Ceto, due (ex) lavoratrici si incatenano davanti alla NK

La speranza delle due donne è quella di riaccendere i riflettori sia sulla fabbrica di Ceto sia sull'intera Valle Camonica

2
Lo stabilimento della NK a Ceto - www.bsnews.it
Lo stabilimento della NK a Ceto - www.bsnews.it

A Ceto, la NK (una fabbrica tessile), ha chiuso i propri battenti da ormai due anni lasciando senza lavoro una sessantina di persone le quali, dal 2015, hanno potuto fare affidamento sugli ammortizzatori sociali che si esauriranno però da qui a pochi mesi.

La situazione è quindi veramente critica e due donne, ex dipendenti della ditta, hanno deciso di protestare iniziando uno sciopero della fame e incatenandosi davanti al cancello della loro ex fabbrica.

La speranza delle due donne è quella di riaccendere i riflettori sia sulla fabbrica di Ceto sia sull’intera Valle Camonica dove, negli ultimi anni, solo nel settore tessile, sono andati perduti oltre 10mila posti di lavoro.

Queste le parole di una delle due protagoniste della protesta che la versione online del Giornale di Brescia riporta: “Ci siamo incatenate perché in Valcamonica la situazione è grave. In Valcamonica la percentuale di disoccupazione è alta. Non possiamo dimenticare queste persone. Il segnale deve essere forte”.

Comments

comments

2 COMMENTS

  1. Peccato che non ci sia più il bravo vescovo monari: sarebbe certamente venuto a stringervi le mani in senso di solidarietà e con i giornalisti al seguito, lanciando qualche appello alla saggezza e dando naturalmente ragione alle lavoratrici. Dimenticandosi naturalmente di quello che succede in casa sua, dove bravi parroci da lui nominati licenziano persone adulte finite su una strada x assumerne di giovani, nella legalità delle leggi e con l’approvazione dello stesso vescovo, proprio come è successo qui o all’innse o alla stefana. La morale è pretesa sempre e solo x gli altri. Per loro è sufficiente la legalitá….

  2. E’ qui il vero dramma del terzo millennio per alcuni Paesi come il nostro. La globalizzazione e la circolazione libera di capitali, merci e lavoro necessitava per le nostre imprese di rapidi cambiamenti, di ricerca e sviluppo, di innovazioni di processo e prodotto. E per lo Stato di un piano industriale nazionale complessivo, di politiche fiscali, di sostegno a chi voleva innovarsi e doveva investire soprattutto in nuove tecnologie e in abbattimento dei costi, di forti agevolazioni per chi, malgrado tutto, mantenesse posti di lavoro. Poco o niente da una parte e dall’altra, con i sindacati impotenti e rassegnati ad un ruolo sempre più passivo ed obsoleto.

LEAVE A REPLY