Forza Italia alla resa dei conti, i vertici: sapevamo sarebbe finita così

Sabato il direttivo (provinciale e cittadino) si è riunito per fare il punto della situazione dopo la bruciante sconfitta delle elezioni amministrative del 10 giugno

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Forza Italia: da sinistra Mattia Margaroli, Paolo Fontana, Adriano Paroli, Alessandro Mattinzoli e Mariastella Gelmini, foto BsNews
Forza Italia: da sinistra Mattia Margaroli, Paolo Fontana, Adriano Paroli, Alessandro Mattinzoli e Mariastella Gelmini, foto BsNews

Il momento della resa dei conti è arrivato. Il primo, almeno. Sabato il direttivo (provinciale e cittadino) di si è riunito per fare il punto della situazione dopo la bruciante sconfitta delle elezioni amministrative del 10 giugno. Un appuntamento – preceduto da forti polemiche e tenuto a porte aperte in seguito alla richiesta pubblica del dimissionario Giorgio Maione – in cui i vertici provinciali del partito hanno ribadito sostanzialmente la bontà delle proprie scelte. A partire da quella di .

ed , infatti, hanno sottolineato il difficile percorso che ha portato alla candidatura della Vilardi, evidenziando che la campagna elettorale troppo corta ha penalizzato il centrodestra e criticando di fatto l’opposizione troppo morbida a Del Bono in Loggia. “Tutti sapevamo che sarebbe andata a finire male”, ha detto l’ex ministro, “ma non credo che con un leghista sarebbe andata diversamente”. Mattinzoli ha ammesso che Forza Italia ha sbagliato la campagna elettorale “sui temi. Ma per tutti il clima elettorale è stato decisivo.

Tutti o quasi, perché Maione – rassegnando le dimissioni da vicecoordinatore cittadino – ha ribadito le sue critiche al partito, prima e dopo il chiarimento di sabato. “La Gelmini è volata a Brescia a cercare di spegnere l’incendio. Ma  (…) la richiesta di cambiamento passa da una cessione del ruolo di coordinatore regionale ad altri”, ha detto l’ex assessore ai Servizi sociali via Facebook, riprendendo quanto dichiarato durante l’assemblea.

Ma nell’occasione Gelmini aveva replicato duramente, sottolineando che “Qui non c’è nessuno che occupa una poltrona abusivamente” che “dare le dimissioni oggi sarebbe da parte mia un atto di viltà”. Mentre Paroli ha contrattaccato Maione affermando che avrebbe dovuto lasciare il partito da tempo.

Sulla stessa linea anche il consigliere regionale che ha sottolineato come il partito stia pagando da anni “un rapporto non sempre solidale con gli alleati e la mancanza di differenziazione tematica con questi”, invitando Forza Italia deve ripartire dal basso, ascoltando le esigenze dei cittadini per capire quali siano i veri bisogni e trovando dei temi forti dai quali ripartire”. Ma a Maione – in una nota – ha risposto difendendo Gelmini (“l’illustre figura di Mariastella Gelmini rappresenta per Forza Italia il rilancio a livello nazionale del partito che tutti ci auspichiamo vada nella direzione sopracitata”) e sottolineando che “a chi ora giudica e critica Forza Italia con parole severe dico che forse avrebbe dovuto, per coerenza, intraprendere una strada diversa”.

Insomma: sabato il gruppo dirigente ha cercato di dare una prova di forza e unità, isolando le critiche interne. Ora però resta da ricostruire il partito, che nelle ultime votazioni ha raggiunto il punto più basso della sua storia in città.

Forza Italia: da sinistra Mattia Margaroli, Paolo Fontana, Adriano Paroli, Alessandro Mattinzoli e Mariastella Gelmini, foto BsNews
Forza Italia: da sinistra , , , Alessandro Mattinzoli e Mariastella Gelmini, foto BsNews

 

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3 Commenti

  1. Niente a che fare con una resa dei conti, dal momento che chi ha sbagliato si è autoassolto, non c’è previsione di alcun cambiamento e nessuna inversione di rotta. I forzisti nostrani, sotto la guida illuminata di Mary Star, puntano così alla loro scomparsa nel panorama cittadino e, di questo passo, pure provinciale. Chiamiamola allora semplificazione del quadro politico attuata con l’impegno dei vari Paroli, Mattinzoli, Fontana e Margaroli. Complimentoni.

  2. Il “sapevamo che sarebbe finita così” accomuna anche nelle dichiarazioni ufficiali post-voto i pentastellati ai forzisti, cioè i due schieramenti usciti più con le ossa rotte. A me suona come una dichirazione di resa incondizionata o, peggio, di un vergognoso alibi più che un’analisi oggettiva dei fatti difronte ai quali prendere delle doverose contromisure. Di questo passo, anche l’erede di Del Bono, chiunque egli sarà, può già dormire sonni tranquilli…

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