A Leone debutta il commesso-robot, la Uil: siamo preoccupati

Il nuovo commesso umanoide sarà anche in grado di fornire consigli ai consumatori, ma i sindacati non nascono la preoccupazione per le possibili ricadute sul fronte occupazionale

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Pepper, il primo commesso robot del Leone di Lonato
Pepper, il primo commesso robot del Leone di Lonato

E’ alto circa un metro, è snodato e trasmette simpatia al primo sguardo: è Pepper, il primo social robot umanoide commercializzato in Italia da Softec Spa. Il commesso-umanoide farà la sua prima comparsa al centro commerciale il Leone di Lonato nel fine settimana – sabato 24 e domenica 25 – e sarà perfino in grado di consigliare il cliente sulla scelta migliore. Una novità curiosa, che però fa discutere.

Ad “assumere” il nuovo commesso-robot sarà 1177  Srl, attività del settore moda presente da due anni all’interno del centro commerciale che – prima al mondo – ha deciso di introdurre la “vending machine connessa di nuova generazione supportata da un umanoide”.

“Pepper – si legge in una nota – è programmato per assistere alla vendita dei prodotti presenti nella vending machine partendo da una dettagliata profilazione dell’utente il quale, in un tempo massimo di tre minuti, verrà condotto in modo divertente ma professionale alla conclusione dell’esperienza di acquisto. Pepper è addirittura in grado di consigliare l’acquirente in modo autonomo grazie alle informazioni acquisite durante l’attività di profilazione iniziale”.

Ma se è facile immaginare la curiosità dei consumatori, c’è chi – dall’altro versante – non nasconde le proprie preoccupazioni per la novità e per le possibili ricadute che potrebbe avere nel lungo periodo sul fronte occupazionale.

“La questione delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro”, commenta il segretario Uiltucs Roberto Maestrelli, “è alla nostra attenzione da tempo: penso all’introduzione dei droni sulla vigilanza o al caso del braccialetto di . La preoccupazione è che simili novità possano creare problemi sul fronte dell’occupazione. Se i consumatori preferiranno i commessi robot rispetto a quelli umani quali saranno le conseguenze per un settore già provato dalla crisi? Vorrei capire se andrà davvero così”, conclude Maistrelli, “ma non possiamo nascondere i nostri timori per le possibili ricadute”.

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  1. Nei primi anni Settanta, complice l’arrivo dell’uomo sulla luna, si cominciava a pensare e a illudere politicamente i lavoratori, al Duemila come epoca in cui i robot e le macchine avrebbero sostituito il lavoro dell’uomo creando un benessere tale a tutti da far pensare a come impiegare il tanto tempo libero che i lavoratori avrebbero avuto a disposizione. Tanto da creare associazioni in tal senso. E anche la sinistra (quella cattocomunista) e i sjndacati si prodigavano a creare gruppi e associazioni per il tempo libero dei lavoratori, con relative tessere. Questa teorieoria si manifestò subito dopo utopistica, vista la crisi degli anni Ottanta. E loro, allora, ricorsero ai prepensionamenti e al regalo di anni di contributi, con tanto di calcolo retributivo delle pensioni, di milioni di cinquantenni che si ritrovarono il famoso tempo libero e partiti e sindacati milioni di voti e di tessere. Successivamente, imposti i vincoli europei e il rapporto debito/pil ormai al 130% ci si rese conto che ormai lo stato è sull’orlo della bancarotta. Intanto, però, i costi di queste scelte sono ricaduti sulle generazioni successive, private anche della possibilità di avere un lavoro. Oggi quindi il sindacato si preoccupa dell’automazione. In passato invece lo inneggiava…. Ma la famosa redistribuzione della ricchezza prodotta dov’è finita? In tasca vostra, cioè del potere?

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