Economia, i dati preoccupano, ma non sorprendono | di Marco Bonometti

Fortunatamente le imprese lombarde possono contare su un sistema pubblico-privato che le sostiene e lavora in sinergia. Tutto ciò però non basta

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Marco Bonometti, foto Confindustria
Marco Bonometti, foto Confindustria

di * – I dati relativi al 2° trimestre presentati oggi preoccupano ma non sorprendono: è ormai da un anno che gli industriali lanciano allarmi, spesso inascoltati, sul rallentamento della produzione e sul clima di sfiducia che avvolge l’impresa lombarda e italiana. Come emerso nel corso della presentazione dell’analisi trimestrale in Unioncamere Lombardia, è innegabile che il rallentamento sia in gran parte dovuto alla forte dipendenza del modello lombardo dall’export – certificato dal calo al 38,7% della quota di fatturato estero sul totale. La dipendenza dalla volatilità internazionale, l’incertezza generata dalla guerra dei dazi che al momento sta penalizzando l’Europa (in particolare la Germania con cui il nostro manifatturiero è strettamente interdipendente) e il rallentamento del settore automotive avrebbero dovuto spingerci già da tempo a attuare politiche espansive per stimolare la domanda interna ed aumentare la competitività delle nostre industrie, anziché mettere una tassa sulle auto prodotte in Italia. Va promosso un grande piano per li rilancio competitivo dell’automotive. Inoltre sono necessari: taglio del cuneo fiscale, investimenti in infrastrutture, eliminazione delle zavorre burocratiche che frenano la competitività.

Invece, mentre il manifatturiero va sempre peggio – come dichiarato anche dal Presidente della BCE Draghi – e con il rischio di una recessione del settore sempre più concreta, a livello nazionale scontiamo le carenze di una politica economica inefficace non in grado di dare risposte alle e di stabilire fiducia. Si è preferito rimandare le misure di sostegno allo sviluppo perdendo tempo prezioso e si sono introdotti provvedimenti di tipo assistenziale che creano debito, mentre mancano le misure per il rilancio della crescita. Tali scelte hanno avuto forti ripercussioni sugli investimenti e sulla fiducia: si sta fermando il motore della nostra economia, il settore industriale, e a Roma stanno a guardare. Gli imprenditori sono preoccupati perché non vedono nell’azione del Governo un progetto per la competitività. Sta prevalendo la logica del non fare che blocca il Paese e che costa moltissimo: basta guardare i casi delle infrastrutture e della normativa sull’end of waste. Due esempi emblematici sui quali si sta perdendo tempo, mentre le imprese vogliono un’azione decisa e concreta.

Fortunatamente le imprese lombarde possono contare su un sistema pubblico-privato che le sostiene e lavora in sinergia. Tutto ciò però non basta: per le regioni virtuose come la Lombardia ci vuole l’Autonomia, per attuare il processo di semplificazione ed aumentare la competitività dei territori. Gli imprenditori lombardi vogliono che questo processo vada avanti, per arrivare ad un risultato realmente positivo,  senza compromessi al ribasso.

* Presidente Confindustria Lombardia

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