riavvicinamento tra società civile e potere, che personalmente vedo come : elementi di pensiero e sistema civico che entrano in apporto alla politica. Non liste civiche mascherate, ma sinceri apporti della società civile, del mondo delle associazioni e delle Competenze, dei metodi legati a imparziali e onesti indici di qualità della gestione,ec..Apporto di persone ma anche di criteri, metodi e forme istituzionali. come scritto in Convivio Bresciano. ed. Tarantola ( in omaggio da Fotogramma G. In via Biseo – zona Crocifissa di Rosa )

  11. Ma come dice lei vorrebbe dire fare un passo indietro (quel passo indietro che pretendevano da Berlusconi ma che quando si tratta di loro naturalmente non se ne parla), lasciare spazio a “non amici”, fare politica per servizio e non per carriera. Ma, a quanto vedo, nessuna forza politica attuale ha la volontà di farlo. Tutti cercano, nel loro piccolo e “meschino” mondo di intrallazzi, di carpire quanto più consenso possibile, senza naturalmente occuparsi dei problemi concreti della gente perchè costa fatica, tempo, intelligenza e capacità, con soliti slogan e solite promesse astratte e niente mai cambierà, caro Sandro. Almeno finchè questo sistema elettorale permette ad una minoranza di comandare su una maggioranza silenziosa e senza alternative.

  12. stradivarius bragagliensis o bragaglius stradivariensis? Pur da posizioni molto diverse o addirittura opposte non ho mai capito come mai nessuno di voi due non ha mai fatto duri affondi polemici che non avete mai risparmiato ai vostri avversari. Sono convinto che vi conoscete più di quanto lasciate intendere.

  13. Con le valutazioni di Considerazione siamo alla solita chiacchiera da bar ci dica quale secondo lui è il sistema elettorale che non permette ad una minoranza di comandare su una maggioranza silenziosa e senza alternative.

  14. Quindi, secondo il suo ragionamento, quello che lei chiama democrazia arriva a questo tipo di sistema: meno gente si interessa e partecipa alla politica, meglio e’ per questa minoranza che vuole comandare sugli altri…. Ma guarda un po’ che mi sembra di vedere il sistema che c’era quando un’aristocrazia e un clero avevano tutti i.poteri sugli altri… Chissa’ come mai quando si dice la verita’, si bollano questi diacorsi come chiacchiere da bar….

  15. Considerazione hai detto la tua opinione sulla mancanza di democrazia del sistema elettorale, ti hanno chiesto quale è la tua proposta e tu non rispondi ma rifai ancora le tue chiacchiere da bar su aristocrazia, clero. Dicci che non lo sai e falla finita con il girachetigira.

  16. Effettivamente un sistema elettorale che permetta a questa maggioranza silenziosa di esprimersi ad oggi non lo conosco. Quello che manca e continua a non esserci anche nella competizione x la loggia e’ l’attenzione e il servizio rivolto ai cittadini, continuando a e l’assenza e la sordita’ dei politici ai problemi concreti della gente, la non volonta’ ad ascoltarli e ad incontrarli, a discutere con loro delle problematiche anche spicciole della citta’. Tutto continua a basarsi sulle loro strategie e liti interne x il potere, come appunto succedeva ai tempi dell’aristocrazia e del cleeo.E la gente e’ solo uno strumento da usare a tempo debito x raccogliere consensi con chi e’ costretto a ‘turarsi il naso’ e votare la mediocrita’, oppure non votare facendo comunque il gioco di chi prende consensi col sistema che ho gia’ detto nei precedenti commenti.

  17. Infatti, bisognerebbe occuparsi di questi problemi, non delle alleanze o altro. Invece l’egoismo e la sete di potere e di comando fa si’ che questi partiti pensino solo e soltanto alla loro sopravvivenza e a come occupare le poltrone.

    • E’quello che sottolineavo e che Bragaglio-Cencelli riconduce invece ad un necessità di giusta rappresentatività mentre è invece, alla faccia dei cittadini e dei loro problemi, la “guerra delle poltrone” che vede persino amici degli amici di una micro Lista Civica taroccata, ma vincente, pretendere ed assicurarsi un posto di potere, possibilmente remunerato, spesso al di là delle competenze e al di fuori delle professionalità. Sopravvivenza e occupazione di poltrone: tutto qui.

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