Cari Trenordiani, il problema è la mancanza di chiarezza | IO, TE E IL TRENO / 4

Rispettate, se volete essere rispettati. L’ho sentito dire dal Papa in una recente omelia e da Fedez in più di una canzone. Hanno ragione

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Jacopo Nozza
Jacopo Nozza

Viaggiatore XY: “Ciao a tutti, mi chiamo viaggiatore e da 2 anni sono una pendolare, dipendente, non per scelta e non perché  da loro retribuito, dalle ferrovie italiane…”

Mi piacerebbe che andasse sempre liscia come l’olio, che non ci fossero imprevisti e che tutto girasse nel verso giusto. Invece no, c’è sempre qualcosa che va storto e, in questo senso, il regolare ritardo del treno mattutino è l’esempio perfetto.

Dato che con questa situazione di disagio bisogna conviverci in tanti, cerchiamo almeno di dire le cose come stanno e di essere chiari, in modo da vivere più serenamente una situazione parecchio scomoda.

La mancanza di chiarezza è invece uno dei principali difetti delle ferrovie del Norditalia; capita così che, mentre si è a Treviglio in attesa del convoglio Milano-Brescia, gli schermi informativi segnalino un ritardo notevolmente inferiore rispetto a quello effettivo, impedendo all’utenza di organizzare diversamente la propria giornata. Mi spiego: se per qualche inspiegabile motivo il treno ha subito un danno che chiaramente non può essere risolto in breve tempo, non ha senso segnalare dieci minuti di ritardo, dando false speranze ad un popolo alla disperata ricerca di certezze e di felicità. A questo punto, cari Trenordiani, rendete subito chiara l’entità del ritardo, in modo che noi possiamo ritornare in auto e imboccare l’autostrada, prendendocela, almeno per un giorno, con qualcuno di diverso da voi.

La vostra mancanza di chiarezza crea invece disordine, confusione e frustrazione, così come lo scarso rispetto, ad essa strettamente associato, provoca rabbia e perdita di controllo. Non prendiamoci in giro, per cortesia. Di guai ce ne sono già tanti, non c’è alcun bisogno di trattare come fessi i vostri pendolari. Perché, dopo tutto, siamo vostri o, almeno, nelle vostre mani. Essere trattati come una madre tratta un figlio è un sogno che forse non soddisfaremo mai, ma almeno meritiamo di essere trattati come buoni  clienti. Anche solo per il semplice fatto che paghiamo e, di questi tempi, non è poco.

Rispettate, se volete essere rispettati. L’ho sentito dire dal Papa in una recente omelia e da Fedez in più di una canzone. Hanno ragione, si tratta della base di ogni buon rapporto. Se voi continuerete ad andare per la vostra strada, noi continueremo per la nostra, fatta di insoddisfazione e costanti reclami. Sperando che un giorno le nostre strade non si incrocino più.

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