📌 Insultato perché nero: la lezione di vita ai razzisti di un 14enne

«Non hai idea di quante volte vengo aggredito verbalmente da qualcuno perché sono un negro, un ragazzino o un ragazzino negro. Non serve a niente usare la forza con queste persone. Serve solo l’educazione»

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Stop al razzismo, foto generica da Pixabay
Stop al razzismo, foto generica da Pixabay

Una lezione di vita per chi è razzista, ma forse un po’ per tutti. L’episodio – raccontato dal giornalista Luigi Rancilio su Facebook – non è avvenuto nel Bresciano, ma fatti simili accadono purtroppo quasi quotidianamente anche nella nostra provincia. Per questo, con il consenso dell’autore, abbiamo deciso di pubblicarlo, nella convinzione rappresenti di un esempio importante per tutti coloro che vogliono costruire una società migliore.

LA LEZIONE DI VITA DI UN 14ENNE AI RAZZISTI

Pomeriggio. Stazione di Cuneo. Nella sala d’aspetto, accanto alla porta di ingresso, due uomini un po’ alticci parlano a voce sostenuta.
Entra un ragazzino. E vedendo che una signora si è alzata per uscire, le lascia la porta aperta.
I due con tono minaccioso si rivolgono al ragazzo: «Hey negro, devi chiudere la porta. Impara l’educazione».
Lui, con tono educato: «L’ho lasciata aperta per la signora che sta uscendo».
L’uomo più giovane scatta in piedi, barcolla un po’ e poi con voce impastata, urla: «Negro di merda. Ho quarant’anni non mi prendi per il culo. Guarda che ti metto le mani addosso».
Mi guardo intorno e il mio sguardo incrocia quello di un signore non più giovanissimo. Ci intendiamo al volo: se l’uomo si avvicinerà, scatteremo in difesa del ragazzo.
Non ce n’è bisogno.
Il 14enne, raggiunto nel frattempo da un amico, risponde calmissimo: «Mi scusi, non volevo mancarle di rispetto».
A questo punto l’uomo guarda il suo compare di bevute ed esce dalla sala d’attesa tutto tronfio per avete vinto la sua misera battaglia di imbecillità.
Il compagno del ragazzino lo guarda e gli dice: «Potevamo anche reagire».
E lui di rimando: «Non hai idea di quante volte vengo aggredito verbalmente da qualcuno perché sono un negro, un ragazzino o un ragazzino negro. Non serve a niente usare la forza con queste persone. Serve solo l’educazione».
Dopo un attimo di silenzio gli ospiti della sala d’attesa stanno tutti applaudendo. «Grazie ragazzino, grazie della lezione che oggi hai dato a tutti noi».

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