Pd, Bragaglio non lascia, ma attacca Renzi: miopia personalistica

Il presidente della direzione regionale spiega di aver riconsiderato l'ipotesi di sue dimissioni dall'incarico e definisce come positivo il passaggio delle candidature per le regionali

0
Claudio Bragaglio
Claudio Bragaglio

Con una lunga nota il presidente della direzione regionale Pd spiega di aver riconsiderato l’ipotesi di sue dimissioni dall’incarico e definisce come positivo il passaggio delle candidature per le regionali (nonostante le polemiche sull’esclusione dalla lista bresciana del sindaco di Orzinuovi Andrea Ratti), ma non risparmia critiche ai vertici del partito, accusando Renzi di “una miopia correntizia nazionale, financo personalistica ed amicale, avulsa dal contesto bresciano, dalle sue aspettative e dalle sue esigenze”.

LA DICHIARAZIONE DI BRAGAGLIO

La Direzione regionale del PD ha approvato all’unanimità le Liste PD per la Regione Lombardia. Compresa la Lista di Brescia che, nella sua fase di formazione, ha registrato un passaggio critico e problematico.

Con riferimento alla vicenda nazionale delle candidature non posso che condividere il giudizio molto critico espresso in Direzione dallo stesso segretario regionale, Alessandro Alfieri.

“Vicenda devastante”, è stato detto dal Segretario nazionale, Matteo Renzi. Giudizio, che andrebbe però ampliato e declinato, a mio parere, con riferimento anche alla legge nostra elettorale il “Rosatellum”, nonché alla gestione centralizzata a Roma delle candidature, che ha penalizzato pesantemente territori e pluralismo interno del PD.

Ciò è avvenuto anche per Brescia. Con candidature paracadutate dall’esterno, prive d’un senso comprensibile, con decisioni che hanno stravolto il percorso unitario costruito a Brescia. Pensando in particolare alle scelte nazionali, per nulla condivisibili, riguardanti, i parlamentari uscenti e .

Con riferimento inoltre ad indiscrezioni di stampa riguardanti le mie possibili dimissioni dalla Presidenza della Direzione regionale, mi limito a confermarne la fondatezza. Come peraltro, con riflessioni analoghe, tali intenzioni hanno riguardato anche altri livelli istituzionali del PD bresciano.

Per quanto mi riguarda valutazioni di carattere generale, rese peraltro pubbliche dall’on. Andrea Orlando, e riguardanti l’impegno prioritario per la campagna elettorale, le considerazioni critiche espresse dal Segretario Alfieri, anche da me condivise, la necessità del massimo ed unitario impegno per l’elezione di Giorgio Gori in Lombardia mi hanno portato a riconsiderare tale ipotesi. Peraltro convinto che all’indomani del 4 marzo vada comunque aperto un nuovo ciclo rispetto ad un PD che da partito delle primarie si è andato pericolosamente trasformando in un partito di nominati. Da partito pluralistico in un partito monocratico con pesanti estromissioni o mortificazioni delle minoranze interne. Per non dire poi della sua linea politica!

Non nascondendo, peraltro, da parte mia la priorità assoluta che, rispetto ai problemi interni, assume la vicenda stessa del Comune di Brescia al fine di assicurare la vittoria del sindaco Emilio Del Bono e della più ampia coalizione di centro sinistra e civica.

Ho preso altresì atto positivamente del passo importante compiuto dal PD bresciano e regionale, in particolare nelle figure dei due segretari Orlando e Alfieri, per la candidatura di Miriam Cominelli in Regione. Come della decisione stessa assunta da Guido Galperti di rimanere nella Lista nonostante l’ingiusta penalizzazione di posizione imposta da Roma. Una scelta particolarmente apprezzabile e che gli fa onore.

Non mi sottraggo infine ad esprimere una critica, a livello romano, riguardante la miopia registrata oltre che sulla vicenda elettorale, anche sulla soluzione unitaria immaginata per il migliore PD da impegnare per le elezioni del Comune di Brescia. Una miopia correntizia nazionale, financo personalistica ed amicale, avulsa dal contesto bresciano, dalle sue aspettative e dalle sue esigenze.

Vi sono tempi in cui l’esempio viene dall’alto, altri in cui la piramide va decisamente rovesciata e l’esempio va dato dal basso. E con l’orgoglio della nostra migliore storia politica. Anche del PD.

Più volte in questi giorni mi son ripetuto in testa la provocazione di Mino Martinazzoli: “lì c’è il Rubicone, qui ci sono le Gallie e per favore, voi di Roma, non dateci più una mano!”

Claudio Bragaglio

Comments

comments

Lascia una risposta (la prima volta la redazione deve accettarla)

Per favore lascia il tuo commento
Per favore inserisci qui il tuo nome