Brescia all’avanguardia

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    Pigrizia, indolenza e timidezza sono solo alcune delle caratteristiche di bambini, spesso dotati di un quoziente intelletivo superiore alla media, ma affetti da dislessia. "E’ intelligente, ma non si applica" diventa il refrain di genitori o insegnanti che non si accorgono della difficoltà del figlio o dell’alunno nella lettura o nel calcolo. La dislessia colpisce in vario modo chi ne soffre e impedisce meccanismi automatici come leggere o  applicare le tabelline. Sia ben inteso, i dislessici sono persone normodotate, ossia non menomati, anche se devono faticare il quadruplo per ottenere lo stesso risultato dei normodotati.

    Il numero di bimbi affetti da questo disturbo risulta in crescita e, da una recente indagine condotta dalla Regione Lombardia tra gli studenti dei diversi gradi di scuola su un campione di circa un milione di alunni, emerge una percentuale pari a 1,6 di ragazzi dislessici. In provincia di Brescia la stessa ricerca ha coinvolto 83 mila studenti e ne sono risultati segnalati l’1,2 per cento.

    Ma se un tempo ogni istituto sopperiva a questo problema come poteva, oggi, esiste una procedura concordata tra Ufficio scolastico provinciale, Asl e Ospedali civili che trasforma la scuola bresciana in una sorta di "apripista" per la diagnosi precoce di questa malattia. Con il protocollo d’intesa firmato nel dicembre 2007 tra l’ex Provveditorato, l’Asl di Brescia e della Valle Camonica e l’Azienda ospedaliera di Brescia, Chiari e Desenzano, oggi, gli insegnanti dispongono di uno strumento standard che integra le competenze delle tre realtà coinvolte dal progetto. Dal primo di gennatio 2008, data dell’entrata in vigore del protocollo, quando un insegnante sospetta un bimbo dislessico, lo invia all’Asl chiamata a prediporre una diagnosi che verrà consegnata alla scuola richiedente ed ai genitori del bimbo. Prima si scopre la dislessia e meglio è. Questo disturbo può essere compensato permettendo al bambino di crescere serenamente e completare la propria formazione. E’ compito della scuola, quindi, mettere in campo tutte le strategie didattiche ad hoc per accompagnare lo studente dislessico. Il computer, la logopedia o libri incisi su nastro, esattamente come per i non vedenti, semplificano l’apprendimento per bimbi intelligenti affetti dallo stesso disturbo che ha colpito Leonardo da Vinci o Albert Einstein.

    In tale ambito, quindi, la scuola bresciana ha mosso i primi passi di un percorso che anche altre città intendono intraprendere. E’ previsto a Roma alla fine del mese l’ XI Congresso nazionale dell’Associazione italiana dislessia dove il protocollo bresciano diventa uno dei protagonosti delle giornate di studio dedicate, appunto, alla dislessia. L’approccio elaborato dalle Istituzioni bresciane si appresta a diventare il modello"base" per affrontare la sfida di una scuola all’avanguardia e attenta alle trasformazioni in atto tra gli studenti: Una scuola capace di prendere in carico, fin dall’insorgere, anche i problemi dei suoi alunni.

    Federica Papetti

     

     

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