Redditi parlamentari: Gitti a 1 milione 740mila euro – ECCO LA CLASSIFICA

In attesa dell'insediamento dei nuovi parlamentari (che si terrà il 23) e di conoscere le loro dichiarazioni dei redditi, sono stati resi noti gli stipendi dei deputati e dei senatori uscenti

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Il deputato Pd Gregorio Gitti
Il deputato Pd Gregorio Gitti

In attesa dell’insediamento dei nuovi parlamentari (che si terrà il 23) e di conoscere le loro dichiarazioni dei redditi, secondo quanto riportato da , sono stati resi noti i redditi dei deputati e dei senatori uscenti che fanno riferimento a Brescia e provincia. Una classifica in cui non mancano sorprese e conferme, come il fatto che a guidare l’elenco dei paperoni è l’avvocato Gregorio Gitti, con un reddito circa 25 volte quello dell’ex senatore (e compagno di partito) Guido Galperti. Anche gli altri due posti del podio vanno a esponenti Pd, che – un po’ a sorpresa – si confermano essere mediamente molto più benestanti dei colleghi forzisti… Riportiamo la classifica integrale dei redditi dei deputati bresciani.

ECCO LA CLASSIFICA DEI REDDITI

GREGORIO GITTI (PD) – 1.740.320 EURO

MASSIMO MUCCHETTI (PD) – 300.239 EURO

ALFREDO BAZOLI (PD) – 177.690 EURO

(LEU, EX PD) – 156.292 EURO

(LEGA) – 127.678 EURO

RAFFAELE VOLPI (LEGA) – 127.639 EURO

MARINA BERLINGHIERI (PD) – 125.148 EURO

(FORZA ITALIA) – 97.003 EURO

(PD) – 96.905 EURO

(M5S) – 98.471 EURO

TATIANA BASILIO (M5S) – 98.471 EURO

(M5S) – 98.471 EURO

(M5S) – 97.338 EURO

– 96.811 EURO

RICCARDO CONTI (ALLEANZA LIBERALPOPOLARE) – 96.408 EURO

STEFANO BORGHESI (LEGA) – 96.235 EURO

(FORZA ITALIA) – 93.476 EURO

VITO CRIMI (M5S) – 85.357 EURO

LUIGI LACQUANITI (SEL, PD) – 83.237 EURO

GUIDO GALPERTI (PD) – 71.007 EURO

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  1. Interssanti gli imponibili di chi fa solo il parlamentare e null’altro perchè si tratta di importi di circa 98.000 euro. Ma, più in dettaglio, i guadagni degli eletti di Camera e Senato sfiorano i 20 mila euro lordi al mese: 5 mila sono uno stipendio, altri 7 mila netti sono rimborsi (automatici e pagati anche senza presentare uno scontrino) e non vanno dichiarati (!). In una legislatura 407.940 e 434.400 euro.Tutto esentasse. A questi soldi vanno poi aggiunti 1.200 euro l’anno di spese telefoniche certificate e 1.850 euro circa al mese per il cosiddetto “esercizio di mandato”. Fanno altri 23.400 euro ogni dodici mesi.

  2. Ma vi rendete conto???? I parlamentari uscenti più ricchi sono quelli che stavano con il centrosinistra… Ok che la questione di classe è superata, ma poi come fate a pensare che questa gente possa rappresentare le classi deboli????

    • Infatti la sinistra non ha mai rappresentato le classi più deboli. Le ha sempre prese in giro e le ha usate per arrivare al potere e fare peggio delle classi borghesi e aristocratiche che, a parole, hanno sempre combattuto. Non a caso questa gente, una volta occupati i posti “sicuri” e di comando si sono scoperti amanti degli agi e dei soldi, dimenticandosi (ammesso che avessero realmente provato la miseria) i problemi del terzo stato. In questo sono molto somiglianti al clero. Ed infatti hanno in comune anche l’ipocrisia, la falsità e il buonismo. E non per niente si sono sempre apparentemente combattuti per poi, quando diventati radicalchic, allearsi. Ottimi esempi di potere e di opportunismo, soprattutto finanziario….

      • Mentre si pubbicano questi dati sui nostri cosiddetti onorevoli rappresentanti, Eurostat ne diffonde un altro sul quale meditare…:
        “Il dato italiano sui lavoratori a rischio povertà è tra i più alti in Ue (fanno peggio solo Romania, Grecia, Spagna). Il rischio – spiega Eurostat – è influenzato fortemente dal tipo di contratto con un dato complessivo doppio per coloro che lavorano part time (15,8%) rispetto a quelli che lavorano a tempo pieno (7,8%) e almeno tre volte più alto nel complesso tra coloro che hanno un impiego temporaneo (16,2%) rispetto a quelli con un contratto a tempo indeterminato (5,8%)”. Eccolo qua l’effetto del Jobs Act, targato centrosinistra renziano, propagandato come “leva occupazionale”. Ed indfatti, sempre Eurostat aggiunge:”Cresce il lavoro precario e part time e aumenta il fenomeno dei “working poor”, ovvero di coloro che pur avendo un’occupazione sono a rischio povertà. Secondo i dati Eurostat riferiti al 2016 l’11,7% degli occupati in Italia, quasi uno su 8, pari a circa 2,6 milioni di persone, è a rischio povertà. La percentuale è in crescita rispetto al 2015 (era l’11,5%) e soprattutto sul 2010 (+2,2 punti percentuali) mentre si fissa largamente al di sopra della media europea (il 9,6% degli occupati).” Complimenti…

  3. Il bello è che tutti sapevano che col jobs act si sarebbe aumentato il lavoro, ma quello precario, anche per chi già aveva quello fisso e poi lo perdeva. Ma, come succede in Italia, il popolo è sovrano quando non ha alternative di scelta. E quindi si è continuato a raccontare bugie talmente grandi dal creare il disinteresse generale. Mi pare di sentire le altrettante bugie del cavaliere durante i suoi anni di governo. Immani le responsabilità dei sindacati che, se avessero proposto una riforma del lavoro così 10 anni fa e con governi di destra, avrebbero fatto scioperi e manifestazioni continue contro i padroni. Avendola proposta un governo di centrosinistra, allora solo timidi rimbrotti e nulla di fatto. E adesso vengono a galla gli effetti di quanto si sapeva fin dall’inizio. I cari renzi, poletti, e i nostri locali bragaglio, corsini, cominelli, bazoli, ecc. che dicono? Tutto ok perchè loro sono garantiti e a pancia piena?

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