Brescia terra dei fuochi, i sindacati chiedono un tavolo di confronto

Nota congiunta di Damiano Galletti (segretario generale Cgil Brescia), Francesco Diomaiuta (segretario generale Cisl Brescia) e Mario Bailo (segretario generale Uil Brescia)

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I segretari di Uil, Cisl e Cgil: Bailo, Diomaiuta e Galletti
I segretari di Uil, Cisl e Cgil: Bailo, Diomaiuta e Galletti

“Le affermazioni fatte dal Procuratore aggiunto Sandro Raimondi alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti a Brescia preoccupano ma non stupiscono”. A dirlo – in una nota congiunta sono Damiano Galletti (segretario generale Cgil Brescia), Francesco Diomaiuta (segretario generale Cisl Brescia) e Mario Bailo (segretario generale Uil Brescia).

“La definizione di «Brescia come nuova terra dei fuochi» è un allarme forte”, si legge nel comunicato, “Che non deve essere letto come un atto di accusa nei confronti dell’intera economia bresciana, che va anzi aiutata e sostenuta, ma getta senz’altro ombre su come ne funzioni un piccolo pezzo e su come questo rischi di inquinare l’intero sistema”.

“Non siamo in grado e neppure abbiamo titolo per entrare nel merito delle indagini in corso”, continuano i tre, “siamo però convinti che a Brescia il tema ambientale sia stato troppo a lungo sottovalutato. Cura del territorio, bonifiche, riqualificazione , messa in sicurezza del suolo e delle risorse idriche sono necessità non più rimandabili e rispetto alle quali occorre fare di più per salvaguardare la salute di lavoratori, lavoratrici e cittadini tutti. Lavoro e ambiente debbono essere coniugati alla crescita del territorio, così come possono esserlo anche e soprattutto impresa e ambiente. L’ambiente, sempre più, è opportunità di crescita virtuosa per tutti”.

“Ben vengano quindi”, concludono i segretari delle confederazioni bresciane, “le inchieste sui reati, ambientali e non solo, che inquinano non solo il territorio, ma l’economia e le relazioni sociali nel loro complesso. Un’economia pulita, non inquinata dai comportamenti criminali, siano essi organizzati o meno, siano essi autoctoni o meno, è il punto di partenza necessario per relazioni sociali condivise in una economia sostenibile. Occorre a nostro avviso sottolineare che se ad inquinare è il privato le conseguenze non possono in nessun modo ricadere sul pubblico. Auspichiamo”, chiosano, “un immediato tavolo di confronto Istituzionale, dove sicuramente le organizzazioni sindacali saranno presenti con un ruolo attivo, nella discussione per la ricerca di soluzioni condivise e non più rinviabili per la salvaguardia della salute dell’intera comunità”.

 

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