Referendum lombardo, non capisco chi nel Pd vota sì | di Elio Marniga

Io non andrò a votare, come vorrei che, pentiti pubblicamente, facessero Del Bono e Gori ma, se essi hanno ragioni che mi sono sfuggite - Leggi l'opinione

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Elio Marniga
Elio Marniga

di Elio Marniga – Politica! Troverò qualcuno che mi aiuta a capire cos’è diventata,oggi, la più alta e nobile delle attività umane? Non pretendo quella dei grandi pensatori; mi basterebbe capire quella che si srotola ogni giorno davanti al mio naso.

Neppure mi sogno di capire quella nazionale, dove: Renzi continua per la sua strada, facendo finta che l’Arno non sia mai straripato, specie dalla riva sinistra; Berlusconi rinnova il lifting e nient’altro; Salvini mette a nanna il Bossi perché vuole aiutarlo a casa sua; Grillo e Casaleggio continuano a fare il loro mestiere, senza che i loro adepti se ne accorgano; i fascisti continuano ad essere fascisti; la sinistra della sinistra si sforza di unirsi, per avere più forza al momento della frantumazione. Insomma: non chiedo di capire questi fenomeni troppo complessi per me. Mi accontenterei che qualcuno mi spiegasse i fatterelli nostrani, quelli che accadono fuori dalla porta di casa.

Per esempio: non ho capito perché Del Bono e Gori, e altri Sindaci di appartenenza PD, abbiano dichiarato che voteranno SI al referendum maroniano. Constatato il chiaro intento di propaganda del quesito referendario, cosa sperano di ottenere? di essere partecipi della certa vittoria del SI? perché non penso che ci saranno molti votanti per il NO in quel circa 50% di aventi diritto che andranno a votare. Non sarebbe stato meglio sfidare Lega e alleati chiedendo al Consiglio Regionale l’approvazione di un piano di investimento pluriennale su, che so, “valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali” per poi chiederne il finanziamento allo Stato in base all’Art. 117 della Costituzione? Mi fermo qui, non senza aver precisato che io non andrò a votare, come vorrei che, pentiti pubblicamente, facessero Del Bono e Gori ma, se essi hanno ragioni, che a me sono sfuggite, per perseverare nella loro scelta, almeno non mi lascino nell’ignoranza.

SU QUESTO ARGOMENTO LEGGI ANCHE L’OPINIONE DI CLAUDIO BRAGAGLIO

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  1. Marniga forse ha votato troppe volte a sinistra e si è dimenticato che ogni tanto nella vita si può votare sul merito delle questioni e non solo per opportunismo!

  2. Non è un buon motivo esprimere con il rifiuto del voto il proprio dissenso verso lo spreco di denaro pubblico, verso la menzogna e la mistificazione dei messaggi, verso l’abuso dello strumento per fini di parte se non individuali?
    Non basta?
    E’ fuori dal merito?
    Perchè il referendum stesso, rispetto al merito, è irrilevante.
    La politica, quella vera, è una cosa seria. Votare una pagliacciata non ha niente di serio.

  3. Cinquepalmi pare mosso da odio ideologico almeno quanto sarebbe il livore ideologico dei promotori del referendum. L’intento strumentale della Lega è un dato di fatto, come lo è che la Lombardia sia una delle regioni più penalizzate al mondo sul fronte dello squilibrio fra quanto dà e quanto riceve dallo stato a cui appartiene. Il referendum è promosso in maniera sbagliata, ma è giusto.

  4. Si dice che per una regione che, come la Lombardia, “vale” da sola il 30% del PIL nazionale, la richiesta di una diversa perequazione delle risorse e una diversa attribuzione di competenze sia il minimo da reclamare. Credo invece che i problemi vadano letti molto diversamente considerando che dal 2000 al 2017 (dato di Confindustria) il PIL in % cumulato dall’Italia è pari allo 0,7% contro il 22% della Germania, il 21% della Francia, il 30% della Spagna ed un media UE del 19%. E’ l’unico indicatore attendibile di crescita e noi siamo assolutamente fermi, un fanalino di coda, una Paese in sofferenza drammatica che sconta, su tutto, l’assenza cronica di un piano industriale nazionale degno di tal nome. La Lombardia pretende di essere riconosciuta come la locomotiva del treno economico ? Sì, però di un treno…fermo in stazione. Nulla cambierebbe o cambierà con la vittoria dei SI al referendum

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