Vini estivi e temperature di servizio | BARBERA & CHAMPAGNE/8

L’eccessivo caldo non deve spingere a raffreddare troppo la bottiglia, pena l’anestetizzazione del vino, pregiudicando la possibilità di apprezzarne appieno qualità e caratteristiche

0
Vino, foto generica da Pixabay
Stefano Bergomi
Stefano Bergomi

di Stefano Bergomi* ([email protected]) – Anche se il Presidente degli U.S.A. lo nega, il cambiamento climatico è ormai evidente agli occhi di tutti.

E’ un fattore tenuto in considerazione dai vignaioli ad ogni latitudine del globo, in grado di incidere nelle scelte dei vitigni da piantare, dei cru da valorizzare e, ancora, nelle pratiche agronomiche di potatura, diradamento fogliare, irrigazione di soccorso.

Forti cambiamenti si registrano anche dal lato del consumatore: gli anticicloni africani, solitamente individuati con curiosi nomi esotici o mitologici, colpiscono con frequenza sempre maggiore la nostra penisola, portando le temperature a picchi di difficile sopportazione. Seppur sia vero che tra i driver principali nella scelta del ai primissimi posti troviamo l’abbinamento con il cibo, le alte temperature restringono certamente il campo della selezione dell’uno e dell’altro.

Un brasato con polenta innaffiato con un grande amarone per me rimane un must, ma con  42° gradi all’ombra mi accontento di un’insalata di riso e di un bianco fresco e sapido!

Ciò detto, per essere considerato “consigliabile” e da degustare durante il periodo estivo un vino dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche:

  1. Gradazione alcolica non eccessiva: Alcol significa attività metabolica del fegato, afflusso di sangue, dispendio di energie. Visto che in estate lo sport preferito dai più è l’appisolarsi sotto l’ombrellone, meglio quindi non esagerare. Nonostante questo, devo dire che ho notato una tendenza generale del mercato a privilegiare vini dal contenuto alcolico sempre più importante, in tutte le stagioni.
  2. Acidità e freschezza: anche se il paradigma dell’eccellenza richiederebbe l’armonia e l’equilibrio tra le diverse componenti del vino, in estate un leggero sbilanciamento nella direzione delle durezze è consentita. La calura infatti consiglia la ricerca di un sorso dissetante.
  3. Struttura esile ed evoluzione contenuta: il sorso deve essere pieno ed immediato, senza tanti fronzoli, meglio quindi scegliere un vino dalla facile beva, che scorra piacevolmente in bocca. Queste caratteristiche sono rintracciabili in vini giovani, solitamente d’annata, con estratto non eccessivo e dalla trama delicata.
  4. Naso accattivante e vena minerale: l’estate è la stagione dell’intensità dei profumi, in questa festa perché non aggiungere anche un vino con fragranze floreali e fruttate in bella evidenza, la cui suadente aromaticità possa sposarsi in connubio ad un accenno di sapidità, guadagnando slancio e persistenza?

Attenzione alle temperatura di servizio.

L’eccessivo caldo non deve spingere a raffreddare troppo la bottiglia, pena l’anestetizzazione del vino, pregiudicando la possibilità di apprezzarne appieno qualità e caratteristiche.

In particolare, sconsigliatissime le pratiche di mettere il vino in freezer, ghiacciare il bicchiere o, peggio ancora, inserire cubetti di ghiaccio nello stesso.

Di seguito una breve tabella riassuntiva, con un’indicazione di massima delle temperatura alle quali servire il vino per apprezzarne al meglio le caratteristiche organolettiche.

TIPOLOGIE DI VINO TEMPERATURA DI SERVIZIO
Spumanti secchi 4-6°C
Spumanti dolci e Vini frizzanti 6-8°C
Vini Bianchi e Vini Rosati giovani 8-10°C
Vini Bianchi strutturati ed evoluti, Vini Passiti e Liquorosi Bianchi 10-12°C
Vini Rosati strutturati, Vini Rossi delicati e poco tannici 12-14°C
Vini Rossi di media struttura e tannicità, Vini Passiti e Liquorosi Rossi 14-16°C
Vini Rossi evoluti, di grande struttura e tannicità 16-18°C

 

E per finire, qualche consiglio di degustazione per assaggi estivi:

  • Chiaretto “Rosamara” 2018, cantina Costaripa

Tra le possibili scelte per l’estate un rosato non può certo mancare. Rimanendo nel bresciano, abbiamo il chiaretto che si sta sempre più imponendo come eccellenza del territorio, offrendo, anno dopo anno, un evidente miglioramento qualitativo che ne giustifica il successo commerciale.

Ai vertici espressivi della denominazione troviamo la sapiente mano del “Maestro” di cantina Mattia Vezzola, da sempre impegnato oltre che nella produzione delle bollicine da metodo classico anche nella riscoperta e nella valorizzazione del vitigno autoctono del Lago di Garda, il groppello.

Rosamara può essere considerato la summa del pensiero filosofico del famoso enologo.

Il carattere distintivo è dato dall’estremo equilibrio, sia al naso che in bocca.

La base groppello è arricchita con altre varietà a bacca rossa storiche per la zona della Valtenesi, quali Marzemino, Barbera, Sangiovese.

Lo spettro olfattivo spazia tra delicati sentori fruttati, tra cui piccoli frutti rossi e floreali, amarena e melograno, con un accenno quasi di rose.

Spicca per un gusto pienamente armonico, con una nobile tessitura; lo potremmo paragonare al lavoro artigianale di ricamo effettuato da sapienti mani, allenate dall’esercizio continuo, come ormai non se ne trovano più. Anche sapido e con un finale leggermente ammandorlato.

Il legno di affinamento c’è ma non si sente, una parte del vino infatti è valorizzata in piccole botti di rovere di più passaggi. A parer mio è proprio questo elemento che caratterizza in modo esclusivo il Rosamara rispetto ad altri chiaretti della zona. Il legno non è stato utilizzato per colpire o sorprendere il degustatore, ma probabilmente più come elemento per giungere ad una controllata ossigenazione del vino. Quasi fosse il viso di una persona, dove qualche ruga contribuisce alla magneticità dello sguardo.

  • Pecorino “Giocheremo con i fiori” 2017, cantina Torre dei Beati

Per un sorso estivo fuori dalla provincia di Brescia segnalo questa bottiglia, che arriva dall’Abruzzo, dalla  lontana provincia di Pescara.

La cantina è a conduzione famigliare ed è nata dalla volontà di 2 coniugi che hanno nel tempo abbandonato le loro vite professionali precedenti per il inseguire il sogno di “fare vino”, finora con un certo successo.

Curiosa la scelta di nome ed etichetta, ma come sempre la sostanza è ciò che c’è dentro alla bottiglia.

E questo è un pecorino in purezza rigoroso, frutto della tradizione.

Vinificazione e maturazione in solo acciaio per un grado alcolico presente ma che non si fa sentire troppo, nascosto e bilanciato da buona acidità e scheletro minerale. Il terroir ancora una volta dona l’imprimatur decisivo per caratterizzare in modo esclusivo il vino che se ne produce. Determinanti nella “costruzione” della sapidità sono infatti i terreni collinari dove sono poste a dimora le viti, argilloso-calcarei, ai piedi del Gran Sasso. Influssi positivi sono dati anche dalla vicinanza al fiume Tavo e dall’escursione termica giornaliera, ad imprimere un corredo aromatico ampio e piacevole.

Al naso qualche fiore bianco,  ma anche miele e un richiamo di erbe officinali.

In bocca è morbido, la nota minerale si impone nel finale persistente. L’anno in più in bottiglia ne migliora la qualità, portando a pieno compimento il processo di armonia tra gli elementi che lo compongono.

* sommelier per passione

LEGGI TUTTE LE PUNTATE DELLA RUBRICA A QUESTO LINK

Comments

comments

Lascia una risposta (la prima volta la redazione deve accettarla)

Per favore lascia il tuo commento
Per favore inserisci qui il tuo nome