Adriano Grasso Caprioli, l’eretico del colore | MOSTRAMI UNA MOSTRA/67

Dotato di una inesauribile particolare ironia, Adriano Grasso Caprioli è un artista dal talento seducente e misterioso...

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Adriano Grasso Caprioli, L’eretico del colore: le immagini della mostra in AAB, foto Enrica Recalcati per BsNews.itAdriano Grasso Caprioli, L’eretico del colore: le immagini della mostra in AAB, foto Enrica Recalcati per BsNews.it
Adriano Grasso Caprioli, L’eretico del colore: le immagini della mostra in AAB, foto Enrica Recalcati per BsNews.it
Enrica Recalcati, opinionista di BsNews.it
La scrittrice , opinionista di BsNews.it

di Enrica Recalcati – Un esile uomo di grande presenza scenica, lo avvicino, gli parlo, subito comprendo il karma, apparentemente asciutto e schietto, in realtà appassionato, simpatico, disponibile.  Dotato di una inesauribile particolare ironia, Adriano Grasso Caprioli è un artista dal talento seducente e misterioso.  Capace di un espressionismo schietto e pregnante e di un fauvismo estremo e accattivante, ha prodotto ad oggi, nella sua lunga carriera, oltre 7mila opere, senza occuparsi e preoccuparsi del passare del tempo e degli anni che gli hanno imbiancato i capelli, ancora foltissimi.  Incredibile l’energia che emana all’alba dei suoi 91 anni, un vero fenomeno di “eterna giovinezza”.

Adriano nasce a Gussago nell’ottobre del 1927, il padre è calabrese e la madre contessa bresciana, frequenta dapprima il ginnasio all’Arnaldo e poi lo scientifico al Calini, per approdare successivamente a Milano in Statale alla facoltà di Geologia.   Dal 1942 frequenta lo studio del napoletano Gustavo Vitale, poi studia con Vittorio Trainini, abbandona la Facoltà, prosegue l’esperienza artistica col milanese Silvio Consadori e il maestro Emilio Rizzi di AAB.  Studia all’Accademia di Belle Arti a Vienna dal 1949 al 1953. Vince prestigiosi premi in Italia, Austria, Svezia. Ed è proprio in Svezia che incontra l’amore della vita, Inger Stigare, che nel 1952 diventa sua moglie.  Ben due volte presidente AAB, amata associazione che insieme a Beppe Gallinzioli, Gigi Fasser, Angelo Rampinelli contribuisce a rifondare e rinvigorire.  Ha svolto attività di restauro (l’ultima qualche mese fa, rimanendo molte ore in piedi per una Madonna a Castegnato), realizzato scenografie per il Ctb e per la lirica.  Ha affrescato chiese, oratori, cappelle, cimiteri, santelle, asili, banche, dimore, aziende e istituzioni private.  Ha vinto 12 premi importanti.  Suoi i ritratti di Lucchini e Berlucchi che si trovano agli Spedali Civili di Brescia.

Un libretto esplicativo, scritto per scelta a mano, accompagna le “Dodici Madonne dipinte di Brescia” dove Adriano copia, interpreta a nuovo e ripropone quadri di artisti bresciani del passato. Vincenzo Foppa, Gentile da Fabriano, Bartolomeo Montagna, il “Moretto”, Luca Mombello, Angelo Inganni, sono artisti dai  quali si può godere l’eredità anche senza essere stati a bottega.  Operazione interessante quella che ha svolto l’artista nel 1999 quando, riproducendo dei particolari di famose opere dell’Ottocento, ha dato vita ad una mostra di grande carattere. Personaggi come Canova, Segantini, Hayez, Klimt, pur riconoscibili, hanno assunto sembianze differenti raccontandosi allo spettatore in modo più intimista, svelando lati nascosti di particolare interesse.

Due spine nel cuore: l’opera, non eseguita, dell’orologio solare destinato al “muro bianco” di Largo Formentone e l’affresco per una chiesa dell’Amazzonia, respinto da un prete locale per un accenno di nudo di Salomè.  Un generoso sperimentatore dunque Adriano Grasso Caprioli e lo vediamo in questo assaggio, nella bella mostra in AAB curata da Milena Moneta.  Una meravigliosa sensuale femmina, un quadro del 1970, ci apre l’itinerario fatto di natura, animali, attrezzi da lavoro, paesaggi, accenni di Sacro.  I cavalli che tanto ama, i temi spirituali in Visione di San Paolo e San Giorgio, il Vento in tempera acrilica che pare sentirlo, un mare di Girasoli rappresentati in un campo quasi infinito, nature morte classiche con fiori o con damigiane o attrezzi da lavoro, gli amati cani Pixi e Lylly, asini, pecore, una Melonera.  I bozzetti per Largo Formentone, il progetto mai realizzato, dove campeggia la poesia in vernacolo: Me so l’reloi de la poera sent’ varda’ costa nient varda la luna n’del pos sintet en tera been en gos.  Ci soffermiamo insieme, Adriano ed io, davanti ad un quadro campestre con pecore.  Mi dice, con un sorriso sornione, che le ha dipinte perché portano soldi, non lo sapevo, ma da oggi comincerò a scriverne, non si sa mai!

LA SCHEDA DELLA MOSTRA

Adriano Grasso Caprioli

L’eretico del colore

AAB, vicolo delle Stelle, 4

dal 23 febbraio al 13 marzo 2019

dal martedì alla domenica dalle 16 alle 19,30

ingresso libero

info: www.aab.bs.it     [email protected]

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