Brescia Pride, Del Bono: no alla rabbia, alla città servono unità e sinfonia

Il sindaco di Brescia ha commentato così le polemiche sull'evento che sabato ha richiamato in città circa 10mila persone per dire no alle discriminazioni

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Emilio Del Bono, foto BsNews.it
Emilio Del Bono, foto BsNews.it

“Leggo di post rabbiosi, di voglia di discriminazione. Leggo di post che non accettano le diversità, la ricchezza multiforme della umanità, le debolezze degli uomini, che ricercano ossessivamente il nemico. E invece, per essere e sentirsi più sicuri, abbiamo bisogno di unità, di aiutarci insieme a sconfiggere il male e la criminalità.  Ma il punto è questo. Quella è una politica già vista, vecchia e pericolosa e che ha portato i popoli a grandi capitomboli.  Noi testardamente, diversamente, costruiamo unità e vogliamo che la nostra città sia sempre più una orchestra e che il nostro popolo sia sempre più una sinfonia”.

A dirlo, con un post su Facebook, è stato oggi il sindaco di Brescia che – pur non citandolo esplicitamente – ha commentato così le polemiche sul Brescia Pride, che sabato ha richiamato in città circa 10mila persone per dire no alle discriminazioni.

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  1. Nel leggere le dichiarazioni molto equilibrate e condivisibili del Sindaco Del Bono e le motivazioni delle adesioni al Brescia Pride emerge la Brescia che ha già vinto: quella del confronto, del rispetto, del superamento delle discriminazioni, anche nell’orientamento sessuale. Dove tutte le idee hanno cittadinanza, anche quelle che si son manifestate contro la stessa manifestazione. Ma direi che anche nello stile è la Brescia del confronto che ha già vinto. Da una parte gioiosità, diritti e rispetto, dall’altra troppa rancorosità, aggressività e persino una insopportabile violenza verbale. Che anche amici ed amiche di parte liberal del Centro Destra malamente si accodino al giogo mette solo tristezza. Anche perché stanno sostenendo posizioni di cui in cuor loro si vergognano. E lo confessano pure. Con l’illusione di raccattare quattro voti. Ma contenti loro…dopo l’umiliazione del pensiero unico, in testa e pure nel voto rimane solo la tabula rasa!

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