Inquinamento acustico? Tre suggerimenti per combatterlo | di Sandro Belli

Combatterlo è un dovere civico e se, come nel caso del verde pubblico, si prendono due piccioni con una fava è un peccato non provvedervi

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Sandro Belli, imprenditore e opinionista di BsNews.it
Sandro Belli, imprenditore e opinionista di BsNews.it

di – Oggi in città si discute sul Piano urbano anti rumore e, più in generale, dell’inquinamento acustico che, se sommato all’inquinamento dell’aria e dell’acqua, crea un mix che spaventa non poco i cittadini.

Per analizzare brevemente il tema ‘rumore’ farei una prima distinzione. Uno: rumore cittadino dovuto al traffico, alle ferrovie e alla vita quotidiana. Due: rumore ‘drammatico’ di ambulanze e sirene. Tre: rumore di concerti e feste nei parchi e nelle piazze.

Prima di imporre vincoli e divieti, come è in uso da parte delle Amministrazioni pubbliche, provo a formulare proposte aggiuntive o alternative.

Ciò che limita il rifrangersi del suono nei viali cittadini, lungo tangenziali e nelle zone residenziali sono alberi, arbusti, e siepi ben posizionati, sopratutto se a foglia larga: un piano che i florovivaisti bresciani dovrebbero preparare e proporre, dando istruzioni e consigli in una operazione di piantumazione di 20.000 piante adulte, scelte fra quelle più intensamente ‘antismog’, sia da posizionarsi lungo i viali, sia in sostituzione di molte piante abbattute, sia in giardini verticali (ottimi come antirumore) sia in parchi e aiuole sparse su tutto il territorio urbano.

Vantare le piste ciclabili, ottime ma già pluricelebrate come elementi onnirisolutivi, mi pare eccessivo. Oltretutto non basta che vi siano le piste, ma, perché abbiano effetti anti inquinamento, ci vogliono anche molti ciclisti che le utilizzino.

Per combattere il rumore, sentendo gli esperti, si scopre inoltre che esistono materiali fonoassorbenti ed alcuni ‘trucchi del mestiere’ decisamente interessanti.

In riferimento al punto Due, il suono angosciante delle sirene delle ambulanze e dei vigili del fuoco, che spaventano uomini e animali, sono un problema. Pare che alcune città come Verona abbiano in parte risolto il problema, grazie ad un sistema di ‘centralizzazione semaforica’ che crea un’onda verde ai mezzi di soccorso. Le future Smart cities saranno dotate di percorsi intelligenti governati da una regia idonea, grazie a vari sensori e segnali automatici e non utilizzeranno sirene angoscianti.

In riferimento al punto Tre: molti si lamentano, asserendo che la città, anche nei luoghi intensamente abitati, sia diventata un “palcoscenico permanente, con amplificatori e musica invadente”, in feste, spettacoli, notti di ogni colore. Mi pare ovvio che un serio controllo del livello di decibel, ed una frequenza non eccessiva di baccano spaccatimpani nella stessa piazza, ed un attrezzaggio ad uso musicisti, nei parchi più distanti dall’abitatto per spingere il rumore fuori centro storico, siano elementi da valutare seriamente.

Concludo ricordando che combattere i vari tipi di inquinamento urbano è un dovere civico e se, come nel caso del verde pubblico, si prendono due piccioni con una fava (anti inquinamento acustico e ecologico) è veramente un peccato non provvedervi.

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6 Commenti

    • Giusto, ma esperti nel ridimensionare in tutti i modi possibili la fonte urbana principale: mezzi con motori a scoppio in circolazione, praticamente decuplicati negli ultimi vent’anni. Con in più vantaggi per la sostenibilità ambientale, i trasporti, la viabilità, ecc.

  1. Non si dica che piantare pianticelle alte un metro serva a combattere sia l’inquinamento acustico che quello ambientale. Servono piante adulte a foglia larga, che si trovano nei nostri vivai.

    • Allora meglio i baobab: ne bastano pochi, e l’effetto tampone è ovvio e certo. In quanto ai costi delle centinaia o migliaia di piante adulte a foglia larga, è l’unica cosa di cui il nostro Belli non parla mai. Per lui, e beato lui, basta fare un bonifico, un assegno, ecc., et voilà !

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