Cgil contro Capriano, Castelcovati e Marone: ordinanze discriminatorie

Il sindacato scrive al prefetto: le ordinanze comunali contro i richiedenti asilo devono essere annullate

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Damiano Galletti, Cgil
Damiano Galletti, Cgil

La Cgil di Brescia e l’Asgi, Associazioni studi giuridici sull’immigrazione, hanno inviato una lettera al prefetto di Brescia chiedendo un intervento sulle ordinanze che sono state adottate dai Comuni di Capriano del Colle, Castelcovati e Marone in materia di accoglienza dei richiedenti asilo. La richiesta di intervento ai rispettivi prefetti è stata fatta anche dalle Camere del lavoro di Milano, Bergamo, Lecco, Varese e Val Camonica-Sebino in quanto ordinanze simili sono state adottate anche da diversi Comuni di quei territori.

“Le ordinanze – si legge in una nota – impongono a privati e associazioni, senza alcuna ragionevole motivazione, oneri di comunicazioni ai Comuni che violano la libertà contrattuale dei privati (andrebbe addirittura comunicata la mera intenzione di stipulare un contratto di locazione) e che riguardano dati e informazioni che sono tutti già a disposizione del Comune stesso o della Prefettura, violando così il principio di diritto (e di buon senso) secondo il quale l’amministrazione non può aggravare la posizione del privato con la richiesta di dati e documenti di cui può disporre semplicemente acquisendoli da altri organi dell’amministrazione”.

Inoltre, si sottolinea nel comunicato, “è addirittura richiesta una relazione quindicinale sulle condizioni sanitarie degli ospiti, in violazione di elementari principi di tutela della privacy”.

“È evidente”, continua la Cgil, “che tali ordinanze non perseguono alcuna finalità di pubblico interesse ma hanno solo lo scopo di scoraggiare la cittadinanza dalla adesione ai piani di accoglienza, piegando cosi l’attività amministrativa a finalità politiche di parte.

La Cgil di Brescia – che tramite ASGI ha anche presentato reclamo al garante della privacy – chiede quindi al prefetto di esercitare il potere, ad esso riconosciuto dalla legge, di annullare tali ordinanze al fine di ripristinare la legalità e favorire un clima di cooperazione tra le istituzioni e tra queste e le forze sociali che consenta di fare fronte all’importante esigenza di accogliere in modo diffuso e – conclude il testo – senza squilibri territoriali quanti hanno diritto di proporre domande di protezione internazionale”.

“È grave che amministratori locali facciano sciacallaggio politico su tali questioni – afferma il segretario della Cgil di Brescia Damiano Galletti -. Queste ordinanze non hanno l’obiettivo di dare risposta a problemi ma hanno una finalità esclusivamente politica. Servono ad alcune forze politiche per crescere i propri consensi. Sono ordinanze che creano steccati e determinano la rottura della coesione sociale. Siamo certi che dovranno essere ritirate, così come avvenuto in passato per ordinanze o delibere discriminatorie fatte da altre Amministrazioni locali. Dovranno pagare le spese legali, sprecheranno il denaro pubblico e dei cittadini per le loro campagne politiche. Evidentemente, come ricordano le cronache di questi giorni sulla mancata restituzione al Parlamento di circa 59 milioni di rimborsi elettorali, alcune forze politiche non hanno perso le cattive abitudini”.

POLEMICHE SIMILI SI ERANO GIA’ REGISTRATE NEL CORSO DEGLI ULTIMI ANNI IN DIVERSI ALTRI COMUNI, TRA QUESTI: GHEDI E VEROLANUOVA, CHIARI, CALCINATO E ROCCAFRANCA.

 

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  1. Tanto e’ solerte la cgil a stigmatizzare, puntare il dito, accusare e imporsi sulla burocrazia rivolta agli stranieri, tanto e’ indifferente agli ostacoli burocratici che quotidianamente lavoratori, anziani, e cittadini italiani da decenni subiscono dallo stato. Naturalmente loro coltivano il loro orticello, in puro stile egoistico tanto caro al sindacato e al clero di potere, tipo monari, caritas e congreghe varie…

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