L’economia reale… è sempre più web

L'economia virtuale è sempre più reale. E non per forza si tratta di un male. Ma la precondizione è che i risparmiatori e gli investitori - di fronte a meccanismi sempre più complessi e diretti - acquisiscano nuove competenze

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Economia sempre più on line
Economia sempre più on line

L’economia viaggia sempre più su internet. E anche la cosiddetta economia reale risente in maniera sempre maggiore dell’attività di quella virtuale. Il riferimento non va soltanto alla finanza derivata e a tutti quei prodotti che sono talmente virtuali e machiavellici, talmente immateriali, da risultare completamente slegati dai fatti e dai fondamentali.

L’on line ha avuto effetti concreti ad esempio sull’attività delle banche. Non c’è un istitito, ormai, che non abbia uno sportello virtuale e che non tenda a favorire questo rispetto alle attività tradizionali. La conseguenza è la continua chiusura degli sportelli sul territorio (se pure con qualche eccezione), nell’ottica soprattutto di ridurre i costi fissi. Ma i dati di Bankitalia dicono che questa tendenza ha portato benefici anche agli utenti. In soli cinque anni, dal 2010 al 2015, infatti, la spesa media di gestione di un conto corrente è passata da 85 euro a 77, con un calo medio del 3,4 per cento all’anno. E la spiegazione di questo fenomeno è tutta sul web.

Un discorso simile si potrebbe fare poi sulle assicurazioni, dove la vasta offerta on line ha comportato un rimodulamento verso il basso dei prezzi delle agenzie fisiche costrette a competere spesso con la propria versione web. Ma per gli automobilisti che vogliono risparmiare il guadagno – anche grazie a numerosi servizi di comparazione dei prezzi –  è garantito.

Ancora, nell’evidenziare come il web abbia influito sull’economia reale, non si può non citare la crescente propensione dei risparmiatori (o di ciò che ne resta, secondo un recente studio della Consob) alla disintermediazione. In sostanza chi ha risparmi è sempre più orientato verso il fai-da-te, in particolare attraverso strumenti di trading on line. Un modo che presenta elevati elementi di rischio, ma anche margini di guadagno ben maggiori di quelli dei canali più tradizionali. Non a caso, anche on line, è un pullulare di risorse dedicate alla formazione degli aspiranti investitori web.

Su alcuni siti di annunci, ad esempio, sono spuntati corsi – più o meno seri – di trading on line. Mentre i numeri delle statistiche indicano un’attenzione crescente verso le guide e le risorse on line come Webeconomia.it, che affrontano il mondo economico virtuale da tutti i punti di vista (trading, forex, finanza, prestiti, risparmio, lavoro e via dicendo). Anche il nostro editore, per fare un esempio più locale, ha deciso di dar vita a un sito di economia bresciana: Brescia2.it, magazine di informazione orientato su tematiche esclusivamente local.

Ma, sempre restando nel campo dell’informazione, è difficile non citare il boom delle università on line. L’Università telematica Pegaso, ad esempio, ha recentemente lanciato un corso di laurea magistrale in Intermediazione commerciale (la base è quella dell’Economia aziendale). E grazie alla collaborazione con l’Usarci, il sindacato autonomo degli agenti di commercio italiani guidato nel Bresciano da Alvaro Ghezzi, questa laurea permetterà anche l’abilitazione contestuale all’iscrizione al ruolo di agente di commercio.

L’economia virtuale, insomma, è sempre più reale. E non per forza si tratta di un male. Ma la precondizione è che i risparmiatori e gli investitori – di fronte a meccanismi sempre più complessi e diretti – acquisiscano nuove competenze.

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