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IL CARBONE DI SANTA LUCIA (12)
Lucia Marchesi
Autobus, l'eterna guerra tra studenti spavaldi e signore nervose

di Lucia Marchesi - Parliamo di autobus. L’arena dove avvengono i più sanguinosi scontri generazionali. Quanti di noi, quando erano studenti, hanno dovuto subire i soprusi e le angherie dei “grandi”? Magari, crescendo, ci siamo poi resi conto di essercele andate un po’ a cercare, anche se certi comportamenti restano ingiusti.

Ammettiamolo. Gli studenti sui mezzi pubblici danno fastidio. Ho visto, e ai miei tempi subìto, sfuriate isteriche da parte di signore leggermente nervose. Il motivo scatenante? Lo zaino. La cartella. Lo spunto per attaccare briga è sempre quello. «Togliti quella sacca, non vedi che non si passa?!» sbraita la prima. «Cosa fa quello zaino lì per terra? Non vedi che ci si inciampa?!» aggiunge quella che sale alla fermata successiva.

Quindi? Gentili signore, cosa ci devono fare questi poveri ragazzi con lo zaino? Se ve lo state chiedendo, dentro ci sono libri e quaderni. Se li devono mangiare? Non vi viene il dubbio che forse preferirebbero anche loro evitare di pigiarsi come sardine in autobus sovraffollati prima delle otto di mattina e restarsene a casa a dormire? Non vi sfiora il pensiero? E se fosse vostro figlio? Vi piacerebbe sapere che una sconosciuta si permette di sgarbare vostro figlio perché sta andando a scuola?

La conseguenza di questo fastidioso atteggiamento è che, col tempo, i ragazzini sono diventati meno rispettosi e più facilmente suscettibili, tanto che se anche la richiesta viene formulata con un gentile «Scusa, puoi spostare un momento lo zaino, così posso passare?», loro si mettono subito sulla difensiva e rispondono male. A priori.

Poi, ammettiamolo, c’è sempre il caso limite. L’altro giorno ero sul 13 e sono stata deliziata da un ragazzo di 16, 17 anni che continuava a bestemmiare perché l’autobus era affollato, scatenando l’ilarità dei suoi degni compari. AubotBusQuesti, che si credono dei geni e invece sono solo da compatire, non rappresentano però tutti i giovani bresciani.

Se una ragazzina è seduta con il quaderno sulle ginocchia, in evidente crisi preinterrogazione, perché la gentildonna di turno deve urlarle contro «Lasciami il posto!»? È vero che i ragazzi dovrebbero sempre lasciare il posto a chi è più vecchio di loro, ci mancherebbe altro, ma forse, nel caso specifico, si può pensare che la ragazzina non ci abbia fatto caso, perché concentrata su altro. Resta il fatto che si può anche formulare la richiesta con un «Scusa, mi lasceresti il posto?». In questo caso è più facile che la risposta sia «Certo, mi scusi, non l’avevo vista», piuttosto che «Che cavolo vuoi?!». Perché bisogna pretendere da loro l’educazione, quando si è i primi a essere dei maleducati con loro?

Anche perché, mi dispiace dirlo, ho sempre la vaga e spiacevole sensazione che le signore (dico signore perché non ho mai visto un uomo fare certe scenate) scelgano molto attentamente la vittima. È molto più facile che se la prendano con la ragazzina che sta ripassando, piuttosto che con le due che tengono occupati quattro posti perché devono appoggiare i piedi sul sedile di fronte. Perché nel secondo caso, l’invito ad andarsene a quel paese è pressoché assicurato, anche nell’improbabile caso di una garbata richiesta.

Sembra quasi che, per alcune signore, accaparrarsi il posto a sedere sull’autobus sia una questione di vita o di morte: ce ne sono alcune che per raggiungere l’ultimo sedile libero improvvisano azioni degne di una partita di rugby, correndo e sgomitando, spiaccicando contro i finestrini gli altri poveri passeggeri. Per poi magari scoprire che l’unico posto rimasto è in posizione contraria al senso di marcia. Immensa delusione. Incommensurabile dispiacere.

È fantastico osservare la gioia sui loro volti quando si libera il posto di fronte al loro: si alzano, fanno la giravolta e si risiedono contente. Favolose.

Mi fanno poi un’enorme tenerezza le persone un po’ anziane che attraversano tutto l’autobus senza mai mollare i sostegni. Tipo Tarzan. Le adoro. Camminano allungandosi all’inverosimile, e non mollano il paletto se non hanno prima agguantato il secondo.

Insomma, l’autobus è sempre un mondo a parte, per me ha ancora un certo fascino. Mi diverto a usarlo, si può sempre scoprire qualcosa di interessante, sia fastidioso che piacevole.



Fonte: Redazione dom 05 feb 2012, ore 12.01


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