Depuratore del Garda, non perdiamo altro tempo | LA LETTERA ([email protected])

"La realizzazione del collettore del Garda ormai non è più procrastinabile, dopo tanti anni e nella disattenzione totale, è divenuta un’emergenza ambientale"

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La rubrica delle lettere al direttore di BsNews.it
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Da tempo è in atto, nelle nostra provincia, un kafkiano dibattito sul tema del “depuratore del Garda” opera della quale se ne parla da decine di anni e che finalmente potrebbe arrivare alla sua definizione, ma il campanilismo, unito all’incoscienza di molti ed il permanente clima elettorale impediscono una corretta presa di posizione da parte della politica, con partiti e comitati che trascinano una tragica pantomima cieca che non sa guardare al di là del proprio orticello. Una politica incapace di guardare al futuro ma legata ai sondaggi, regolarmente smentiti, del momento.

Personalmente ritengo che la tutela ambientale è, nell’ordinamento costituzionale italiano, argomento di preciso impegno nazionale, sia per quanto concerne la tutela diretta del paesaggio (art.3 della Costituzione), sia rispetto alla regolazione, prevenzione e repressione degli inquinamenti, considerati come fattori nocivi per la salute che la Repubblica Italiana valuta quale diritto fondamentale dell’individuo (art.32 della Costituzione). Acquista, pertanto, rilevanza fondamentale la salubrità delle singole componenti dell’ecosistema.

Ritengo pertanto che il danneggiamento dell’ambiente leda l’insieme della collettività perché l’ambiente è un elemento essenziale della qualità della vita. Da questo punto di vista la città dì Brescia e la sua provincia non godono di buona salute e a dimostrarlo sono i risultati di indagini fatte da importanti istituti di ricerca nazionale. Quindi l’azione delle forze politiche deve essere tale da porre l’ambiente e la qualità della vita al centro dell’azione politica.

Lo sviluppo urbanistico viabilistico, gli spazi verdi, i parchi, il funzionamento del termovalorizzatore, la depurazione, le industrie e le attività produttive, e molte altre attività, vanno considerate nel complesso sistema ambiente e tutto questo va messo in relazione. Ne consegue che, anche per le ampie campagne di sensibilizzazione, l’opinione pubblica guarda con attenzione alla qualità della vita e sente sempre più propria la coscienza ambientale; si fa strada nelle persone e quindi negli elettori, l’esigenza di risposte dalla pubblica amministrazione e dalla politica che devono garantire certezze ambientali ai cittadini.

Spetta alla politica l’onere non solo della denuncia ma soprattutto quello delle proposte. Per le ragioni in precedenza enunciate, ritengo di dover porre l’attenzione sull’argomento di maggior rilievo economico e ambientale presente oggi sul territorio provinciale: “LA DEPURAZIONE DEL ”.

Negli anni scorsi si è arrivati alla conclusione che: la realizzazione del collettore del Garda ormai non è più procrastinabile, dopo tanti anni e nella disattenzione totale, è divenuto un’emergenza ambientale in quanto un suo possibile danneggiamento, con la conseguente perdita di liquami dalla vetusta condotta sub lacuale, avrebbe ricadute sul piano turistico/ambientale, causando l’inquinamento del più grande bacino di acqua dolce del paese. Il 40% delle riserve idriche di acqua dolce italiana sono contenute nel lago di Garda. Non va inoltre dimenticato che il lago di Garda rappresenta una delle più importanti industrie turistico alberghiere del paese con venticinque milioni di visitatori l’anno.

Premesso ciò, si ritiene indispensabile evidenziare come la realizzazione di uno o più impianti di depurazione dei reflui gardesani sia ormai irrinunciabile, indipendentemente da dove si vogliano ubicare. L’importante è che nella realizzazione degli stessi si tenga conto di tutte le indicazioni e prescrizioni contenute nello studio realizzato dall’Università di Brescia e che al contempo si coinvolgano i territori interessati dalle scelte che, pertanto, devono essere non campanilistiche o emozionali ma solidali e condivise nell’interesse di tutto il bacino lacuale e dei territori che vivono dell’economia derivante dall’enorme patrimonio ambientale e naturale del Garda.

Ritengo pertanto che la Provincia di Brescia debba farsi carico (mandato regionale del 18 gennaio 2019) dell’individuazione della/e ubicazioni dell’impianto/i di smaltimento, al fine di non perdere il finanziamento statale di 100 milioni di euro già previsto e al contempo poter avviare l’iter di realizzazione della più importante opera ambientale della nostra provincia degli ultimi anni. Dal canto suo, la Provincia (area vasta), deve offrire un contributo sostanziale nel creare le condizioni per un raccordo e dialogo con gli enti locali.

Al contempo Acque Bresciane deve sollecitamente consegnare, come concordato, lo studio di fattibilità tecnico/economica (progetto preliminare). L’ATO (dopo i necessari pareri) deve attivare l’iter, partendo dall’indispensabile dialogo con i territori, per giungere al parere definitivo.

In sintesi si rimarca la priorità dell’opera e la necessità del rispetto dei tempi ormai stretti.

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