Brescia, bimba abbandonata riabbraccia i fratelli dopo 46 anni

Il Tribunale di Brescia ha affermato per la prima volta il diritto di una donna di conoscere il nome di chi l'ha partorita almeno dopo la sua morte

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Gli avvocati Laura e Sara Girelli, dello Studio Legale Girelli di Brescia
Gli avvocati Laura e Sara Girelli, dello Studio Legale Girelli di Brescia

di Andrea Tortelli – Per anni ha cercato la propria madre naturale, da cui era stata strappata alla nascita. Ora è riuscita almeno a riabbracciare i propri fratelli e, nei prossimi giorni, potrà finalmente portare un fiore sulla tomba della donna che le ha dato i natali e che – pare – ha cercato di ritrovarla per tutta la sua vita.

E’ questo l’epilogo della commovente storia che ha conosciuto una svolta nei giorni scorsi, grazie a una sentenza – la prima di questo tipo – del Tribunale di Brescia, che accende nuove speranze in centinaia di persone abbandonate in fasce.

La legge, infatti, non consente ai figli di conoscere il nome delle madri se queste hanno negato l’autorizzazione dopo il parto. Ma non solo: per un’assurdità normativa nemmeno le madri possono più rivolgersi al tribunale per conoscere i nuovi nomi dei figli.

Con la sentenza del 29 maggio, però, il Tribunale di Brescia – al termine di una complicata vicenda giudiziaria durata due anni – ha affermato il diritto di una 46enne bresciana – assistita dagli Sara e dello Studio Legale Girelli  – di conoscere il nome della donna che l’ha partorita almeno dopo la sua morte.

La madre naturale, infatti, era deceduta nel marzo del 2013: dopo un primo rigetto, i giudici hanno accolto la richiesta della 46enne e lo scorso 6 luglio è arrivata la comunicazione ufficiale. La figlia non ha così potuto ritrovare la mamma naturale per tempo, ma è riuscita – anche grazie a Facebook – almeno a riabbracciare le sorelle e il fratello.

Una vicenda paradossale perché – secondo quanto ricostruito – la madre l’aveva abbandonata per necessità (e su imposizione dei genitori), continuando poi a cercarla a lungo, ma senza trovare alcun supporto nella legge.

“Finalmente – commentano gli avvocati Sara e Laura Girelli – cadono anche a Brescia pregiudizi e falsi miti nel nome di un bilanciamento più equo tra i diritti di madre e figlio. Finalmente madre e figlio vedono riconosciuta la possibilità di ritrovarsi dopo tanti anni, rivedendo quell’anonimato troppo spesso frutto di pressioni su partorienti indifese. Siamo orgogliose di aver contribuito a segnare per prime questo importante traguardo su Brescia, ci auguriamo – aggiungono – che le lacrime di felicità della nostra assistita e delle sue ritrovate sorelle biologiche nel sentirsi per la prima volta al telefono, possa essere la felicità di tanti altri figli, di tante altre sorelle/fratelli e di tante altre madri finora rimaste senza strumenti giuridici utili per poter rivedere una scelta non più attuale o semplicemente frutto sempre più spesso non autentica ma frutto di condizionamenti e pressioni”.

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