Ghedi, “vicini da incubo” ammoniti per stalking: in caso di sgarro scatta l’arresto

Il caso dei cosiddetti Vicini da incubo, sollevato da un servizio della trasmissione di Italia 1 Le Iene, è arrivato a una svolta. E - in attesa di sapere se le parti troveranno un accordo sulla ormai nota catenella della discordia - il questore Vincenzo Ciarambino ha deciso infatti di prendere la situazione in mano, firmando un provvedimento di ammonimento per stalking nei confronti dei presunti vicini molesti

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Un frame del servizio andato in onda su Italia 1
Un frame del servizio andato in onda su Italia 1

Il caso dei cosiddetti Vicini da incubo, sollevato da un servizio della trasmissione di Italia 1 Le Iene, è arrivato a una svolta. E – in attesa di sapere se le parti troveranno un accordo sulla ormai nota catenella della discordia – il ha deciso infatti di prendere la situazione in mano, firmando un provvedimento di ammonimento per nei confronti dei presunti vicini molesti.

Ieri,  personale della Divisione Anticrimine, in collaborazione con i militari dell’Arma dei , ha dato esecuzione al provvedimento a carico dei tre (padre, madre e figlio), che sono stati indicati come autori “di comportamenti persecutori a danno di alcuni  vicini di casa”, con “condotte sono state ricondotte a forme di stalking come previsto dagli artt. 7 e 8 della Legge n. 38/09”.

“Anche grazie all’apporto dei media nazionali e locali – si legge in un comunicato stampa ufficiale della questura – che hanno denunciato, attraverso i propri canali comunicativi, gli atteggiamenti illeciti tenuti dalla citata famiglia, composta da padre nato a Ghedi classe ’45, madre nata a Varapodio (RC) classe ’55 e figlio nato  Brescia classe ’83, sono state accertate situazioni di soprusi, prepotenze e prevaricazioni nei confronti di vicini di casa, obbligati nel tempo a mutare le proprie abitudini di vita”.

Nello specifico si è riscontrato che “tali condotte aggressive e minacciose, iniziate negli ultimi due anni nei confronti di un solo nucleo familiare, si sono nel tempo estese anche ad altri vicini di casa, appartenenti a nuclei familiari differenti ma accomunati, analogamente alla prima famiglia, dai medesimi soprusi subiti”.

La di Stato ha così accertato che “nel corso del tempo, la famiglia denunciante ed il vicinato sono stati sottoposti ad ingiurie ed angherie che hanno provocato un grave e perdurante stato di ansia che ha condizionato pesantemente ogni attività ed ogni spostamento della popolazione della via interessata”.

Il motivo di tutto ciò, come noto, “sarebbe da ascriversi al passaggio nel tratto di strada, prospiciente la propria abitazione, da parte di persone non autorizzate, essendo stato considerato quel tratto di strada come proprietà privata. Proprio il passaggio per quella via, delimitata con una catena, è stato il principale motivo di discussione e di alterco con i residenti delle abitazioni vicine, obbligati, tra l’altro, ad interessare quell’unico tratto di strada esistente per la propria mobilità. Discussioni che si sono trasformate in vere e proprie condotte di tipo persecutorio”.

Il Questore di Brescia ha, pertanto, ammonito i componenti della famiglia “a tenere un comportamento conforme alla legge, desistendo da ogni qualsivoglia condotta che, attraverso atteggiamenti vessatori o violenti, anche sotto forma di minaccia e molestia, comportino alle parti offese un disagio psico-fisico, oltre ad un ragionevole senso di timore”.

“Il provvedimento di ammonimento del Questore – conclude il comunicato – in tali contesti, risulta particolarmente efficace poiché consente alle Forze dell’Ordine di intervenire d’ufficio in caso di violazione e procedere all’arresto in flagranza di chi non ottemperi ai precetti, con l’applicazione delle conseguenti sanzioni penali”. Insomma: se la situazione non cambia potrebbero scattare anche le manette.

 

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