Lega, nell’ipotesi Vilardi pronto il tandem con Massimo Tacconi

Su di lui punterà il Carroccio, sempre che l'interessato non decida di fare un passo indietro o di chiedere qualcosa in più

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Massimo Tacconi
Massimo Tacconi

La candidatura di Paola Vilardi non ha ancora superato i mal di pancia leghisti. Ma le maggiori criticità, per paradosso, sembrano proprio quelle interne a Forza Italia, perché in casa Lega le decisioni di Matteo Salvini non si discutono. Inoltre i possibili aspiranti sindaci del Carroccio – il consigliere regionale Fabio Rolfi e l’assessore Simona Bordonali – non faranno certo a gomitate per ottenere il ruolo di sfidante di Del Bono in una sfida data da molti per persa. Tanto più che l’alternativa, per loro, è il ritorno al Pirellone.

In questo quadro, dunque, sembra avanzare sempre di più l’ipotesi che il vice della Vilardi nella corsa di Palazzo Loggia possa essere l’attuale capogruppo in consiglio Massimo Tacconi (uno dei tre nomi indicati da Salvini per un’eventuale candidatura leghista). Su di lui punterà il Carroccio, sempre che la Vilardi non si metta in mezzo oppure l’interessato non decida di fare un passo indietro. O semplicemente di chiedere qualcosa in più.

Resta da capire, infatti, come verranno occupate le altre caselle delle prossime elezioni regionali e politiche. In Parlamento saranno confermati Stefano Borghesi e Raffaele Volpi. Mentre il camuno Davide Caparini dovrebbe fermarsi al terzo mandato. In Regione, invece, a Rolfi e Bordonali si aggiunge il nome dell’uscente Donatella Martinazzoli, ma lì per essere rieletti serviranno migliaia di preferenze. Per quanto riguarda le new entry, infine, tra Roma e Milano avanzano le ipotesi del segretario provinciale Paolo Formentini e del segretario camuno (che per la Lega è provincia autonoma) Beppe Donina.

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  1. Se manca un leader carismatico, un capo indiscusso e autorevole, è la squadra che deve essere “carismatica, autorevole e indiscussa “
    Più che una alternanza a staffetta servirebbe una ripartizione di compiti e responsabilità, anche forzando le regole di una tradizionale compagine amministrativa, fra persone serie e competenti.

  2. Insomma solo corsa ad occupare poltrone. Sembra sia solo questa la preoccupazione dei leghisti, in classico stampo democristiano come da anni hanno ampiamente dimostrato. Lontani secoli luce i tempi della lega rivoluzionaria (a parole) che scardinava il sistema della partitocrazia. Oggi, signora che vuole apparire sofisticata (nemmeno tanto), cambiando look e idee è entrata a pieno titolo nel sistema della partitocrazia e quindi il problema è diventato inevitabilmente quello delle poltrone e di mantenere immutato il sistema. E l’elettorato distratto ancora li vota, oppure quelli attenti li votano turandosi il naso e i più attenti, hanno da tempo cambiato o astenendosi o andando su altri lidi…

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