LETTERE DALLA KIRGHISIA: UNA PARENTESI NON PREVISTA

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La versione integrale di Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, pubblicata in formato digitale su BsNews.it su gentile concessione dell'autore
La versione integrale di Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, pubblicata in formato digitale su BsNews.it su gentile concessione dell'autore

Ho deciso di non trascrivere le risposte degli amici alle mie lettere dalla Kirghisia, ma questa di Stefano Boccatonda, che peraltro non conosco, mi pare particolarmente importante.

Caro amico,

un collega mi ha fatto leggere la tua lettera dalla Kirghisia di sabato, e sono rimasto sbalordito.

Mi presento sono Stefano Boccatonda. Mi è sembrato strano leggere nella tua lettera qualcosa che ricorda il noto slogan di altri tempi “Lavorare meno. Lavorare tutti”.
Voglio ringraziarti per avermi dato l’illusione, anche se solo per la durata di lettura della lettera, dell’esistenza di un nuovo modello di società, emanazione dell’emancipazione dell’uomo.

Continuerò a chiedere all’amico di leggere le lettere dalla Kirghisia per affiggerle nella bacheca sindacale come mezzo di riflessione per i lavoratori, sperando in una contaminazione che faccia uscire dal conformismo e dall’omologazione le menti, per ribadire che un’altra società è possibile.

Del resto l’avvento delle nuove tecnologie, riducendo vorticosamente i tempi produttivi aveva promesso di liberarci dall’oppressione del lavoro, purtroppo distribuito in orari che ci consentono appena la sopravvivenza e mai, proprio, mai di guastare i tempi vasti della vita se non in tarda vecchiaia, quando non ne siamo più capaci.

Grazie, comunque, anche solo per il profumo dell’illusione.

Cordiali saluti.

Stefano Boccatonda

Ho risposto con un telegramma:

Caro Stefano,

il desiderio di una diversa società ormai è nel cuore di ognuno, forse anche di coloro che sembrano non volerla.

Poco a poco, se tutto ciò che rende felice la gente è stato possibile in Kirghisia, lo sarà anche altrove.

Forse anche da noi.

Grazie.

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