Footballization, tutto esaurito per il docufilm bresciano su profughi e calcio

Un lavoro gradevole e che fa riflettere, in cui il significato politico - pur ben evidente - è solo un corollario dell'assunto di base: siamo tutti uguali, o dovremmo esserlo, di fronte al pallone

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La sala parrocchiale di Rovato durante la proiezione di Footballization
La sala parrocchiale di Rovato durante la proiezione di Footballization

Posti a sedere esauriti, anche le sedie aggiunte, e diverse persone in piedi nella sala. E’ questo il bilancio della prima proiezione rovatese – avvenuta venerdì – del docufilm Footballization, opera del cooperante Stefano Fogliata, che nelle prossime settimane approderà al Eden di Brescia e in altre 50 sale italiane, per poi prendere il volo ed arrivare fino in Canada.

Un successo oltre le attese, che testimonia la bontà del lavoro del rovatese Fogliata (che ha scritto il plot) e dei due registi pesaresi. Attraverso la metafora del calcio, infatti, il documentario racconta la quotidianità e le aspettative delle 45mila persone che vivono nel campo profughi libanese di Bourj El-Barajneh (in buona parte figli della diaspora palestinese).

Un lavoro gradevole e che fa riflettere, in cui il significato politico – pur ben evidente – è solo un corollario dell’assunto di base: siamo tutti uguali, o dovremmo esserlo, di fronte al pallone.

La serata è stata promossa dall’associazione Educare Futuro (rappresentata da Angelo Bergomi) in collaborazione con altri gruppi rovatesi. Sul palco anche il referente della biblioteca, Ivano Bianchini, e Stefano Fogliata: autore del docufilm, ma anche produttore (il documentario è stato finanziato da lui, dai registi e con il crowdfunding).

L’obiettivo per il futuro, oltre a quello di portare il film in più sale possibile, è tradurre Footballizazione in lingua araba e portarlo nei paesi della zona di cui parla. Ma Fogliata, come sottolineato venerdì, guarda già olltre: il prossimo documentario, infatti, sarà dedicato al ciclismo femminile in Nigeria.

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