Ferlinghetti: vita, ribellione e poesia | MOSTRAMI UNA MOSTRA/35

A life: Lawrence Ferlinghetti Beat Generation, la mostra al museo Santa Giulia di Brescia dal 7 ottobre al 14 gennaio: biglietto intero 7 euro

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A life: Lawrence Ferlinghetti Beat Generation, la mostra al museo Santa Giulia di Brescia dal 7 ottobre al 14 gennaio - foto di Enrica Recalcati per BsNews.it
A life: Lawrence Ferlinghetti Beat Generation, la mostra al museo Santa Giulia di Brescia dal 7 ottobre al 14 gennaio - foto di Enrica Recalcati per BsNews.it
Enrica Recalcati, opinionista di BsNews.it
La scrittrice Enrica Recalcati, opinionista di BsNews.it

di Enrica Recalcati – Una vita avventurosa dalle mille sfaccettature, intensa e varia di esperienze con svolte importanti, decisioni al bivio, incursioni drammatiche fra guerra, scelte di pace e approdi poetici. Il padre Carlo Leopoldo Ferlinghetti, nato a Chiari nel 1872 e immigrato in America nel 1894, americanizzato Charles Ferling, morì sei mesi prima della nascita di Lauwrence. La madre un’ebrea di origini francesi, cade in depressione e lo affida piccolissimo alla zia Emily. Con la zia vive i suoi primi cinque anni a Strasburgo, acquisendo il francese come lingua madre. Quando la zia fu assunta come governante a New York i suoi datori di lavoro adottarono Lawrence, consentendogli di studiare giornalismo.

Ferlinghetti studiò alla Mount Hermon School e all’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, quindi si arruolò nella Marina statunitense durante la Seconda guerra mondiale. Fu al momento dell’arruolamento, quando fu necessario esibire il certificato di nascita, che scoprì che il padre aveva cambiato l’originale cognome italiano in “Ferling”. Utilizza l’originale cognome Ferlinghetti a partire dalla pubblicazione della sua prima raccolta di poesie del 1955, Pictures of the Gone World.

Finita la guerra si diploma post-laurea alla Columbia University e ottiene un dottorato alla Sorbona.
A Parigi incontra Kenneth Rexroth, che lo persuade a recarsi a San Francisco.

Dopo aver sposato Selden Kirby-Smith nel 1951, nella contea di Duval in Florida, fra il 1951 e il 1953 insegna francese, fa il critico letterario, dipinge, fonda a San Francisco nel 1953  la libreria e casa editrice City Lights.

Pubblica i primi lavori letterari della Beat Generation, tra cui Jack Kerouac e Allen Ginsberg, ed è il primo editore americano a pubblicare le poesie di Pierpaolo Pasolini.

Nel 2011 ha collaborato alle celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità d’Italia con l’invio di due poesie che sono state la fonte d’ispirazione per numerosi artisti.

La sua anima di pacifista e il rifiuto della guerra emerge dopo la sua visita a Nagasaki, drammatica testimonianza degli effetti della bomba atomica.

Da militare che prese parte allo sbarco in Normandia nel 1944, diviene convinto sostenitore di tutte le manifestazioni pacifiste del mondo.

Viaggiatore attento e instancabile, dà voce al dissenso, diventa attivista civile, vero guerriero poetico a difesa degli ultimi e del pianeta e contro ogni sopruso.

Negli ultimi sessant’anni Ferlinghetti ha partecipato ai più importanti eventi poetici internazionali. Scrittore versatile, capace di spaziare dalla poesia alla prosa, al teatro sperimentale, nonché artista figurativo riconosciuto in America e in Europa.

Nel 1998 è stato nominato primo poeta laureato della città di San Francisco e recentemente Commendatore al Merito della Repubblica Italiana.

Novantotto anni portati benissimo, alto, slanciato, una folta barba su un viso scarno, non solo un poeta, ma un interprete importante del ‘900.

«Non sono un beat o un ex beat: sono un poeta e un intellettuale, un editore che ha venduto milioni di copie di libri di autori cui nessuno dava credito». Un talent scout entusiasta e colto, che parla quattro lingue compreso l’italiano.

«La poesia era pura accademia, abbiamo rotto questo argine”, con City Light casa editrice e libreria interamente dedicata ai tascabili di qualità che vanta autori come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Charles Bukowski, Bob Kaufmann, Denise Levertov, Robert Duncan, William Carlos Williams. Nel 1956 pubblica la raccolta poetica “Urlo” di Allen Ginsberg, che valse a Ferlinghetti l’arresto e un processo per oscenità.

Il percorso espositivo in Santa Giulia è articolato e vario, spazia dai libri ai dipinti, fotografie, oggetti personali, audio, video. Si è attinto all’Archivio di Fernanda Pivano, curato dalla Fondazione Benetton e dalla Fondazione Corriere della Sera, e a diverse collezioni private. Col contributo della Fondazione Fabrica si è potuto allestire il racconto in modo tridimensionale, regalando ai visitatori grandi emozioni e ammirati sguardi.

La mostra curata da Luigi di Corato, Giada Diano e Melania Guzzotti ci rivela le pagine più intime della sua vita attraverso cimeli, taccuini, disegni inediti.

“Deux”, la sua prima opera del 1950, black and white, dai profili bendati, semplice e complessa, oggetto di contagio e discussione nello stile di Jean Cocteau. I suoi reading urlati al Cellar, club di San Francisco, alla cornetta di un vecchio telefono. Disegni, mai visti in Italia, video storici, la sua storica bombetta. Da Parigi al mondo, passando per l’Italia, attraverso oggetti fortemente evocativi della beat generation.

Canzoni di Charlie Parker, Bob Dylan, musica Jazz urlate dai juke box o da visori vintage.

Il pianoforte su cui ha scritto “Ribellione” con la vernice (foto di Walter Pescara), durante una performance del 2002 nell’auditorium San Barnaba.

Non una generazione di sballati, come molti credono, ma persone colte, capaci e desiderose di un cambiamento in nome della pace e della libertà.

“Le origini della parola beat sono oscure, ma il significato è chiarissimo per la maggior parte degli americani. Più che la stanchezza, implica l’idea di essere stati usati, di essere carne viva. Come una sorta di nudità della mente, e in ultimo, dell’anima.

Il senso di essere arrivati al fondo della coscienza”, scriveva sul New York Times nel 1952 John Clellon Holmes.

Il termine beat ha molti significati, beat come beaten sconfitto oppure beatific, beato, o nel linguaggio Jazz come ritmo, battuta. Dopo la pubblicazione di “Houl” e “On the road” l’espressione beat assume anche il significato di Ribellione contro il sistema e ricerca di nuove forme di espressione letteraria.

Ferlinghetti, con la sua casa editrice “City Lights” svolge un ruolo fondamentale nella diffusione del movimento. Attraverso questa mostra Brescia ha trovato punti di interconnessione con la storia e la cultura nazionale e internazionale, richiamando l’attenzione dei media nazionali, a conferma del valore culturale dell’esposizione.

A LIFE: LAWRENCE FERLINGHETTI BEAT GENERATION

Brescia, Museo di Santa Giulia
dal 7 ottobre al 14 gennaio
da martedì a domenica dalle 9 alle 18;
giovedì estensione fino alle 22;
biglietto intero 7 euro.

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LA GALLERIA FOTOGRAFICA DELLA MOSTRA

Le immagini della mostra scattate da Enrica Recalcati per BsNews.it

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