LETTERE DALLA KIRGHISIA: QUARTA LETTERA

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La versione integrale di Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, pubblicata in formato digitale su BsNews.it su gentile concessione dell'autore
La versione integrale di Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, pubblicata in formato digitale su BsNews.it su gentile concessione dell'autore

Kirghisia, 8 agosto

Carissimi amici,

vi sono grato per avere attenuato nelle vostre risposte lo stupore e l’incredulità.
Sono anche contento che vogliate saper tutto nei minimi dettagli.
Proverò ad accontentarvi e concluderò questa lettera parlandovi dei delicati fiori azzurri che parlano d’amore. Ma prima devo proseguire a descrivervi, come promesso nell’ultima lettera, la condizione degli anziani.
“Cosa significa dunque essere anziani qui in Kirghisia?” Chiedo a una coppia, che all’apparenza non sembra superare i cinquant’anni.
“Per noi che ne abbiamo quasi settanta e abbiamo vissuto gran parte della nostra esistenza prima di tutte queste riforme, significa poter godere della vita nella sua massima estensione e pienezza.
Ogni nostra giornata ha ritrovato il sapore dell’infanzia, con tempi e spazi privi di confini. Ce ne andiamo a visitare le case dell’Arte dove vengono custoditi non soltanto i capolavori, ma anche i disegni dei bambini e in questa festa di colori perdiamo i nostri sguardi, poi incontriamo altri anziani venuti da lontano e ci scambiamo i ricordi.
Oppure frequentiamo liberamente la sala della Musica o i Cinematografi.
In ogni Cinema ci sono almeno due sale, in una vengono proiettati i grandi film del passato, i capolavori, e nell’altra o nelle altre i bei film del presente.
In ogni piazza ci sono i gruppi di lettura, dove i nostri attori, a turno, leggono brani di letteratura.
Andiamo a visitare quei pochi di noi che sono malati e facciamo il possibile per rendere meno pesante la loro condizione.
Prima delle riforme avevamo moltissimi ospedali: erano tutti pieni di malati. Ora abbiamo un solo ospedale per ogni città. Quando la gente è libera di vivere non si ammala e se per caso subentra qualche malessere, non c’è migliore ospedale di un corpo felice.

La donna improvvisamente smette di parlare e indica con la mano un corteo che avanza danzando nel grande viale del parco.
La delicata musica di un trio ambulante: violino, percussioni e fisarmonica, avvolge il corteo.
L’uomo sorride al mio stupore. “Abbiamo riscoperto le abitudini lontane dei nostri padri. Quando qualcuno cade in depressione, una gran quantità di gente si raduna intorno a lui e tutti ballano, finché anche il depresso esce dalla sua immobilità e si unisce agli altri, incominciando anche lui a ballare.
Vedi, il depresso è quello al centro di quel grande cerchio di gente e i suoi movimenti sono ancora un po’ lenti ma tra poco ballerà come tutti gli altri e allora sarà guarito.”
È un’immagine difficile da dimenticare, questa nube di corpi ondeggianti in armonia che avanza al suono di una delicata musica ritmica.
Gli strumenti musicali sono sparsi tra la gente e tutti quelli che sanno suonare partecipano, muovendosi con gli altri e sembra quasi che la musica esca dalla terra stessa.

Non c’è angolo della Kirghisia dove qualcuno non stia giocando e lo spettacolo della vita si svolge incessantemente sotto gli occhi di tutti.
“Ho notato, dico al mio accompagnatore, che molti uomini e donne hanno un piccolo fiore azzurro al centro del petto.”
“Ah, il fiore azzurro!
È semplice. Chiunque provi il desiderio di fare l’amore lo segnala agli altri, mettendosi un piccolo fiore azzurro sul petto in modo che sia più agevole avviare il corteggiamento.
Un nostro studioso ha scoperto che gran parte dei guasti e dei tormenti che opprimevano la gente nella gestione dei sentimenti, derivavano dalla divisione delle tre componenti del mondo affettivo: la tenerezza, la sensualità e l’amore. Infatti la tenerezza vissuta senza sensualità e amore produce ipocrisia, la sensualità priva di tenerezza e amore produce pornografia e l’amore, privo di sensualità e tenerezza produce misticismo.

Fino a pochi anni fa anche noi vivevamo in una società oppressa da questi mali.
Ora che la tenerezza, la sensualità e l’amore fanno parte dei naturali comportamenti umani è scomparso tra noi ogni fenomeno di ipocrisia, di pornografia e di misticismo.

Da voi in occidente come si vive l’amore?”
“Lasciamo perdere.”
Dico chinando il capo un po’ vergognoso.
“Ho notato piuttosto che nelle vie delle vostre città ci sono poche automobili e nessun mezzo pesante o furgone.”
“Qui da noi le consegne delle merci ai negozi e ai ristoranti, avvengono a notte fonda, quando le strade sono deserte. I veicoli da trasporto sono elettrici e non fanno alcun rumore”.
Il mio accompagnatore d’improvviso si allontana, apre una sorta di piccolo armadio dipinto di arancione, estrae una scopa e un minuscolo raccoglitore e spazza una parte del marciapiede.
Mi rendo conto che all’esterno di ogni palazzo o abitazione c’è questo minuscolo armadio arancione.
“Fa parte della ginnastica quotidiana, indispensabile per sciogliere i muscoli. Chiunque noti per terra una qualche sporcizia, apre l’armadio e dà il suo contributo.”
Ecco come si spiega l’incredibile nitore di queste strade e di queste piazze.
“Esiste da voi la pubblicità?”
“Esisteva. Poi i nostri esperti di economia hanno scoperto che eliminando la pubblicità tutto veniva a costare metà prezzo e allora…”
“E allora?”
“Il nostro Ministero per il Miglioramento della Vita ha proposto di sostituire alla pubblicità l’informazione e per qualsiasi nostra necessità veniamo informati da un piccolo programma nel computer che ci indica dove si può trovare questo o quel prodotto, il più vicino possibile alla nostra abitazione.”
Vedo seduta su una panchina una donna sorridente e serena. Mi attrae in modo particolare quel suo sorriso permanente. Ha un piccolo fiore azzurro sul petto.
Ecco, vuol comunicare a me e agli altri che ha il desiderio di fare l’amore.
Il mio accompagnatore toglie dal taschino un mazzetto di fiori azzurri e me ne porge uno. Mi avvicino e siedo accanto a lei.
Cerco in modo maldestro di posare il piccolo fiore azzurro sulla mia giacca.
La donna nota le mie manovre imbarazzate, prende dalle mie dita il fiore e lo infila nell’occhiello della mia camicia.

Cari amici, mi accorgo che è notte fonda e la mia lettera questa volta non finirebbe mai.

Ci sentiamo presto, riflettete sulla soavità degli incontri di chi porta su di sé un minuscolo fiore azzurro.

Un abbraccio a tutti voi.

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