Quartieri? Valorizziamoli partendo dagli oratori | di Sandro Belli

La funzione delle parrocchie e degli oratori, al di là del loro compito religioso, dovrebbe costituire una vera integrazione di funzioni urbane

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Sandro Belli con una copia del suo volume BresciaCittàGrande 2030
Sandro Belli con una copia del suo volume BresciaCittàGrande 2030

di * – Quartieri o circoscrizioni? Come suddividere la città? Quale dimensione dare a ciascuna parte? Quale identità? Una porzione di città che aspiri ad avere un riconoscimento ed una autonomia, a mio parere, la si può individuare non tanto dalla dimensione ma dalla completezza delle funzione in essa presenti. Voglio dire che se in un’area circoscritta non è presente una farmacia, una palestra, un campo sportivo, un ambulatorio, una parrocchia/ oratorio, una sala lettura/ biblioteca, ed alcune altre attività non la si può chiamare ne’ circoscrizione ne’ quartiere. Poco importa se queste funzioni/ attività siano pubbliche, private o gestite da Associazioni. Indispensabile è che siano tutte presenti nell’area.

La funzione delle parrocchie e degli oratori, al di là del loro compito religioso, a mio modo di vedere, oltre a contribuire a dare una identità al quartiere, dovrebbe costituire una concreta alternativa o meglio una vera integrazione  di funzioni urbane, in un piano nel quale l’oratorio, assumendo una veste più laica e più sociale, in sinergia e non in contrasto con enti pubblici o associativi, possa garantire agli abitanti una completezza ed un servizio comunitario. Un campo sportivo, una palestra, una sala lettura, una sala di quartiere, un asilo ec..,funzioni che non possono mancare, debbono poter essere elementi di una presenza urbana assoluta perché la si possa denominare “ quartiere “. Ovvio che gli investimenti necessari e il relativo piano operativo non possono che essere realizzati da una larghissima  collaborazione pubblico-privata che, come presupposto dovrebbe avere, da parte delle parrocchie la convinzione che  è oggi necessario ricollegarsi alla moderna realtà sociale, forse laicizzandosi un po’ nell’ esercizio di qualche ulteriore attività, mentre, da parte delle Amministrazioni pubbliche e più in generale dei cittadini, considerando che una armonica vita di quartiere può trovar giovamento dalla presenza di oratori organizzati e parrocchie di quartiere.

Forse proprio Brescia, vista la sua base cristiana, la sua eccezionale presenza associativa e la sua tradizione amministrativa di valore può essere adatta a questo sviluppo.

* Imprenditore

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13 Commenti

  1. Bresciacittagrande. Si può chiamar ‘ quartiere’ una porzione di città che comprenda tutte le funzioni utili alla persona, tutto ciò che concerne salute sicurezza sport cultura e svago.

  2. Guardi Belli che è già così: i campi sportivi degli oratori vengono ampiamente finanziati da comuni e regioni (quindi soldi nostri). Così come altre attività oratoriane. Inoltre, mi domando: con tanti edifici pubblici vuoti e costosi da mantenere, vedasi sale civiche, perchè andare negli oratori e pagare alle parrocchie che poi, lo sappiamo, questi locali non li mettono a disposizione gratuitamente (nonostante siano il frutto delle tante offerte dei cittadini)? Lasciamo che la chiesa si gestisca il suo imponente quanto costoso patrimonio immobiliare senza che il pubblico (laico) finanzi o intervenga. E stato, regioni, comuni, si occupino di valorizzare e favorire i propri ambienti. Non dimentichiamoci che ciò che è dello stato è di tutti, mentre ciò che è della chiesa è della chiesa, non è di tutti…

    • Giusto. E’ folle scucire denaro pubblico per finanziare luoghi come gli oratori che non hanno più alcuna valenza di presidio etico o educativo che un tempo ne giustificavano l’esistenza e visto l’andazzo corrente della Chiesa e dei suoi cosiddetti ministri. Lasciamo perdere e piuttosto investiamo nella scuola pubblica che di problemi da riolvere ne ha a bizzeffe.

  3. Lasciamo perdere preti e chiesa che di danni ne hanno fatti tantissimi, a spese nostre. E adesso sono nelle più alte perchè, incapaci, come sempre, di fare tutto, salvo incassare i tanti soldi che lo stato dà a loro, si ritrovano ambienti lussuosi vuoti da mantenere, chiese deserte, ambienti ristrutturati con mutui da capogiro e gerarchie ecclesiastiche che, continuando a fare finta di niente e lasciando fare a questi mestieranti del culto, si ritrovano a non saper più dove sbattere la testa. La gente, giustamente e finalmente, risponde sempre meno alle loro assurde richieste, anche perchè sanno che alla fine servono solo a soddisfare il loro ego di far vedere in terra che sono grandi, rimangono solo le istituzioni. Ma, in avvenire, con l’islam e altre religioni che incalzano, e un mondo laico sempre più numeroso, la coperta sarà sempre più corta e le risorse sempre meno e sempre più frazionate. Rassegnatevi a ridimensionarvi, quindi…

  4. Esatto. Investiamo nella scuola, negli ospedali, nella protezione civile, nelle strade, nel miglioramento dei servizi, nell’ambiente,…… Altro che dare soldi a gente che, vivendo nell’ozio, li usa nei modi che vediamo quotidianamente…. Tanto più che nel 2030 saranno ancora meno i preti e la religione cattolica secolarizzata sarà ancora più ridotta al lumicino se non completamente sparita.

  5. Il senso dell’articolo era un po’ diverso. Volevo dire che un cantiere deve avere, per essere tale, una sua identità. Deve cioè cercar di essere comunità, possibilmente con tutti i servizi per le persone. Per far ciò ogni realtà esistente nei suoi confini va tenuta in conto. Ed ogni struttura esistente pubblica o privata, cattolica o buddista, associativa o culturale può essere utile alla comunità.
    Un esempio : Per le elezioni dei consigli di quartiere ho votato : il seggio era in oratorio. Cioè un compito laico ( il voto) anzi laicissimo che per comodità aveva sede in oratorio.
    Mi pare giusto che in un quartiere la gente abbia spazi di incontro ( laici o secondo la propria fede, o secondo il proprio interesse o hobby) e servizi sicurezza. Non è un vero quartiere una porzione di città senza una farmacia, senza un asilo, senza una sala pubblica di incontro e di lettura,ec….

    • Il problema di fondo è che le comunità hanno sempre meno identità riconoscibili. Si sono atomizzate e la stessa società oggi definita “liquida” ci ricorda che anche l’aggregazone sociale, magari proprio attraverso la frequentazione di luoghi comuni, è sempre più marginale rispetto a prevalenti interessi personali, individualismo esasperato, abitudini diversissime e complesse. Peraltro, siamo ormai cittadini del mondo con sempre meno riconoscibilità di un passato e di una storia. I quartieri, di conseguenza, sono sempre meno identificabili e inquadrabili come comunità. Nessun senso, se non esclusivamente di tipo demagogico, ha infine la rappresentanza politica “di quartiere” voluta a Brescia con l’elezione di decine e decine di persone che riportano un parere consultivo ad un Consiglio a sua volta depauperato di potere mentre Sindaco e Giunta, al contrario, decidono e attuano la quasi totalità delle azioni amministrative.

    • Tutte le strutture hanno dei costi. Nel caso siano pubbliche tali costi sono sostenibili nella misura in cui rendono almeno un servizio effettivamente fruito e di interesse per il bene comune. Nel caso siano private, è un dicosrso meramente economico: entrate ed uscite, costi e ricavi, altrimenti si chiude o nemmeno si apre. Purtroppo, sia in in un caso che nell’altro siamo ridotti al lumicino perchè la cosiddetta “prossimità” non rende più ai privati massacrati dalla grande distribuzione e dell’ e-commerce, mentre i luoghi “di incontro” pubblici interessano a pochi, sono sempre più deserti, dalle sedi di associazioni e partiti alle chiese cattoliche. Dunque: fine dei quartieri, fine dei luoghi di aggregazione, fine delle comunità. Pregasi prendere nota.

  6. Ma se il comune di brescia fa di tutto per chiuderli o alienarli, per varie ragioni tipo quelle economiche e le parrocchie non mettono a disposizione i locali se non a pagamento, che senso possono avere tutti questi discorsi? Se negli anni ottanta e novanta si è fatto di tutto per uccidere i negozi di vicinato, tanto che ormai molti quartieri e parte del centro storico sono morti commercialmente e sembra di camminare nella desolazione, come si può parlare di integrazione di funzioni urbane? Lasciamo che nelle chiese si faccia religione e non vita sociale laica come si vuole invece fare in maniera tale da secolarizzare ancora preti e religiosi vari per potere e per soldi (autogestitevi non chiedendo niente allo stato, che di spese e problemi ne ha fin troppi).

  7. Esatto. Invece si continua a proporre modelli già falliti in partenza come i consigli di quartiere o le chiese e gli oratori. Con la differenza che i primi, come tutti gli spazi pubblici, vengono sempre più ridotti perchè soldi non ce ne sono, mentre per chiese e oratori si continua a finanziare con soldi pubblici, sottraendoli a scopi e campi ben più utili alla collettività. Non mi sembra difficile da capire. Eppure, pur di finanziare culti e strutture autoreferenziali si continua a cercare, per loro, un’utilità che non c’è. Mi sembra il discorso della metro: pur di giustificare l’opera (che non serviva e non serve) si cerca di trovare ogni utilità possibile e si cerca di convogliare gli utenti dei mezzi pubblici (agli altri da tempo ci hanno rinunciato visto che non ottengono nulla) tutti lì….

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