Forza Italia, Maione sfida ancora Gelmini e Mattinzoli: fate un direttivo a porte aperte

L'ex assessore torna ad attaccare i vertici del partito e chiede un chiarimento pubblico per discutere di quanto fatto dal partito alle ultime elezioni

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Giorgio Maione, Forza Italia
Giorgio Maione, Forza Italia

Il forzista è tornato all’attacco. Dopo essersi dimesso da vicecoordinatore e aver criticato aspramente le modalità con cui i vertici del partito ha approcciato le ultime elezioni amministrative, infatti, l’ex assessore comunale ai Servizi Sociali di Brescia ha rilanciato le polemiche, chiedendo a gran voce che convochi un direttivo provinciale a porte aperte per fare autocritica.

“Sui giornali di oggi viene riportato il mio intervento sulla situazione in Forza Italia su Brescia – attacca nuovamente Maione via Facebook –  Dopo essere stato sconvocato, è stato riconvocato il direttivo provinciale e cittadino per questo sabato. Lancio una proposta si faccia il direttivo in pubblico esteso a tutti i cittadini e alla stampa e in streaming così che non finisca il tutto nel solito rituale polveroso di autoassoluzione e di analisi fatta di ragionamenti in politichese stretto o peggio non finisca nalla solita melassa in cui tutti si ringraziano vicendevolmente e promettono gattopardianamente una riorganizzazione con le stesse facce. Se sarà cosi – conclude il forzista ribelle – sarà solo noia e apparato”.

Parole di fuoco, indirizzate ancora una volta ai vertici del partito: l’ex ministro Mariastella Gelmini, l’assessore regionale , il coordinatore cittadino e la candidata sindaco . Ora si attendono le repliche.

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2 Commenti

  1. E’ evidente che quanto più ci si gestisce un partito con logiche autoreferenziali e da circolo privato riservato a pochissimi, i nodi vengano al pettine. La Gelmini ha imposto la Vilardi sperando che i voti arrivassero per inerzia più che per un programma forte e condiviso, per una visibilità che Forza Italia ha via via smarrito e per un’organizzazione da tempo inesistente. La sfida di Maione gli fa onore specie quando chiede un gesto pubblico di autocritica del partito e una svolta radicale, anche se non si intravvede ad oggi chi e come possa attuarla.

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