Parlamento, Pd di Brescia triturato da Renzi: Loggia più a rischio

Bazoli, infatti, potrebbe essere l'unico parlamentare bresciano della prossima legislatura a fronte di tre posti che il Pd bresciano porterà quasi sicuramente a casa il prossimo 4 marzo

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Matteo Renzi
Matteo Renzi

La quadra sui nomi in posizione certa, a Roma, è stata definita questa mattina alle 4. E per Brescia, a parte la rielezione dell’uscente , non ci sono buone notizie. Bazoli, infatti, potrebbe essere l’unico parlamentare bresciano della prossima legislatura a fronte di tre posti che il locale porterà quasi sicuramente a casa il prossimo 4 marzo.

Il secondo posto utile per la Camera, infatti, andrà a una donna catapultata da Roma, silurando così l’orlandiana (su cui a Brescia tutto il partito aveva trovato un accordo) e anche l’altra uscente Marina Berlinghieri (che però era già fuori). A rischio anche la conferma a Roma di : non andrà in Senato, ma sarà la terza scelta per la Camera. E le sue sorti politiche sono comunque legate al fatto che la donna (inizialmente si era parlato di Barbara Pollastrini, poi dell’emiliana Micheli e addirittura della Boschi, mente le ultime voci indicano la siciliana Francesca Raciti) venga eletta anche in un altro collegio, in cui il Pd risulti percentualmente meno forte: in quel caso – per la legge elettorale – sarebbe obbligata a optare per quello. Se la paracadutata fosse la Raciti (candidata anche a Catania),  Galperti avrebbe però buone speranze di essere eletto (nel 2013 il Pd prese il doppio a Brescia che a Catania).

Insomma: quasi tutti fuori. E non si tratta tanto di un affonto alle minoranze interne, visto che anche i renziani di ferro (da Galperti a , chiamato a giocarsi una difficile sfida nell’uninominale della città) escono indeboliti da questo passaggio. Bensì si tratta di uno schiaffo a Brescia: territorio che già non era rappresentato ai vertici del partito e al governo, ed ora sarà sottorappresentato anche in Parlamento.

Le liste per Roma (mancano soltanto i riempitivi in posizioni senza speranza), poi, potrebbero avere ricadute pesanti anche sulla Loggia, dato che i tre nomi indicati a (Bazoli, Cominelli e Galperti) erano frutto di una gestione unitaria del partito. Ed ora, a cascata, potrebbero accadere molte cose. La prima, di cui già si vocifera, sono le dimissioni di dalla direzione regionale del partito. Ma a questa mossa potrebbe seguire la scelta di molti di lasciare il Pd, per Leu o per una posizione di dissenso esterna al partito.

E se così fosse anche in Loggia (dove già si teme per le percentuali del voto politico del Pd) le ricadute potrebbero essere pesanti. Se infatti nel Pd si consumasse l’ennesima frattura – magari con la nascita di un nuovo soggetto – un pezzo importante del partito potrebbe essere quasi costretto a non sostenere il candidato del in Loggia. Ma anche i rapporti con la sinistra di Leu e con Fenaroli potrebbero subire un duro contraccolpo. Risultato? Con queste premesse a stappare lo spumante è oggi solo la candidata del centrodestra Paola Vilardi.

 

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2 Commenti

  1. Articolo quasi da fantapolitica. A prescindere da tutto, è la tradizione di potere del cosiddetto cattolicesimo democratico (ovvero cattocomunista per chi preferisce il noto neologismo) a determinare ancora il consenso in città. Aggiungiamoci la triste esperienza della Giunta Parolfi (Paroli-Rolfi), di cui la Vilardi fece parte, e arriviamo al dunque: Del Bono, per moltissimi elettori ciitadini e quindi a prescindere dal caos che regna nel PD, è visto positivamente e ce la farà comunque. Si vota tra maggio e giugno, quindi per Del Bono c’è anche tempo per ricucire qualche strappo politico e, con equa disttribuzione di assessorati e poltrone, arrivare allla riconferma. Certo, pensare che Brescia conti così poco nelle strategie di Renzi ci fa pensare che l’altezzosetto toscanaccio sia davvero al capolinea della sua sin troppo fortunata carriera di leader politico.

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