Piano Cave, basta opinioni: si riparta dai numeri | di Angelo Bergomi

Si proceda quindi a un'analisi oggettiva del fabbisogno provinciale, ma, per conto mio, non si autorizzi un metro cubo in più del dovuto. Altro che toccare i volumi di riserva

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Angelo Bergomi
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di Angelo Bergomi – Importante notizia quella della sottoscrizione di una convenzione tra la Provincia di Brescia e l’Università degli Studi di Brescia per la redazione del Piano cave provinciale – Settori ghiaia/sabbia e argilla.

L’accordo prevede che un team di ricercatori del DICATAM (gruppo di ricerca di tecnica e pianificazione urbanistica del dipartimento di Ingegneria civile, architettura, territorio, ambiente e di Matematica) stabilisca innanzitutto quale sia il fabbisogno provinciale di inerti. Personalmente plaudo a questa scelta, nata da una proposta del presidente Mottinelli da un lato e dalla disponibilità del rettore della statale prof. Maurizio Tira dall’altro perchè consente che la materia sia affrontata con un piglio scientifico.

Da sempre ritengo che scelte urbanistiche di portata provinciale come quella di un piano cave dovrebbero essere condotte restando il più fedeli possibile all’oggettività dei numeri. I numeri non mentono quando si parla di metri cubi di inerti da estrarre e di metri quadri di terreni agricoli da destinare all’attività estrattiva. E quale soggetto migliore di un pool di esperti che si occupano a livello scientifico di pianificazione territoriale per quantificare quanto inerte serva al territorio bresciano!

Certamente questo non vuol dire che la politica debba abdicare al proprio ruolo pianificatorio, ma effettuare le scelte basandosi su un’analisi tecnica oggettiva fatta da esperti è un comportamento serio. Cosa che nel Piano Cave Provinciale del 2005 non venne fatta.

Si leggano i numeri riportati dall’articolo del 30 agosto sul dorso bresciano del Corriere dell’ottimo Pietro Gorlani: nel 2005 la Provincia a guida Cavalli prima e la Regione a guida Formigoni poi approvarono volumi per 70 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia considerando tale l’esigenza bresciana su un decennio. Ad essi vanno aggiunti 63 milioni di metri cubi stimati come riserve da cui eventualmente attingere per i piani cave successivi. Dopo 13 anni ne sono stati cavati a malapena 32 milioni! All’epoca fui tra quelli che dissero che quel piano era un regalo bello e buono agli operatori perchè l’esigenza bresciana non averebbe mai superato i 40 milioni. Lasciatemi dire a distanza di quasi tre lustri che avevo ragione! E insieme a me i consiglieri regionali che all’epoca si batterono in commissione sesta regionale.

Si proceda quindi a un’analisi oggettiva del fabbisogno provinciale, si quantifchi esattamente il residuo del piano del 2005 bacino per bacino, si tenga conto delle esigenze del comparto verificando anche le ragioni sociali che fanno riferimento ai medesimi gruppi imprenditoriali (non sia mai che qualcuno pianga miseria per i metri cubi terminati con una ragione sociale ma ne abbia a bizzeffe ancora con altra ragione sociale) ma, per conto mio, non si autorizzi un metro cubo in più del dovuto. Altro che toccare i volumi di riserva. Brescia ha già dato troppo in passato. Questo piano cave è davvero l’occasione per dimostrare cosa voglia dire pianificare il territorio in maniera sostenibile. Patrimonio amministrativo da mettere a disposizione per Lombardia2018!

In altra sede andrà anche affrontato e risolto il tema sollevato dal dipartimento ambiente della federazione del PD bresciano dell’assurdità dell’aliquota IMU agricola applicata ai terreni in cui si svolgono attività estrattiva e/o di smaltimento rifiuti.

  • Responsabile Ambiente Pd

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  1. L’ambientalismo bresciano ha prodotto solo cose marginali e mai risolto i problemi. Siete gli stessi che non volete l’inceneritore?

  2. Opinione fondata, ma io ho ancora un dubbio altrettanto fondato: cosa la induce a credere che i professori universitari sono più attendibili di politici e pubblici ufficiali? A me pare la sconfitta della poltica questa scelta!!!

  3. Forse non le è chiaro il contesto in cui questa decisione è stata presa. La struttura del settore ambiente della Provincia non ha un organico in grado di realizzare in tempi ragionevoli il Piano. Questo è un dato di fatto. In secondo luogo è stato scritto chiaro che la politica deve dare gli indirizzi. Per conto mio: nessuna cava nuova, nessuna volumetria nuova ma conferma dell’autorizzato non cavato del piano del 2005. E che i privati che hanno finito i metri cubi si accordino con chi non li ha mai cavati.

  4. I cavatori hanno gli stessi diritti di tutti gli altri imprenditori e il primo diritto è avere tempi certi per programmare le loro attività. Il secondo diritto è agire…….. in diritto e non dire sì o no sulla base delle pressioni del politico di turno.

  5. I cavatori hanno gli stessi dirittidi tutti gli altri imprenditori. Dovrebbero avere anche i doveri. Perchè nel bresciano pagano IMU agricola su terreni dove svolgono attività industriale?
    Visto che estraggono un bene pubblico come la ghiaia di cui non sono i proprietari (ecco perchè abbisognano di autorizzazioni) la politica ha il sacrosanto diritto di pensare al bene comune: con 38 milioni di metri cubi non cavati dal 2005 (!) a Brescia NON SERVE estrarre nuova ghiaia.

  6. “..Ilverosindaco settembre 5, 2017 at 4:22 pm
    IL pubblico non ha la struttura e quindi delega agli altri??? Terribile.”

    L’Università Statale non è pubblica?
    Evitiamo di dire fesserie

  7. Bergomi è il responsabile ambiente provinciale del PD. Ha il diritto-dovere di esprimere il parere del partito su un piano di settore come quello provinciale.
    Piuttosto, quando gli operatori del settore estrattivo dovessero chiedere nuovi metri cubi a Rovato come si espirmerebberoi leghisti che stanno in amministrazione a Rovato?
    Intanto 5 anni di Lega Nord in municipio consente a questi operatori di pagare IMU agricola nonostante l’Agenzia delle Entrate dichiari la cosa illegittima.

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