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PALAGIUSTIZIA
tanko

Via al processo ai Serenissimi in città, ma c'è già la richiesta di trasferimento

Davanti al Palagiustizia, venerdì, erano un centinaio. Armati di bandiere e cartelli per protestare contro il processo in corso a carico di 48 Serenissimi veneti, arrestati due anni fa con l'accusa di aver organizzato nel 1997 la “storica” occupazione del campanile di San Marco. Un'azione condotta con l'aiuto simbolico dell'ormai celeberrimo Tanko: lo pseudo carroarmato fatto in casa che tanto caro - a livello di accuse - è costato agli indipendentisti.

Per l’accusa, infatti, i Serenissimi volevano sovvertire l’ordine democratico dello Stato con mezzi “dichiaratamente violenti”. Ministero dell’Interno e presidenza del Consiglio si sono costituti parte civile.

Tra i 48 ci sono indipendentisti da tutta Italia, a partire dai più noti: Lucio Chiavegato e l’ideologo Franco Rocchetta. Molti hanno chiesto di esprimersi in aula nei propri idiomi locali. Ad esempio l'avvocato di Salvatore Meloni ha chiesto che il proprio assistito rilasci eventuali dichiarazioni in dialetto sardo e che le sue parole vengano tradotte da un interprete. Istanze su cui il giudice si è riservato di decidere nella prossima seduta.

Ma il giudice, nella prossima udienza (fissata per il 3 marzo), dovrà decidere anche sulla competenza territoriale: se mantenere il processo a Brescia, dove avvenne la prima riunione per organizzare la spedizione di San Marco, o se invece spostare il processo a Padova dove venne realizzato il Tanko o a Rovigo.



Fonte: Comunicato stampa dom 02 ott 2016, ore 13.05
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COMMENTI

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considerazione
(UTENTE NON REGISTRATO)
Il nostro paese è stato costruito sulle menzogne e sullo sputo e i risultati, in 150 anni, li vediamo. Continuare ad accanirsi per queste cose non fa altro che alimentare il malcontento e la convinzione che il comitato d'affari che ha voluto l'unità (solo per business e per rovinare il nord ed il sud) trionfa sempre contro l'autodeterminazione dei popoli.
lun 03 ott 2016, ore 09.08
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terroristi!
(UTENTE NON REGISTRATO)
terroristi, violenza, sovvertimento dell'ordine democratico, 1997, tanko... La repubblica delle banane, senza le banane.
lun 03 ott 2016, ore 08.51
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tanko
(UTENTE NON REGISTRATO)
Veramente possono essere tutto tranne che stupidi: quelli bresciani magari li avete anche visti in giro, oppure li conoscete, per quanto ricordi tutti questi lavorano, hanno e gestiscono una famiglia, ecc. Terroristi non sembra.....ma vista la velocità dei magistrati magari lo sapremo tra 10/20 anni.....non esiste il reato di incauto/inutile avvio di processo? Qualcuno dovrebbe essere chiamato a rispondere dei propri errori (voluti in alcuni casi?). Almeno in USA anche l'accusa ogni 4 anni si deve sottoporre al vaglio degli elettori.
dom 02 ott 2016, ore 19.26
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stupidità
(UTENTE NON REGISTRATO)
Non sappiamo ancora se siamo di fronte a stupidi, a terroristi o a terroristi stupidi. Il danno maggiore lo fanno gli stupidi, perché non sanno cosa dicono ne cosa stanno facendo. Io renderei un reato la stupidità.
dom 02 ott 2016, ore 18.21
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Tutta colpa di
(UTENTE NON REGISTRATO)
Se certa gente è in giro e lo Stato deve spendere soldi in processi ridicoli è perché i manicomi sono stati chiusi; un lungo e confortevole soggiorno in ospedale psichiatrico, qualche trattamento farmacologico e questi poveretti avrebbero avuto una speranza di reinserimento nella società, invece sono in giro, sempre in pieno delirio. Vergogna!
dom 02 ott 2016, ore 16.26
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tanko
(UTENTE NON REGISTRATO)
Tra l'altro due anni fa le uniche armi sequestrate erano quelle in possesso agli arrestati, già da loro regolarmente denunciate presso gli organi competenti (stazioni carabinieri e questure)...sarebbe bastato consultare gli elenchi già a conoscenza delle forze dell'ordine stesse.
dom 02 ott 2016, ore 16.05
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tanko
(UTENTE NON REGISTRATO)
Stramba idea di giustizia: spendere un sacco di soldi pubblici per un processo improbabile (gli stessi consulenti del tribunale non considerano il tanko un'arma). Farà la fine del processo alla Guardia Padana...Ci sono voluti due decenni, centinaia di intercettazioni e milioni di euro per mettere la parola fine a una vicenda che aveva visto sul banco degli imputati ben 36 camicie verdi tra cui l'ex sindaco di Merate Andrea Robbiani e il montevecchino Alberto Bosisio. L'indagine, che aveva preso in esame l'operato delle cosiddette «camicie verdi» e che aveva coinvolto anche i vertici del Carroccio, tra i quali il leader Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli - poi usciti definitivamente dall'inchiesta - faceva riferimento al periodo tra il 1996 e il 1997. L'inchiesta era stata avviata dall'allora procuratore Guido Papalia. Secondo l'accusa - che nel corso delle udienze ha prodotto una lunga serie di intercettazioni telefoniche - la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l'obiettivo anche di organizzare attraverso un'organizzazione armata la resistenza e pianificare l'eventuale secessione e, dunque, agli imputati era constato di "aver promosso, costituito, organizzato o diretto un'associazione di carattere militare". Dopo passaggi di competenze tra tribunali, pareri richiesti alle Camere, alla Corte Costituzionale e all'Europarlamento si era infine arrivati a Bergamo dove nel novembre 2015 c'era stata la sentenza del giudice con il non luogo a doversi procedere. A questa decisione si era appellato il pubblico ministero ma la Cassazione ha rigettato la sua richiesta. Si attende ora di leggere le motivazioni della Suprema Corte ma chiaramente la soddisfazione è tanta, unita ad altrettanta amarezza per gli anni vissuti e i soldi, anche dei contribuenti, spesi. "Ci sono voluti due decenni affinchè in questo Paese gli innocenti fossero riconosciuti come tali" ha risposto Andrea Robbiani, allora giovanissima camicia verde sul prato di Pontida "Nonostante la sentenza del giudice, il pubblico ministero aveva deciso di appellarsi e la vicenda si era protratta nuovamente. Adesso è arrivata la parola fine. Questo processo è costato milioni di euro alla collettività e si è concluso in un "nulla". È stato un processo farsa dove si sono volute perseguire le ideologie e le linee di pensiero di un movimento. È una vergogna che in Paese democratico e sviluppato possano ancora accadere queste cose. Eppure è successo: siamo in uno Stato che persegue le idee e non invece coloro che commettono i reati. Non posso che essere felice per come la vicenda sia terminata e devo ringraziare il movimento che ci ha sostenuto in tutto dall'inizio alla fine. Resta davvero l'amarezza per questi anni trascorsi dove uno Stato di diritto come il nostro non ha tutelato gli onesti ma li ha perseguitati per le loro idee".
dom 02 ott 2016, ore 16.01
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