I profughi si ribellano ancora, il sindaco chiede aiuto a Salvini

Continua a far discutere il caso dei profughi di Zone, saliti alla ribalta della cronaca - anche nazionale - per aver rifiutato di prestare qualche ora di lavoro in favore della comunità

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Immigrati
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Continua a far discutere il caso dei profughi di Zone, saliti alla ribalta della cronaca – anche nazionale – per aver rifiutato di prestare qualche ora di lavoro in favore della comunità aiutando i volontari reclutati dal sindaco a ripulire i sentieri che portano alle famose piramidi.

I 24 richiedenti asilo – ospiti dell’ostello Trentapassi – si erano già resi protagonisti di diversi piccoli episodi di ribellione e il primo cittadino aveva deciso per questo di scrivere al prefetto. Ne era seguita la decisione di spostarli in altra sede, per evitare nuove tensioni, sostituendoli con un nuovo gruppo. Ma gli stranieri si erano opposti. E ieri è successo di nuovo: due di loro, sostenuti dagli altri, hanno rifiutato di andarsene, rendendo necessario l’intervento dei carabinieri per riportare la situazione alla calma.

Ma Zatti, che non è certo un estremista, ha deciso di scrivere a Salvini (“inteso come Ministro degli Interni e non come segretario della Lega”, ha tenuto a precisare a Bresciaoggi) per chiedere che venga rispettato l’accordo raggiunto con la . Ma anche che nella valutazione delle posizioni dei vengano inseriti nuovi criteri.

“La legge – ha dichiarato a Bresciaoggi – si sa, non prevede l’obbligo per i rifugiati di lavorare, a meno che non lo facciano su base volontaria. Tuttavia, l’articolo 1 della nostra Costituzione recita: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Non accetto che i profughi siano abbandonati per strada, siano perseguitati o sfruttati. Costoro, però, debbono collaborare per realizzare un’integrazione costruttiva e reciprocamente rispettosa. Non è accettabile – ha concluso – che ragazzoni tra i 18 e i 25 anni si rifiutino di aiutare saltuariamente con piccoli lavoretti. Trovo che l’ozio sia irriguardoso”.

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