Lunedì 05 Luglio 2010, ore 08.20 | Commenta
Parco delle cave, valori di inquinanti in atmosfera fuori norma, indagini dell\'ASL che testimoniano un aumento dei tumori nella zona di San Polo. Cosa serve ancora per rendersi conto che il presunto sviluppo di molte zone di Brescia e Provincia ha portato solo arricchimento di pochi e gravi danni alla salute di molti altri? Servono bollettini ancora più funesti? Un plauso ai cittadini che organizzati nelle più diverse forme si stanno facendo sentire. Che si vergogni chi descrive queste forme di protesta come una strenua difesa solo del valore economico delle proprie case. Chi lo ha affermato dovrebbe andare a nascondersi. A chi pro tempore regge le istituzioni e che fa finta di nulla dico solo che dovrebbe da questi cittadini imparare a informarsi, visto che a differenza loro ha anche una responsabilità pubblica.
Giovedì 29 Aprile 2010, ore 12.03 | Commenta
Venerdì 23 aprile scorso a Montirone presso la sede delle suore del paese, gentili ospitanti, si è radunata molta gente del paese. Almeno un centinaio di persone. Sono uscite di casa in una sera piovosa per ascoltare cosa sta succedendo nel proprio comune, per sentire come sia possibile che un privato compri un\\\'azienda agricola di 250 piò e ci voglia fare una cava di ghiaia delle più grandi d\\\'Europa nel paese già oggi più scavato della Provincia. Onore a chi tiene al proprio paese da volersi innanzitutto informare. A loro l\\\'onere di far sapere ai propri concittadini un pò più distratti e svogliati che la terra sta scivolando anche sotto i loro piedi. Emblematico il titolo dato alla serata organizzata da Legambiente Bassa Bresciana e dal gruppo Montirone Ambiente: "Basta caàga el sanch a la tera" (basta cavare il sangue alla terra). Vedremo gli sviluppi.
Sabato 30 Gennaio 2010, ore 20.48 | Commenta
Vorrei esprimere alcune riflessioni alla luce dei risultati di una recente indagine sullo spaventoso consumo del territorio avvenuto nell’ultimo decennio in provincia di Brescia. Il 14 Gennaio scorso il TAR di Brescia ha annullato l’autorizzazione all’escavazione per la Bonfadina, enorme cava di ghiaia e sabbia posta sul confine tra il nostro comune, Rovato, e, Cazzago S.M., in riferimento ai ricorsi di quest’ultimo. La sentenza fa il paio con quella, identica, dello scorso dicembre relativa ai nostri ricorsi rovatesi. Il TAR ha sancito come la Regione non potesse quadruplicare la Bonfadina passando dalla proposta provinciale di 400.000 mc a 1.600.000 mc senza interpellare i Comuni. Nel merito riteniamo gravissimo che si sia consentito alla ditta di iniziare l’escavazione a Agosto con un’autorizzazione ora annullata, sapendo benissimo che il TAR si sarebbe comunque espresso nell’arco di qualche mese in un senso o nell’altro. E ora chi ripristinerà il danno arrecato al nostro territorio dopo quattro mesi di frenetica attività, con file di bilici in ingresso/uscita dal bacino viste da tutti i cittadini? Non è questo l’unico tema. Stiamo assistendo negli ultimi mesi a altre numerose sentenze del TAR di Brescia che stanno modificando sensibilmente l’abnorme Piano Cave Provinciale bresciano approvato nel 2005 dalla Regione. Oltre alle due sentenze sopracitate il TAR ha annullato anche l’allargamento al di là di una strada comunale della cava Macogna (ATE14) sempre a Cazzago S.M. e alle porte della frazione rovatese di Duomo: escavazione che avrebbe nei fatti costituito l’apertura di un nuovo bacino. A Ottobre è stato annullato lo spostamento operato dalla Regione di 200.000 metri cubi da una cava a Capo di Ponte (ATE1) consentendo l’apertura di un nuovo bacino, l’ATE57, in Comune di Losine. Troppo sfacciata, per il TAR, la violazione della legge regionale che impone di allargare bacini esistenti prima di aprirne di nuovi. A fine Dicembre, inoltre, il TAR ha ribadito che non è possibile cavare nelle vicinanze dell’aeroporto di Montichiari rigettando la richiesta di un cavatore che chiedeva un risarcimento di 630.000 € ogni 45 giorni di mancata attività, 14.000 euro al giorno! Ci piacerebbe sapere quanto dovrebbero allora chiedere i Comuni per i danni ambientali subiti da attività estrattive pluridecennali e se assisteremo a ricorsi della Regione contro queste sentenze del TAR favorevoli ai Comuni. Ponendoci nel solco di una condivisibile tutela della Franciacorta ipotizzata dalla Provincia, tanto da suscitare le ire funeste della Regione che l’ha commissariata rispetto al Piano Provinciale Rifiuti, ci chiediamo se non sia arrivato il momento di prevedere una revisione del Piano Cave Provinciale, essendo giunti a metà della sua decennale durata. Sul caso della cava Bonfadina, per esempio, ci chiediamo se non sia opportuno preservare l’ultimo terreno rovatese a denominazione DOCG, chiudendo definitivamente questa vicenda che non giova a nessuno: i Comuni rigettano l’idea di aprire un enorme buco di 34 ettari confinante con dei vitigni e appetibile anche per future discariche, la ditta chiede di operare con sicurezza per il proprio futuro. Ad esempio, una revisione del piano potrebbe consentire abbastanza agevolmente una cancellazione definitiva del bacino della Bonfadina con redistribuzione dei suoi volumi su bacini già aperti: l’impatto sarebbe di gran lunga inferiore, in linea con gli indirizzi dati dal TAR e con quanto previsto anche nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. A livello più generale è assodato che i metri cubi di ghiaia assegnati nel 2005 sono eccessivi rispetto a un’edilizia bresciana molto rallentata e a milioni di metri cubi di inerti bresciani estratti per esigenze non bresciane. Il federalismo non vale per le cave? Tanto più ora che stanno avanzando concrete proposte di recupero di inerti al fine di ridurne l’estrazione. Un ultimo passaggio sulla Regione Lombardia. Dal 2004 una cinquantina di Comuni, con Cazzago S.M. e Rovato capifila, hanno portato all’attenzione del presidente Formigoni una proposta di modifica della legge regionale cave (14/1998) che consenta ai Comuni di contare qualcosa nella pianificazione dei bacini estrattivi. Oggi, infatti, un cavatore proprietario di un’area agricola può vedersela convertita in escavabile da un voto regionale, aumentandone il valore economico di decine e decine di volte, anche se il Comune è contrario. La Regione (con in testa numerosi assessori e consiglieri regionali bresciani, alcuni ricandidatisi alle prossime elezioni regionali) aveva promesso da tempo il superamento dell’attuale legge. E’ passata un’intera legislatura ma non abbiamo visto la modifica di una virgola. Anzi! Abbiamo assistito allibiti a numerosi ricorsi della Regione Lombardia al TAR o al Consiglio di Stato contro i Comuni. Perché invece la Regione non si è costituita in giudizio con la medesima tempestività contro i ricorsi di numerosi cavatori? Ma come, si ricorre contro i Comuni e non contro i privati? Con queste premesse ci chiediamo se dovremo assistere anche a Rovato all’ennesimo avvilente ricorso della Regione Lombardia al Consiglio di Stato anche sulla cava Bonfadina. Non vogliamo però fare di tutta l’erba un fascio. Piuttosto speriamo che i segnali di discontinuità avanzati ultimamente dalla Provincia di Brescia rispetto a questa logica regionale si concretizzino davvero. Un buon inizio sarebbe ripristinare la Consulta provinciale per le attività estrattive che per 5 anni la giunta provinciale Cavalli non ha rinnovato: un organismo che con il contributo di esperti del settore, ordini professionali, Comuni, imprese di escavazione, agricoltori ecc potrebbe davvero aumentare la consapevolezza della necessità di revisionare il Piano Cave Provinciale di Brescia. Sarebbe una prima indicazione che le istituzioni sono tornate a fare pianificazione urbanistica e non hanno demandato, inconcepibilmente, questo compito ai cavatori.
Mercoledì 09 Dicembre 2009, ore 14.30 | Commenta
Il TAR di Brescia, con provvedimento n. 200902389 del 01/12/09, si è pronunciato sul ricorso presentato dal comune di Rovato per la cava Mercurio-Bonfadina situata tra il comune di Cazzago S.M. e Rovato. In sostanza ha ravvisato un difetto di procedura nell\'iter autorizzativo da parte della Regione Lombardia, quest\'ultima infatti aveva quadruplicato il volume di escavazione rispetto la proposta formulata nel piano dalla Provincia di Brescia (da 400.000 m3 a 1.600.00 m3), decidendo senza risottoporre la proposta al Comune. Risulterebbe pertanto usurpato il diritto del Comune di Rovato di formalizzare eventuali osservazioni rispetto al progetto enormemente maggiorato licenziato dalla Regione. La sentenza del TAR prevede l\'annullamento degli atti impugnati con i ricorsi, rendendo conseguentemente nulla l\'autorizzazione rilasciata per l\'escavazione dell\'ATEg09. A questo indirizzo è disponible il testo integrale della sentenza. In soldoni la sentenza dice che la Regione ha quadruplicato l\'ambito estrattivo rispetto alla proposta provinciale un vero e proprio stupro ambientale.
Freno subito i cittadini dai facili entusiasmi. Regione, Provincia e privato potranno ricorrere al Consiglio di Stato e lì si vedrà come la pensano. Vi ricordo infatti che il Consiglio di Stato aveva già annullato la sospensiva imposta dal TAR di Brescia nel corso della primavera del 2008. Possiamo solo dire che le motivazioni addotte dai Comuni negli atti portati presso il TAR non erano campati in aria come qualcuno credeva che fossero.
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