Confesercenti contro Loggia: imposta di soggiorno sia massimo per cinque notti

"Il regolamento recentemente approvato e in vigore dall’1 Aprile sta penalizzando fortemente il turismo d’affari del nostro territorio"

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ha inoltrato un esposto all’Amministrazione Comunale in merito al Regolamento dell’Imposta di soggiorno, approvato con deliberazione del Consiglio comunale il 12.11.2018, chiedendo la riduzione dell’applicazione di tale imposta dagli attuali 90 ad un massimo di 5 pernottamenti nelle strutture ricettive cittadine. Ad annunciarlo è una nota del direttore .

Il documento – sottoscritto dal Presidente di Confesercenti della Lombardia Orientale, Pier Giorgio Piccioli e da Giovanni Provezza, in rappresentanza di Assohotel Confesercenti – rileva quanto segue: “Dal primo aprile 2019 è obbligatoria l’applicazione dell’imposta di soggiorno per coloro che pernottano nelle strutture ricettive del territorio comunale di Brescia. L’art. 5 prevede che l’’imposta sia applicata fino ad un massimo di 90 pernottamenti complessivi nell’anno solare purché effettuati nella medesima struttura ricettiva. Il turismo che caratterizza il territorio comunale di Brescia è prettamente d’affari e molte strutture ricettive fondano la loro attività ospitando dipendenti e squadre di operai che soggiornano per conto delle proprie aziende per lunghi periodi. L’attività commerciale di queste strutture prevede dunque la predisposizione di offerte commerciali a clienti aziendali. In particolare, il periodo di tempo che intercorre prima di beneficiare dell’esenzione dall’imposta, 90 pernottamenti, va a incidere in misura rilevante sulle offerte rivolte alla clientela che, per numerosità dei dipendenti ospitati e durata del soggiorno, costituisce il patrimonio più importante delle aziende dell’ospitalità bresciana”.

L’associazione evidenzia nel proprio esposto il fatto che, da questo mese, le strutture ricettive dei Comuni limitrofi beneficiano di un vantaggio competitivo molto significativo, in quanto il Comune di Brescia è l’unico dell’hinterland ad aver introdotto l’imposta di soggiorno. Non solo. Altre città a vocazione turistica, come Verona, Mantova e Bergamo, hanno adottato parametri ben più “morbidi”, introducendo un limite di cinque pernottamenti (Bergamo) e di cinque pernottamenti per mese (Mantova e Verona).

È un dato: già dai primi giorni di applicazione del nuovo regolamento le imprese ricettive bresciane stanno incontrando numerose difficoltà commerciali, perdendo offerte e contratti, prima loro appannaggio, che ora vengono aggiudicati da imprese ricettive ubicate a pochi chilometri di distanza.

A titolo puramente esemplificativo, basti considerare che un soggiorno di 60 giorni di una squadra di 20 operai in un albergo tre stelle significa il versamento di un’imposta di soggiorno pari a € 1.800.

Perciò Confesercenti chiede all’Amministrazione comunale di intervenire con una modifica al Regolamento dell’imposta di Soggiorno, sottolineando anche il carattere di estrema urgenza della richiesta, per l’impatto fortemente negativo che la sua introduzione sta avendo verso le strutture ricettive bresciane.

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