Il saluto dell’ex vescovo Monari: torno a fare il curato

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Luciano Monari, vescovo di Brescia
Luciano Monari, vescovo di Brescia

Il vescovo Luciano Monari ha salutato per l’ultima volta i diocesani bresciani in una affollatissima messa in Duomo, ora tornerà nella sua Sassuolo a fare il parroco. Raggiunti i limiti di età, infatti, monsignor Monari torna ed essere semplicemente don Luciano: lui stesso ieri ha confermato che tornerà a fare il parroco nella comunità che lo ospiterà.

Durante la funzione ha raccontato di essere diventato volentieri vescovo e di aver svolto con gioia il servizio episcopale nonostante i difficili momenti che ha attraversato, ma ora Monari si è detto ugualmente contente di poter tornare a predicare il Vangelo fra la gente esattamente come faceva prima della nomina.

Il nuovo vescovo di Brescia, mons. Tremolada, era già arrivato in città e per lui Monari ha espresso parole di gratitudine: “Il nuovo vescovo è un vero servo della parola di Dio che ha imparato dall’insegnamento e dall’esempio di Carlo Maria Martini” riporta il Giornale di Brescia.

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  1. Quanta falsità e ipocrisie nelle parole di questo prelato. Torno a fare il curato: non l’ha mai fatto prima, come non ha mai fatto il parroco, essendo sempre entrato, tramite lo zio materno (card. Ruini) nelle sfere alte del vaticano e nominato vescovo proprio dallo zio (dai tempi dei Borgia non ci siamo molto allontanati). Adesso viene a dire che torna a fare il semplice curato? Ma smettiamola! Va in una parrocchia delle sue parti a fare quello che gli pare, come aiuto ma sempre come ex vescovo, quindi con tutti gli onori e i rispetti che gli spettano… E’ proprio vero che quando uno non ha le capacità e viene messo a ricoprire delle cariche importanti, fa solo danni. E a Brescia ne ha fatti tanti…

  2. A questo punto alcuni interrogativi e d’obbligo porseli su questa inutile figura e sulla chiesa secolare:
    che senso ha ancora il ruolo del vescovo in una comunità sempre più lontana dal clero e in un contesto dove non sono in grado di capire e di fare qualche cosa di concreto alla gente, se non combinare guai e fare del male?
    Ha ancora senso una monarchia assoluta che nomina senza tener conto di niente e di nessuno chi preferisce lei e non tollera interferenze (il Papa nomina dei commissari che si chiamano vescovi e poi se ne disinteressa, così come i vescovi nominano senza conoscerli i parroci e poi se ne disinteressano di come agiscono. Il tutto senza che la gente, i credenti, possano dire la loro. Il vescovo, il cardinale, il parroco, il curato te lo impongo e basta!)?
    Ha una logica che questa gente non lavori e venga mantenuta dallo stato italiano col sistema truffa dell’8 per mille, quando lo stato, per definizione, è laico?
    Ha ancora un senso una morale malamente sbandierata da questa gente che di morale non ha nulla e non dà alcun esempio in tale direzione?
    Può avere ancora valore una chiesa ricca che punta sempre il dito su uno stato che la mantiene?
    E’ giusto che uno stato che non ha risorse per destinare a scopi meritevoli di tutela come la salute, l’istruzione, l’ambiente, ecc…, finanzi un altro stato (il Vaticano) mantenendo i suoi adepti?
    Il caso di Monari è uno dei tanti esempi di vescovi inutili, figli d’arte e non certo arrivati a tali carriere per meriti di bene (altro che infallibilità del Papa, altra panzana imposta al popolo), mantenuti dallo stato per non fare nulla e per illudere la gente che da lontano crede a chissà quali virtù.
    QUANDO FINALMENTE SI AFFRONTERA’ POLITICAMENTE QUESTA EVIDENTE STORTURA? POLITICI, DOVE SIETE? A MANGIARE INSIEME A VESCOVI E CARDINALI?

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