Alcune riflessioni sul futuro del commercio a Brescia | di Alessandro Cantoni

Il tema del commercio nel centro storico, sollevato da Sandro Belli su BsNews.it, merita senza dubbio qualche riflessione in più. Da professionista prestato alla politica mi permetto dunque di fare alcune considerazioni su una questione così importante per la vita - presente e futura - della nostra città

2
Alessandro Cantoni
Alessandro Cantoni

di Alessandro Cantoni – Il tema del commercio nel centro storico, sollevato da Sandro Belli su BsNews.it, merita senza dubbio qualche riflessione in più. Da professionista prestato alla politica mi permetto dunque di fare alcune considerazioni su una questione così importante per la vita – presente e futura – della nostra città.

Quanto scritto da Belli è assolutamente condivisibile: la ripartenza del commercio entro le mura Venete è un tema vitale a fronte della crisi economica degli ultimi anni e della concorrenza, sempre più forte, dei centri commerciali.

Come è possibile difendere il commercio di prossimità di fronte al successo di Amazon e degli acquisti on line e alla nascita di grandi centri – non voluti dall’amministrazione comunale in cui siedo, sia chiaro – alle porte della città?

La risposta non è facile. Ma dall’America arrivano segnali da non trascurare: i centri commerciali sono in sofferenza e la tendenza dei comportamenti d’acquisto sembra collocarsi a cavallo tra il web e la passeggiata all’aria aperta nel centro storico. Su questo fronte Brescia più vantare bellezze architettoniche di rilievo, oltre a una vivacità che negli anni ne ha favorito sempre più la capacità di attrazione dei turisti.

Attualmente le destinazioni del centro storico della città sono regolamentate da una tavola del commercio chiamata “Duc”, che raccoglie 24 vie della nostra città normate dall’art. 76 delle NTA. Fino a qualche mese fa, a Brescia, all’interno del Duc era vietato il cambio d’uso da commerciale ad altre destinazioni per i piano terra. Una regola che impediva dunque l’apertura di attività non prettamente commerciali, compresi gli spazi non ricettivi che richiamano indirettamente possibili acquirenti anche per le altre attività.

Questo è cambiato. In seguito alla nuova variante del Pgt​ e a numerosissimi confronti con i tecnici sono riuscito a porre l’attenzione sul concetto di “flessibilità” – evocato anche da Belli – trovando un compromesso che permette il cambio di destinazione, escludendo solo alcune categorie, se l’attività è chiusa da almeno 12 mesi.

È sicuramente un piccolo passo avanti. Anche se per il futuro – e su questo mi batterò in caso di rielezione – è necessaria la revisione del D​istretto Urbano del Commercio ​perché alcune limitazioni ​venga​no ​ridotte​ a quelle che oggi sono le vere vie commerciali della città. Per alcune vie, inoltre, sarebbe opportuno uno studio che valuti anche una maggiore flessibilità degli orari di funzionamento delle Ztl, spegendo le telecamere alle 16 invece che alle 20.

Si tratta di piccoli cambiamenti, che certo non risolvono alla radice il problema, ma potrebbero portare significativi benefici al sistema del commercio nel centro storico. Da qui, e da altri argomenti che presenterò nel mio programma elettorale, ripartirà eventualmente il mio impegno in Loggia.

* Presidente Commissione Consiliare “Lavori Pubblici, cimiteri, patrimonio”

Comments

comments

2 Commenti

  1. Ringraziamo per la condivisione su quanto Bresciacittagrande propone sulla flessibilità
    A chi vuol meglio conoscere cosa pensiamo sul futuro commerciale ed urbanistico di Brescia, consigliamo di leggere il testo Bresciacittagrande 2030 che gratuitamente è distribuita da Fotogramma S. di Alice Giambelli in via Biseo – zona Crocifissa di Rosa – Bs.
    Al giovane Cantoni auguro buon lavoro e mi permetto di suggerirgli di visitare una decina di città, europee e non, per raccogliere idee e immagini.

  2. Al giovane Cantoni auguro anche di leggere i commenti assai autorevoli di Claudio Buizza e Luisa Zani: dietro un certo tipo di flessibilità di ci sono pure le “furbate” dei solti noti, magari anche politici, e pure non lontani da Cantoni, magari proprio “socialisti per passione” che non demordono malgrado il crin canuto…

Lascia una risposta (la prima volta la redazione deve accettarla)

Per favore lascia il tuo commento
Per favore inserisci qui il tuo nome