Mutuo usurario? Brescia fa causa e chiede di riavere 34 milioni di euro

Brescia Infrastrutture e Loggia contro Cassa Depositi e Prestiti per gli interessi dell prestito di 123 milioni di euro concesso nel 2012

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Euro, foto generica da Pixabay

Si terrà il prossimo 10 luglio presso il Tribunale di Roma la discussione della causa che Brescia Infrastrutture (società controllata al 100% dal Comune di Brescia) e il Comune di Brescia hanno promosso contro Cassa Depositi e Prestiti per il presunto carattere usurario del prestito di 123 milioni di euro concesso nel 2012, con scadenza al 31 dicembre 2037, al tasso del 5,69% (poi rinegoziato, in condizioni di equivalenza finanziaria, al tasso del 5,27% con prolungamento della scadenza al 31 dicembre 2045).

Il Comune, anche quale fideiussore, e la sua controllata chiedono che il Tribunale accerti che il prestito è da intendersi gratuito, e quindi che nessuna componente di interessi deve più essere corrisposta fino a scadenza e che tutti gli interessi fino ad oggi corrisposti (l’ultimo aggiornamento è di più di 34 milioni di euro) siano restituiti da Cassa Depositi e Prestiti.

“Il prestito – si legge in una nota della Loggia – nasce ovviamente oneroso, ma, secondo il Comune e Brescia Infrastrutture, troppo oneroso: usurario, perché superiore alla misura massima prevista dalla legge, come illustrato nella perizia che è stata redatta, e presentata al Tribunale, da Roberto Marcelli. A far scattare il superamento della soglia massima di legge (attualmente del 7,68%, all’epoca del 9,85%) è infatti il costo dell’estinzione anticipata”.

“Nel caso in cui – come del resto suggerisce il mercato – per beneficiare dei minori tassi oggi reperibili rispetto al 2012 (attualmente CDP offre ai Comuni mutui di analoga durata a tassi inferiori al 3%) si decidesse di optare per non portare a termine la restituzione secondo il piano di ammortamento fino al 2045, ma di estinguere il prestito anticipatamente, la clausola che regola l’estinzione anticipata – spiega il prof. Daniele Maffeis, che assiste il Comune e la sua controllata –  fa sì che Brescia Infrastrutture dovrebbe pagare i flussi di un derivato implicito nel contratto di prestito, calcolati in dipendenza dell’andamento di un parametro finanziario rappresentato dal tasso deposito swap.

In pratica, Cassa Depositi e Prestiti, con questo derivato, si assicura di ricevere da Brescia Infrastrutture il corrispettivo che avrebbe maturato se il prestito fosse andato a scadenza, nonostante l’estinzione anticipata consenta alla Cassa di impiegare subito il capitale facendolo fruttare sul mercato.

“Questa clausola fa letteralmente schizzare alle stelle il costo dell’estinzione anticipata che, se calcolata ai fini dell’usura civile, rende tutto il contratto nullo e lo trasforma da oneroso a gratuito. Ed è una clausola standard per Cassa Depositi e Prestiti, diffusa quindi nella modulistica, che riproduce regolamenti risalenti nel tempo, quando Cassa Depositi e Prestiti aveva un’anima pubblicistica, ora superati dalla legislazione finanziaria e bancaria con cui anche Cassa Depositi e Prestiti deve misurarsi”.

“Il Comune di Brescia – spiega l’Assessore alla Mobilità e agli Affari legali, avv. Federico Manzoni –, dopo aver negli anni scorsi invano tentato a più riprese ogni utile confronto con Cassa Depositi e Prestiti, ha deciso di contestare in via giudiziaria il contratto di mutuo e le sue clausole capestro e chiederà ai parlamentari bresciani una pressione bipartisan sul Governo, affinché sia consentita la rinegoziazione dei mutui contratti con CDP non solo dagli Enti Locali ma anche, come in questo caso, dalle società interamente partecipate dagli Enti Locali”.

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