Gente del treno… | IO, TE E IL TRENO / 8

Che poi uno si impegna pure, a non prendersela. A cercare di essere il più zen e filosofico possibile...

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Jacopo Nozza
Jacopo Nozza

Viaggiatore XY: “Ciao, mi chiamo XX e da 2 anni sono un  pendolare, dipendente non per scelta e non perché  da loro retribuito, dalle ferrovie italiane…”

Che poi uno si impegna pure, a non prendersela. A cercare di essere il più zen e filosofico possibile. Il manager seduto alle mie spalle, per nulla infastidito dal cospicuo ritardo di questo 22 Novembre, si perde in racconti sulla sua giovinezza passata nelle meglio discoteche di Treviglio. “Ero uno che si godeva la vita, una volta. Erano gli anni d’oro, soldi, bellezza e donne. Avevo tutto.” Se è vera la metà di quello che dice, ha avuto un’esistenza almeno il doppio più emozionante della mia, che ultimamente è più piatta di un tavolo da ping-pong. Fondamentalmente perché gran parte del tempo la sto passando in treno: bello, per l’amor di Dio, ma con questi ritardi si sta davvero esagerando. Ogni giorno un disastro. E qui sono convinto che pure Gandhi, rappresentato in basso a destra del taccuino su cui sto annotando pensieri sparsi, perderebbe la pazienza.

Ai pendolari il buon senso non manca di certo, non ci lamentiamo per nulla, non solleviamo polemiche tanto per passare il tempo e certamente non imprechiamo per farci beffe della chiesa. Facciamo tutto questo perché non ne possiamo davvero più di questo disservizio, che non c’è o, meglio, c’è ma fa davvero pensa. Peraltro la condivisione e la comunicazione di informazioni da parte delle autorità di sono nulle. Nessuno sa niente, è tutto un “credo”, “forse”, “mi sa”, senza un minimo di certezza. L’unica preoccupazione di ogni membro delle forze armate trenordesi è quella di scaricare la colpa ad un altro reparto della stessa squadra, chiaramente al momento impossibilitato a presentarsi in carne ed ossa, e quindi facilmente incriminabile. “Non è colpa nostra, è che da Milano segnalano che…” si sente normalmente a Treviglio; a Verona, immagino, stesso ritornello, con Brescia a sostituire la città della moda. Sempre colpa di chi è venuto prima, come in politica. Segue spiegazione poco plausibile, fornita con la stessa convinzione con cui qualche mio studente afferma di studiare regolarmente, per circa 3 ore al giorno, nonostante le numerose insufficienze in pagella.

Preso dallo sconforto e tentando stoicamente di accettare un ritorno a casa a dir poco posticipato, mi ributto nei discorsi del manager, che non ha mai smesso di parlare per un solo secondo nell’attesa della partenza del convoglio.

Stavolta il monologo si è spostato su Crema, città che pare conoscere piuttosto bene e che definisce meravigliosa. Dalla precisione dei dettagli sulla posizione dei negozi lungo la via principale deve averla visitata in lungo e in largo, un tempo, quando era giovane e tutto girava bene, compresi.

Nel frattempo dal binario accanto al nostro è partito un Freccia Rossa, segno inequivocabile che la linea è di nuovo sgombra.

L’avvallamento occorso tra Romano e Rovato pare essere stato risolto nel giro di 1 ora e 30 minuti. I più ottimisti intorno a me, tra cui il brizzolato manager che non ha mai perso la speranza, sono sicuri che da qui a Milano non ci saranno più intoppi. Mi accontenterei egoisticamente che non ci fossero fino a Treviglio, così da poter scendere, prendere l’auto e tornare finalmente a casa. Non che ne abbia particolarmente voglia, anzi. Ho ancora le lezioni di domani da preparare per due classi, che altrimenti resterebbero del tutto inoperose. Un paio d’ore di lavoro saranno necessarie dopo cena, credo. Ma passeranno estremamente veloci, poi laverò i denti, abbraccerò il letto e sarà subito domani. Pronti per una nuova, scoppiettante avventura.

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