Scarsa igiene in casa: bimbo di due anni tolto alla madre

I Servizi Sociali di Rovato hanno allontanato il bimbo dopo un’ispezione dell’Ats di Brescia, ma il Comitato di Cittadini per i Diritti Umani parla di decisione ingiusta

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Mamma con bambino
Mamma con bambino

I Servizi Sociali di Rovato hanno allontanato un bambino di soli due anni dopo che un’ispezione dell’ATS di Brescia nella casa di una mamma aveva riportato che “i locali si presentano in condizioni igieniche inadeguate” con problemi di non conformità di alcune parti dell’impianto elettrico e dell’impianto termoidraulico. A renderlo noto è una nota del Comitato di Cittadini per i Diritti Umani (CCDU).

“Pare – spiega il testo del CCDU inviato ai media – che, invece di aiutare questa famiglia a sistemare le carenze igieniche e normative, i Servizi abbiano solo mandato due signore a fare un po’ di pulizie per alcune ore. Dopo un solo giorno dall’ispezione dell’Ast, i Servizi Sociali hanno provveduto a strappare il bambino dalle braccia della mamma e metterlo in una struttura. Subito dopo – continua il comunicato – è arrivato il resoconto dell’asilo nido: il bambino presenta dei ‘segnali di disagio quali toe-walking (deambulazione in punta di piedi) e scarso rispetto delle regole’.” Una diagnosi che secondo  il Comitato non sarebbe da ricondurre a disagi.  “Perché dunque perdere tempo con visite mediche approfondite quando il problema può essere semplicemente “risolto” sequestrando il bambino?”, incalza il comunicato del movimento.

“Ho avuto un periodo di debolezza dovuto al trauma della separazione e al comportamento del mio ex compagno. Mi sono lasciata andare. Ma mi sono ripresa subito e mi sono attivata per sistemare la casa. Purtroppo, non mi hanno dato il tempo di farlo.”, ha dichiarato la madre nella stessa nota, ammettendo parzialmente le proprie responsabilità. Ma il Tribunale non ha revocato l’allontanamento e, dopo tre settimane, ha disposto un collocamento temporaneo della mamma con il bambino in una comunità. Attualmente la mamma sta andando da una psichiatra e da una psicologa poiché il Tribunale ha disposto la verifica della sua salute mentale.

“Secondo le nostre stime, questa mamma e il suo bambino ci costano circa 6.000 euro al mese. (…)”, attacca Sonia Manenti del Comitato di Cittadini per i Diritti Umani, “Chiederemo al Sindaco del Comune interessato, e a tutta la cittadinanza, di attivarsi per aiutare questa famiglia a sistemare la casa, e permettere alla mamma e al bambino di tornare a casa al più presto.” Ma resta da sentire l’altra versione dei fatti.

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