Valsabbina, i soci ribelli: niente lista, non ci sono le garanzie

Il comitato co una nota che conferma tutte le critiche ai vertici della banca e sottolinea le motivazioni della decisione

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Aurelio Bizioli e Giorgio Paris del Comitato Soci Valsabbina
Aurelio Bizioli e Giorgio Paris del Comitato Soci Valsabbina

I soci ribelli di Banca non presenteranno liste in occasione della prossima assemblea dell’istituto di credito, convocata per il 14 aprile. A dirlo è lo stesso comitato con una nota che conferma tutte le critiche ai vertici della banca e sottolinea le motivazioni della decisione, giustificata soprattutto con il fatto che ” stante le attuali regole ed il loro strumentale utilizzo, nessuna candidatura alternativa, per quanto significativa e qualificata, è in grado di contrastare le candidature espresse dal CdiA”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Sono in distribuzione in questi giorni le lettere-invito di per la partecipazione all’Assemblea ordinaria dei soci che dovrà approvare il bilancio 2017, nominare tre amministratori, l’intero Collegio sindacale e determinare il prezzo di recesso  (il valore delle azioni in alcuni casi specifici che ha sempre assunto nella storia della banca un valore di riferimento per i soci).

L’Assemblea è convocata di fatto per sabato 14/04/2018; una data ed una procedura significativa perché “comprime” i tempi di informazione/svolgimento della riunione annuale riducendo sensibilmente i tempi di analisi, riflessione e preparazione a fronte di un dato inequivocabile: il bilancio 2017 chiude con una perdita di 5.821.000,00 euro.

Il Comitato ha ritenuto opportuno, a differenza di quanto avvenuto l’anno scorso, non presentare candidati alternativi a quelli proposti dal Consiglio in quanto:

a – le recenti dimissioni di due consiglieri hanno modificato la composizione del CdiA e la proposta di nomina dei tre amministratori presenta, crediamo anche per le motivazioni ampiamente espresse nell’Assemblea 2017, un significativo rinnovamento dei candidati;

b – pur essendo significativamente soddisfatti del consenso raccolto l’anno scorso è evidente che, stante le attuali regole ed il loro strumentale utilizzo, nessuna candidatura alternativa, per quanto significativa e qualificata, è in grado di contrastare le candidature espresse dal CdiA.

Fino a quando gli amministratori uscenti vorranno utilizzare le norme che consentono la “raccolta organizzata” di deleghe e la lista prestampata solo con i candidati del CdiA (e gli organismi di controllo consentiranno tali comportamenti) le possibilità di un voto societario espresso autonomamente dall’Assemblea, dopo un confronto sulle proposte e sulle candidature,  sono praticamente nulle.

Non a caso anche quest’anno sul sito internet della BANCA ci si è significativamente “dimenticati” di indicare la data di convocazione dell’Assemblea e di rendere disponibile (senza doversi necessariamente recare nella pressoché deserta sede legale di VESTONE) sia il bilancio di esercizio che le proposte di nomina ed i curriculum dei candidati.

Per i navigatori più accorti è da qualche giorno disponibile la LETTERA AI SOCI che presenta con toni significativi “un ottimo andamento delle masse amministrate”  e che riesce a rappresentare in termini positivi un risultato negativo di 5 milioni di euro. Avremo modo, speriamo, nel corso dell’Assemblea del 14 di commentare i dati di un bilancio che fra operazioni straordinarie, imposte anticipate ed accantonamenti più o meno adeguati ripresenta alcune delle criticità già emerse negli anni precedenti.

Vorremmo qui sottolineare la particolare attenzione rivolta ai soci da parte del CdiA nella lettera:

a – solo un richiamo al numero dei soci al 31/12/2017, pari a 38.519, senza alcun raffronto in questo caso ai valori degli anni precedenti (erano 40.129 al 31/12/2016);

b  – le tre righe incidentali sui “profili della trattazione del titolo Valsabbina” che non affrontano il tema rilevante di BANCA VALSABBINA: il crollo sistematico del valore delle azioni.

E’ triste rilevare che, dopo il crollo da 14,00 a 7,00 euro nel corso del 2016 (con una punta minima di 4,60 euro a cui è corrisposto il numero massimo di transazioni), il sistema HI-MTF si sia “normalizzato” nel 2017, a fronte dell’ingresso di altre banche popolari che a quanto pare hanno tratto insegnamento dall’esempio di VALSABBINA, con due parametri significativi: prezzi bloccati e transazioni praticamente nulle.

Nell’Assemblea del 14/04/2018 il Comitato Soci ha ritenuto di non presentare candidature alternative per poter concentrare l’attenzione dei soci presenti sui temi essenziali della società: situazione gestionale, modello di sviluppo, regole di funzionamento e di determinazione della governance societaria.

Chiediamo quindi a tutti i soci di essere presenti in proprio, od in alternativa tramite delega, all’assemblea per esprimere sia al Consiglio di Amministrazione che agli Organi di controllo interni ed esterni le richieste di maggior attenzione e rispetto verso le istanze che sempre più spesso, in modo formale ed informale, abbiamo occasione di raccogliere.

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6 Commenti

  1. Perdita di esercizio di 6 milioni di euro: bisogna capire però da cosa nello specifico sia stata determinata poichè diversa è la determiinazione a causa di ulteriori accantonamenti prudenziali sui crediti deteriorati anzichè a causa di dimunuita redditività della gestione caratteristica. Insomma, al di là di una situazione societaria delicata e per certi versi ambigua, bisogna capire bene quale sia il vero futuro della Valsabbina soprattutto per quei piccoli soci ingenuamente acquisiti senza che sapessero cosa significhi partecipare al capitale di rischio di un’impresa.

  2. Aggiungo anche due temi centrali per banche locali come questa: il primo è quello dell’ulteriore concentrazione bancaria che mira a spazzar via le banche locali (vedasi le bccb) o quelle regionali (vedasi gli scandali delle banche venete e il risultato che ha portato: aumento di clientela, mercato e potenza di banca intesa e incremento del debito pubblico per ripianare i buchi in quanto intesa si è presa solo la parte buona delle venete). Il secondo, legato inevitabilmente al primo, riguarda le quotazioni e il mercato di queste banche: troppo piccole e quindi con poco mercato e valorizzazioni fittizie delle loro azioni ed obbligazioni. La vedo dura mantenere l’autonomia.

  3. Tutto può essere.
    La Banca d’Italia da anni e in modo continuo spinge per una riorganizzazione del sistema basato su accorpamenti fra istituti, piccoli o medi o grandi poco importa.
    Però, prima di procedere a fusioni o aggregazioni che dir si voglia della Valsabbina con altre realtà proporrei che si scansassero i responsabili di due anni consecutivi di bilanci in perdita.
    Nel 2016, infatti, se non ci fossero stati i 17 milioni ricevuti per avere rilevato sette filiali della banca austriaca, il risultato sarebbe stato negativo.
    Ora, si possono dare le colpe alle banche che si sono comportate peggio, e che hanno obbligato tutte le altre a versare ai vari fondi sostanziosi contributi per non farle sparire. Ma questi contributi, appunto, sono stati pagati da tutti e molte altre banche (quasi tutte) hanno chiuso in utile. Non trovo giusto che a ogni intervista il presidente dia la colpa delle sue pecche a questa faccenda: dopo un po’ sei ripetitivo e stucchevole, offendi l’intelligenza di chi ti ascolta e di chi compra i giornali.
    Bene, uno dei massimi colpevoli va considerato l’attuale presidente che fra il 2013 e il 2016 è stato direttore generale. Nel 2015 ha proposto all’assemblea di mantenere la quotazione dell’azione a 18 euro sapendo bene che nessuno ne chiedeva l’acquisto a quel prezzo da mesi o anni. Non si può dire che avesse ragione: con il senno di poi, passati tre anni e incaricatosi un mercato ufficiale di stabilire il prezzo, possiamo dire che si sbagliava di oltre il 400 per cento (quattrocento per cento!!!) . Intanto i soci storici grandi sponsor della banca sono andati per così dire in malora.
    Poi perché la banca apre sportelli quando gli altri chiudono? Costi inspiegabili:si vede che gli altri sono scemi.
    Ancora, perché sbandierare risultati buoni nel 2018 e prevederne di ottimi anche nel 2019 quando l’istituto è reduce da parecchio scontento da parte dei soci, che sono diminuiti di numero forse non a caso? E la Valsabbia, forse non è stata abbandonata in tutte questi anni?
    Sinceramente capisco il Comitato Tutela Soci che ha deciso di non presentare una lista alternativa, soltanto se ha il coraggio di dire in pubblico certe cose e se comunque si adopera per far dimettere alcuni consiglieri. Ci eravamo illusi in qualcosa di più forte per un’alternativa a questo consiglio che resta lì soltanto a far perdere soldi e per mantenere la sedia. Oh scusate. Sono i vertici di una banca che merita critiche, ma pur sempre i vertici. Infatti difendono non la sedia ma una comodissima poltrona.
    Ma tutti i soci? Difendono anche loro le poltrone dei consiglieri?
    Che cosa fa il presidente? Marketing e cioè parole.
    Se non si scansa il presidente e se non fanno un passo indietro i vertici operativi, certo nell’ordine di idee di una partnership bisogna entrare.

    • Ma nn é che manca anche un tessuto produttivo in espansione con imprenditori che hanno concrete prospettive di sviluppo? Mi sembra che ormai le nostre valli (sabbia, trompia, camonica e anche gobbia) siano nella fase di delocalizzazione e di declino per molte ragioni, fra le quali la concorrenza dei paesi emergenti, l’europa e la non svalutazione della moneta, l’assenza di idee nuove che si concretizzino in nuove opportunità di sviluppo… Tutto decadente. E’ logico quindi che anche una banca come la valsabbina, nata dal tessuto produttivo del territorio, non abbia più reali e concrete possibilità di crescita.

      • Assolutamente condivisibile riflessione: troppe imprese locali si sono dimostrate incapaci di reggere la globalizzazione in assenza di rapidi scelte di diversificazione sui prodotti ed i mercati, sottocoapitalizzate, senza funzioni aziendali di ricerca e sviluppo, di pianificazione, di efficentamento dei costi, senza piani di investimento. La crescita di una banca come la Valsabbina poteva indirizzarsi allora ai comparti cosiddetti retail o private, ma anche qui non si è vista nessuna strategia e nemmeno manager dal profilo adeguato per sfide di qiuesto tipo. Delirante il ricorso alla crescita esterna per sostenere i volumi (acquisizione sportelli) e beneficiare di vantaggi una tantum in conto economico. L’anno dopo i soli costi di struttura ti si ribaltano addosso. Inevitabile una fusione con altri Istituti.

  4. Proprio queste visioni miopi e alla “tiriamo a campare”, con qualche lobby qui e là da foraggiare con i conseguenti tornaconti, sono state le politiche dei nostri imprenditori delle medie aziende bresciane. Con la globalizzazione tutto è saltato, comprese le banche locali.

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