Rovato, vietata la preghiera agli islamici: l’associazione fa ricorso al Tar

A maggio il Comune aveva deciso di ordinare "la cessazione dell’attività di culto religioso svolta presso i locali in via Europa n. 52"

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Un musulmano in preghiera, foto d'archivio
Un musulmano in preghiera, foto d'archivio

E’ ancora polemica, a Rovato. E stavolta a far discutere è la decisione a guida leghista rappresentata da di vietare la preghiera nella sede dell’associazione islamicaa Fratellanza ed Uguaglianza.

Con un provvedimento dello scorso 21 maggio, infatti, l’amministrazione rovatese – molto spesso al centro della cronaca e delle polemiche negli ultimi anni – ha deciso di ordinare “la cessazione dell’attività di culto religioso svolta presso i locali in via Europa n. 52 e di ogni altro atto ad essa preordinato, connesso o consequenziale come indicato nel ricorso medesimo”.

Tradotto: nella sede dell’associazione non è consentita la preghiera collettiva. Una mossa che ha fatto andare su tutte le furie i vertici di Fratellanza e Uguaglianza, che hanno presentato così ricorso al Tar “per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia e concessione di provvedi menti interinali cautelari (…) per presunti vizi di legittimità”. In sostanza, secondo il gruppo, il provvedimento cozzerebbe con le libertà sancite dalla Costituzione.

Il 6 agosto, quindi, la giunta Belotti – all’unanimità – ha deliberato il mandato al sindaco di resistere in giudizio di fronte ai giudici (che avrebbero accolto l’istanza di misure cautelari in attesa della prouncia). Ora, insomma, la parola passa al Tar.

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