Carenza di medici di base a Brescia, Rolfi: urgente riforma

Il Presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio regionale della Lombardia interviene sulla carenza a Caionvico, al Villaggio Sereno e a Casazza

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Ordine dei medici
Ordine dei medici

“Quello che si sta manifestando in certi quartiere della nostra Città è l’evidenza di un problema grave della Sanità italiana e lombarda: la mancanza di medici di famiglia rispetto alle necessità del territorio e di una società che tende a invecchiare, da cui conseguono maggiori domande assistenziali.” Così Fabio Rolfi, Presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio regionale della Lombardia circa la carenza di medici di base a Caionvico, al Villaggio Sereno e a Casazza.

“Purtroppo – prosegue Rolfi – rispetto al turn over pensionistico, che fra qualche anno raggiungerà il suo picco, viene formato meno del 10% di medici di famiglia, percentuale necessaria per garantire il ricambio; questo accade a causa delle scarse risorse che Roma e il Ministero mettono a disposizione per i corsi di formazione specialistica, che sono sì organizzati a livello regionale, ma su una base di programmazione nazionale. Servono quindi maggiori fondi per la specializzazione e necessitiamo urgentemente di più autonomia in questo ambito. Non a caso nella trattativa con Roma abbiamo chiesto proprio più margini di manovra per programmare l’attività di formazione specialistica, arrivando almeno a raddoppiare il numero di medici di medicina generale che vengono formati in Lombardia. Occorre poi reintrodurre gli incentivi per favorire la collocazione di questi professionisti nei luoghi più disagiati; oggi infatti a subire questa problematica sono soprattutto i cittadini che abitano in certi quartieri delle grandi città, piuttosto che coloro che risiedono nelle zone periferiche, montane o di pianura. Il problema emerso a Caionvico o a Casazza è ben noto da diversi anni nelle nostre valli; ciò capita perché i medici scelgono liberamente dove andare, preferendo luoghi meglio serviti. Bisogna quindi fare come un tempo, introducendo incentivi per la sanità periferica per far sì che sia colmato il gap, come si è fatto ad esempio per l’assunzione di medici ospedalieri nell’ATS della Montagna. Da ultimo ritengo sia indispensabile un accordo fra Regione e ANCI Lombardia, con una collaborazione stretta, affinché gli enti locali mettano a disposizione stanze e luoghi pubblici – conclude Rolfi – per incentivare ulteriormente la scelta del medico ad operare nelle zone maggiormente scoperte.”

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