“Cose colorate”? Acri: non ce l’avevo con gli stranieri, ma con le famiglie arcobaleno

Il consigliere comunale di Fratelli d'Italia precisa il senso delle sue parole, che hanno suscitato vivaci polemiche politiche

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Gianfranco Acri (Fdi) con Daniela Santanche, foto da Facebook
Gianfranco Acri (Fdi) con Daniela Santanche, foto da Facebook

“Nessuna polemica sulla questione degli immigrati, le mie parole erano rivolte a fenomeni come i pride e le famiglie arcobaleno”. A precisarlo – intervistato da BsNews.it – è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia , che risponde così alle polemiche suscitate dal suo primo intervento in Loggia, in cui aveva parlato di “cose colorate in città”.

Un passaggio che molti hanno letto come un riferimento agli stranieri, non senza reazioni (qui quella, provocatoria, di Claudio Bragaglio). Ma che Acri spiega in tutt’altra maniera.

“Non ce l’avevo affatto con gli stranieri”, sottolinea Acri, “faccio il medico (urologo, ndr) e per missione mi occupo di tutti indipendentemente dal colore della pelle. Inoltre lavoro molto all’estero, in particolare in Romania ed Albania, e molti dei miei migliori amici sono proprio immigrati. Non sputerei mai nel piatto in cui mangio. E sono convinto che chi fugge dalla guerra vada aiutato a prescindere, anche andandolo a prendere per evitargli la tragedia dei viaggi sulle carrette del mare”.

“Ciò a cui mi riferivo”, continua il consigliere di Fratelli d’Italia, “è ben altro. Quando ho pronunciato quelle parole pensavo al gay pride, alle famiglie arcobaleno, alle adozioni omosessuali e a tutte quelle manifestazioni che ritengo di cattivo gusto e che indignano anche molti miei amici gay”. Insomma: polemica chiusa sugli immigrati e nuova polemica in vista con il mondo Lgbt.

 

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  1. Acri, era molto più semplice ammettere una cavolata detta in Consiglio che arrampicarsi – dopo ben tre giorni – sugli specchi d’una bugia dalle gambette corte…corte. E mettersi pure a litigare con unioni e coppie di fatto che son legge dello stato e pure atti amministrativi del Comune. Il Consigliere Acri forse non sa ma esiste streaming nel sito del Comune che può essere ascoltato. Che cosa ha affermato Acri nel suo telegrafico intervento? Ecco qua: “ Dalla mia bocca usciranno parole: Italianità, la prima regola, piaccia o non piaccia. Identità italiana, la seconda. Brescia città d’Italia, la terza piaccia o non piaccia, non cose colorate in giro. Noi siamo italiani di Brescia.” Tutto qua, il distillato del suo pensiero. Cosa centrano adesso anche le famiglie arcobaleno gay nel suo intervento? Meno di nulla se non – come direbbe lo stesso Acri in un dialetto bresciano stretto…stretto – che “l’è en tacogn pegio del bus”. Vedi Gianfranco di cavolate capita che ne diciamo e ne facciam un po’ tutti. Succede. Non è un gran problema. Si corregge. Ma lo diventa invece quando si pensa di far passare per fessacchiotti quelli che han ascoltato e ben capito! A partire da tutti i giornalisti…

    • Acri si contraddice da solo: un medico che discrimina ed offende comunque delle persone per ciò che fanno o sono, dovrebbe rileggersi il giuramento di Ippocrate, da lui stesso prestato, quando vi si afferma:”mi asterrò dal recar danno o offesa”. La deontologia professionale, caro Acri, non è un optional del suo mestiere, bensì l’essenza.

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